Ùgghje

Ùgghje s.m. = Olio

Sostanza liquida insolubile in acqua, di origine vegetale, animale o minerale, con caratteristiche proprie per ogni tipologia.

Quello vegetale, dalla notte dei tempi, dalle nostre parti è stato sempre e solo quello ricavato dalla coltivazione dell’olivo. Si usava solo per uso alimentare e con parsimonia, altrimenti c’era il rischio che comparissero delle croste sul cranio (i scorze ‘nghépe). L’olio di semi per le fritture, dal costo infimo, è una contaminazione americana degli anni ‘60.

L’olio minerale, ricavato dalla distillazione del petrolio greggio, è usato come lubrificante nei motori a scoppio (a combustione interna) molto apprezzato e costoso.

Quello animale, come quello ricavato dal fegato di merluzzo, ricchissimo di vitamine e sali minerali, era usato come ricostituente per combattere il rachitismo dovuto a carenze alimentari. Ora i nostri bimbi hanno il problema inverso, quello dell’obesità….

Ricordo che a scuola nell’mmediato dopoguerra, quando tutti risultavamo ipo-alimentati (pane cotto e patate, e il latte solo se stavamo ammalati) il Maestro ci somministrava un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo a testa ogni giorno, attinto da una orribile bottiglia gelosamente custodita nell’armadietto.

Il bello della storia, di per sé lodevole, era che un solo cucchiaio passava di bocca in bocca a tutti gli scolari della stessa classe!!!

Quelli erano purtroppo i tempi che vivevamo, e solo dopo molti anni, rammentando quel “rito” giornaliero, ci siamo resi conto che fosse un po’…anti igienico. Comunque siamo sopravvissuti, forti, sani e con qualche anticorpo in più.

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