Stujé

Stujé v.t. = Asciugare

Eliminare il liquido o l’umidità che bagna qlco.

Specificamente stujé indica che per asportare l’umido si adopera un assorbente di carta, di stoffa, di spugna, ecc. passandolo sulla parte intrisa.

Pìgghje ‘u mannüle e stüje i méne au uagnöne = Prendi un asciugamano e asciuga le mani al bambino.

Ha fenüte? E stójete = Hai finito? E asciùgati.

Quando si asciuga esponendo la parte bagnata al sole, all’aria, a una fonte di calore, ad una corrente d’aria, si susa il verbo assuché = asciugare.

Anticamente i pescatori e i contadini dicevano anche stuscé.

Sturlaché

Sturlaché - Parlare sempre, a proposito e a sproposito, a lungo e a voce alta.

Le persone che ascoltano dicono: Avàste! So’ tre jöre ca ce sté sturlacànne!!
Ossia: Ci hai storditi, intontiti, scimuniti con il tuo interminabile sproloquiare.

Sturné

Sturné v.t. = Ripristinare

Qlcu dice anche sturnì

Presumo che sia una storpiatura proprio del termine dotto “ripristinare”, cioè: riportare alle condizioni originarie, ricostruire.

L’operazione del fabbro consiste nel modificare a caldo la parte tagliente, deteriorata per l’uso, di uno strumento di lavoro, specificamente i vomeri, le zappe, i picconi da sterratore e quelli da tufaroli, le accette da boscaioli, gli scalpelli, ecc..

Spesso per compensarne il logorio, il fabbro sovrapponeva al taglio consumato un altro strato metallico, sempre a caldo, gli ridava la forma a martellate sull’incudine, e poi lo temprava raffreddandolo rapidamente nella pilozza dell’acqua per dargli durezza.

Tedeché

Tedeché v.t. = Solleticare, titillare.

Mio padre nel giocare con me quando io ero in età pre-scolare, talvolta si divertiva a farmi il solletico sotto le ascelle per vedermi ridere.

Ed io ridevo a crepapelle e mi divincolavo; lui dopo un primo “trattamento” riusciva a farmi ridere anche senza più sfiorarmi, solo con il gesto delle sue mani che si avvicinavano a me. Un ricordo bellissimo!

Colui che soffre il solletico è definito “tedecüse” intraducibile o non reso efficacemente con un “solleticoso” più riferito a un fatto che suscita interesse morboso che a una persona vulnerabile al solletico.

Tembréje

Tembréje v.t. = Temprerare, impastare.

1) Tembréje ‘u fjirre = Temperare il ferro. Sottoporre a tempra vetri e metalli per conferire durezza e resistenza.

Metodo artigianale per temprare un oggetto tagliente (Piccone, vomere, falce, scalpello ecc.). Si porta la parte interessata all’incandescenza nella forgia, e poi la si raffredda rapidamente con immersione in acqua.

Credo che il fenomeno dell’indurimento sia dovuto alla perdita di una parte di carbonio contenuto nel ferro dolce, per effetto del calore: quello che resta è acciaio, quindi più duro.

2) Tembréje ‘u péne = Panificare. Impastare farina di frumento con acqua lievito e sale. L’operazione successiva si chiama ‘nfurnatüre = cottura al forno

Tenemènde

Tenemènde (o tenemendì) = Verbo ormai andato in disuso. Ora è usato solo dagli ultra 70enni. Significa: guardare, osservare attentamente, fissare qualcuno o qualcosa come per memorizzare (tenere a mente) ogni particolare.
“Ma’, sté ‘nu ggiòvene ca, quanne je véche alla chjìse, skìtte me tenemènde. Che völe da me?” - “Figghja möje, ‘u sàcce, ‘u sàcce…ma tu va alla chjise e ne lu dànne avedènze”