Varlére
Varlére s.m. e soprann.= Bottaio, barilaio.
Quando si pronuncia assieme al suo articolo, per un fenomeno fonetico dei dialetti meridionali, la V iniziale del termine diventa U: ‘u uarlére.
In realta tutta la famiglia dei Varlére del 1900 (Zerulo), erano impegnati in edilizia e non a fabbricare barili.
I Varlére erano bottai.
C’era uno dei Varlére che era alto poco più di un metro e dalla faccia glabra (senza barba) che sembrava un bambino, ma era sfottente e allegro.
Abitavano di fianco al Cinema Pesante ed era famosa la sua frase: Agghie misse u pöte söpe a ‘na scorze de melöne e me ne so’ jüte lunghe, lunghe, lunghe, lunghe ‘nterre!.
Da bottai poi sono diventati costruttori edili.
Indubbiamente “Mast’Andònje ‘u vàsce” era intelligente se faceva questa feroce auto ironia sulla sua scarsa statura.
Immaginate un omino che scivola e se ne va LUNGO LUNGO per terra!
Ad una prima impressione sembra chiaramente una frase autoironica. Riflettendoci sopra, penso che fosse, in verità, un vero e proprio “presa per i fondelli” per tutti coloro che lo ascoltavano!
Confermo. Anche io lo ricordo come una persona allegra e vivace.
Aveva una battuta fulminante diretta a chiunque gli capitasse a tiro. Prima che qlcu lo punzecchiasse trovava il modo di iniziare il dialogo con uno sfottò.
Dici bene Lino: sfottente e allegro!
[...] Il fabbricante di botti e barili si chiamava varlére. [...]