Vònghele
Vònghele s.m. e s.f. = Baccello, vongola

1) Vònghele s.m. = Baccello di fava. In primavera le fave contenute in questo baccello si mangiano fresche assieme al pane e al formaggio pecorino. Una delizia mediterranea.
Il singolare ‘nu vònghele suona con la ‘ò’ larga, mentre al plurale va pronunciata con la ‘ó’ stretta (‘i vónghele, o anche ‘i féfe de vónghele le fave in baccello).
2) Vònghele s.f. = vongola

Si tratta della famosa vongola verace (Tapes decussatus), apprezzatissima per il sapore e per il profumo intenso che dà all’intingolo usato per condire i famosi spaghetti alle vongole.
In questo caso vònghele viene pronunciato, al singolare e al plurale, alla stessa maniera, con la ò larga.
Quelle che compriamo sulle bancarelle, di allevamento, provengono quasi esclusivamente Chioggia e dalla laguna veneta: le nostrane sono scomparse forse perché nessuno le va più a raccogliere per la scarsa redditività.
Le vongole comuni (Chamelea gallina), sprovviste di sifoni specifici delle vongole veraci, sono dette in manfredoniano ‘i lupüne = i lupini.
In Romagna le chiamano poveràss = poveracce, forse perché sfigurano davanti alle loro consimili veraci, più dotate e più tenere.
Ho sentito dire da una persona anziana che anticamente le vongole erano chiamate ” ‘i còzzele bònghele” = le cozze vongole (per la solita mutazione della ‘b’ in ‘v’ e viceversa di derivazione spagnola, come il classico esempio di vàrve per barba). Aspetto conferma dai lettori.
[...] che l’origine dell’epiteto derivi da ‘fava’ il cui baccello, ‘ u vònghele, a volte lunghissimo, contiere poche fave. Perciò fafalöne, riferito a persone, indica un [...]