Zùppe-carèlle
‘ U zuppe-Carèlle n.p. = lo Zoppo Carelli.
Forse deriva dal cognome Carelli e/o Carella diffuso nel sud Italia.
Ritenevo che gli attuali Zuppe-Carèlle fossero i fratelli Scuro dei traslochi.
Il lettore Michele (leggi i commenti) in data 7 luglio 2008) mi ha dato elementi molto più precisi e devo convenire che il soprannome va attribuito legittimamente alla famiglia Centonza.
Esiste anche la versione “U pupazz zuppe-carèlle”, ma non ricordo in che contesto.
Nell’immediato dopo guerra, nella loro rimessa di Via Maddalena, i Zuppe-Carèlle avevano allestito una specie di sala proiezione di film muti.
I vostri nonni se lo ricordano certamente. Il manovratore, certamente uno della famiglia, ci preannunciava, man mano che le scene si svolgevano, l’arrivo di Charlot o di Ridolini.
Uì, uì, mo’ sté arrevànne Sciarlò!
Che fossero questi personaggi i “pupazzi” di Zuppe-Carèlle?
In contrapposizione ai pupazzi veri del mitico “Teatrino delle Marionette”, baraccone eretto fino all’inizio degli agli anni ‘50 nel luogo attualmente occupato dalla Banca Montepaschi.
U zupp Carelle (Carella non Carelli) era uno solo ed era il titolare di una impresa di trasporti tipo Corriere espresso, dando lavoro ai suoi numerosi figli di primo e secondo letto, nonché ai figli precedenti della seconda moglie.
Aveva un camion e numerosi carretti a cavallo.
All’epoca, per andare al Santuario di San Matteo,utilizzando il carretto, si partiva la sera tardi per arrivare al mattino successivo.
Una sera arrivò in ritardo un camion forestiero a scaricare. Non c’erano più i lavoranti ed i facchini e allora l’intraprendente imprenditore chiamò a raccolta tutti i ragazzi del vicinato e si fece aiutare a scaricare, promettendo per premio a tutti i ragazzi: Stasére partime e ve porte tutt’i quanne a San Matteo. Ième uagnjì!
Dopo l’impiego precario, i ragazzi corsero tutti alle loro case per annunciare la prossima partenza per il Santuario e armarsi di abiti e cibarie per il lungo viaggio.
All’ora dell’appuntamento si presentarono molti ragazzi che montarono sul carretto e partirono.
Giunti au pertuse ‘u moneche il carretto girò a sinistra e si fermò vicino alla chiesetta di San Matteo, angolo Corso Roma.
‘U pupazz du Zupp Carelle era il pupazzo appeso alla porta del “balletto” allestito nella rimessa nel periodo del Carnevale. Il pupazzo si usava mettere anche agli angoli delle case, seduto su una sedia sfondata e sotto quella fioca luce sul braccio sporgente giusto all’angolo.
Proiettando il film muto, c’era uno strumentista che suonava in diretta come colonna sonora.
‘U zupp Carella usava la sua voce come colonna sonora e quando Charlot correva, lui gridava:
Nen ce iènne da là. Firmete! Turne ‘ndréte!
Frékete! Ie t’aveve ditte firmete!
Volevo inanzitutto precisare che gli eredi di Zuppe carelle non sono quelli dei traslochi Scuro, bensì i Centonza che ancora oggi vivono in via Maddalena e vi spiego il perchè.
Centonza Matteo (zuppe-carelle) in seconde nozze sposa Guerra Maria Luigia (vedova Scuro), la quale porta nella nuova famiglia i figli Felice e Raffaele mentre Centonza Matteo vedovo ha già una figlia (Centonza Maria Michela).
Il primo figlio della vedova (Felice Scuro) sposa la figlia di Centonza Matteo (Maria Michela sorellastra acquisita). Per cui gli eredi legittimi dei Zuppe carelle sono i figli nati nel secondo matrimonio e i nipoti di Centonza Maria Michela e Scuro Felice.
Preciso che i figli sono Michele e Matteo Scuro, per cui non essendoci nessun legame di sangue tre il genitore de Scuro traslochi, se non quello acquisito in famiglia dal secondo matrimonio.
Quindi gli eredi di Zuppe-Carèlle(Matteo Centonza quello del cinematografo) sono i Centonza e Michele e Matteo Scuro.
Spero di essere stato chiaro anche se la storia è intricata.
Mamma mia che fatica per seguire tutto l’albero genealogico di Centonza & family!
Meno male che qualcuno ha dati certi e memoria a prova di bomba!
Ecco una ragione per cui in passato si preferiva ricorrere al soprannome: ‘U zuppe-Carèlle e siamo tutti sulla stessa strada per capirci di chi stiamo parlando.
Grazie Michele. I tuoi chiarimenti resterano qui in memoria finché esisterà internet.
Ti abbraccio.
Tonino