Burdescé

Burdescé v.i. = Bordeggiare

Nella navigazione a vela, viaggiare controvento facendo una rotta a zig-zag molto ampia.

Per estensione significa barcollare e figuratamente barcamenarsi, destreggiarsi tra le difficoltà.

L’espressione divertita : “Vé burdescjànne accüme alla vàrche de Cianèlle” si riferisce a qualcuno che esce ubriaco dall’osteria, e cammina barcollando di qua e di là, come la barca di tale Cianella, che evidentemente nel bordeggiare non teneva bene il mare.

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Cernejàrece

Cernejàrece v.i. = Agitarsi

Essere inquieto, ansioso, smanioso.

Credo che deriva dal verbo cernjé, cernere, passare il grano al setaccio.

Infatti la persona addetta alla vagliatura agitava il crivello sospeso. Questo lasciava passare solo i chicchi di grano e tratteneva le impurità.

Qlcu ha creduto di riscontrare nelle persone nervose, agitate, ansiose, lo stesso movimento del vagliatore.

Statte càlme, che so’ ca te sté cernjànne? = Sta calmo, che è quest’agitazione? Perché ti nuovi come se stessi agitando il vaglio?

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Chiacchjerjé

Chiacchjerjé v.i. = Chiacchierare

Conversare del più e del meno, discorrere piacevolmente

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Chjöve

Chjöve v.i. = Piovere

Verbo impersonale, difettivo.

Si usa solo alla 3a persona sing.

Chiove = piove (adesso)
sté chjuènne = sta piovendo
ce vöne a chjöve = sta per piovere
uà chjöve = deve piovere = pioverà
chjuarrà = pioverà
avrüja chjöve = dovrebbe piovere, ci vorrebbe la pioggia, ci auguriamo che piova.
chjuèsse ammachére = magari piovesse
avèssa chjöve = potrebbe piovere, premunitevi, non uscite senza ombrelli.
ò chjùvete = è piovuto.

Il participio passato dei tempi composti, piovuto, è chjùvete accentando la ù. I ragazzi di oggi dicono chjuvüte, facendo ventire appena appena la v, come se pronunciassero chjuwüte.

Così come dicono ‘na bevüte de vüne = una bevuta di vino. Sarebbe più corretto dire ‘na vèvete de vüne

A proposito di ‘piove’, mi ricordo una specie di filastrocca: Chjöva-chjöve…. Guarda su före

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Cuškjé

Cuškjé v.i. = Scorreggiare (o anche scoreggiare)

Termine un po’ volgare e un po’ scherzoso. Il verbo deriva dal sostantivo coške

E che càzze! Vé cuşkjànne accume a ‘na ciócce! = E che diamine! Vai scorreggiando come una ciuchina.

Evidentemente sotto il peso del basto la povera asinella mollava “arie” senza soste.

Sti quatte purche, ce sò mìsse a cuškjé! = Questi quattro porci si sono impegnati a scorreggiare! I porci in questione sono dei monellacci ineducati, magari più di quattro.

Il verbo cuškjé ha anche un’altra valenza, come per dire brontolare per un presunto torto subìto.

Enótele ca cuškjéte, facìtele e baste = È inutile che brontoliate, fatelo e bast.

È ammessa anche la forma cuškjàrece.

‘Na perzöne ce sté cuškjànne…= Una persona (“Qualcuno”, senza far nome) sta brontolando…
(detto ammiccando alle spalle di chi è stato fatto oggetto di scherzo dispettoso, magari passandogli, ad esempio, una porzione ridotta di gelato).

Questa volta niente miasmi.

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Dàrece de méne

Dàrece de méne v.intr. = Venire alle mani, picchiarsi, litigare.

Enjinde che jì succjisse: ce so’ déte de méne jisse e ‘u màstre! = Non è cosa da nulla quello che è successo: sono venuti alle mani lui e il suo maestro artigiano.

Me so’ déte de méne pe Luìgge = Mi sono azzuffato con Luigi

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