Pertüse ‘u mòneche (’u)

‘U pertüse ‘u mòneche top. = Il buco del monaco.

Si tratta di una gradinata che mette in comunicazione Corso Manfredi con largo Diomede.

Usata da secoli dai pescatori per scendere al mare.

Il notissimo toponimo giunto fino a noi deriva dal fatto che il passaggio era usato anche dai frati del Convento di S.Maria delle Grazie per recarsi a mare al Mandracchio per le loro abluzioni estive.

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Pìmmena-chjüse

Pìmmena-chjüse topon. = Pugnochiuso

Famosissima località turistica del Gargano, nei pressi di Vieste, che dapprima era nota ai pescatori locali come punto di riferimento.

Essi erano e sono in grado di localizzare con denominazioni appropriate, palmo a palmo, tutta la costa dauna, dal Fortore all’Ofanto…e anche oltre.

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Pulezéne

Pulezéne top. = Pulsano

Amatissimo sito dei Manfredoniani, posto sul Gargano a pochi km dall’abitato, cui si accede attraverso il famoso tratturo: ‘u tratture Pulezéne.

Pulsano è anche il nome di una cittadina in Prov. di Taranto.

Pulsano sul Gargano è una Abbazia antichissima, fondata da San Giovanni Scalcione di Matera intorno all’anno 1100.

L’Abbazia fu depredata intorno al 1970 di un’icona bizantina antichissima, molto simile alla nostra Madonna di Siponto, e non fu mai più ritrovata.

Per secoli abbandonata, ora, grazie ad una comunità religiosa ivi insediata, sta ritornando ad essere un forte richiamo spirituale per i pellegrini diretti al Gargano.

Uno “storico” locale un po’ fantasioso fa risalire il nome Pulsano a un evento prodigioso avvenuto per merito dell’intercessione della Vergine ivi venerata: la guarigione di una persona nata con il polso lussato: quindi polso sano = polsano = Pulsano. Io andrei cauto su questa spiegazione.

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Quatte vócchele

Quatte vócchele top. = Quattro boccali

Toponimo che indica la zona di Manfredonia a ridosso di Via Gaetano Palatella. Praticamente scendendo per via Porta Pugliese, all’inizio di Via della Croce, zona che all’epoca non era stata ancora edificata.

Esisteva fino agli anni ‘50 una grandissima cisterna pubblica per attingere acqua piovana in essa accumulata durante la stagione piovosa.

Per poterla attingere sopra questa cisterna esistevano quattro aperture, imboccature a pozzo con relativo coperchio, dette in dialetto vócchele, derivato da bocca, imbocco, boccale.

Altre due cisterne erano attive per i bisogni della popolazione: una era ubicata vicino al Convento di Santa Maria, ove attualmente sorge l’edifico della banca Monte Paschi, e l’altra, per la maggiore capienza del suo serbatoio, detta ‘U pescenöne= il cisternone, situata di fronte al Torrione dell’Astrologo, su Via Antiche Mura.

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Scéle

Scéle top. = Sciale.

Con questo nome generico viene indicata la fascia litoranea sabbiosa che si stende fra il ponte sul torrente Candelaro, vicino Siponto e Zapponeta, ora completamente bonificata dalle preesistenti paludi.

Di solito per indicare la zona solo genericamente si usa il plurale: ‘I scéle.

Se si vuole indicare uno specifico luogo, si nomina al singolare con il cognome del proprietario originario:

‘U scéle Frattarùle = Lo sciale di Frattarolo.
‘U scéle Bòrge = Lo sciale di Borgia
‘U scéle Muzzìlle = Lo sciale di Mozzillo.

Gli arenili sono tuttora coltivati a ortaggi e legumi (carote, finocchi, patate, cipolle, aglio, fave, carciofi ecc.) particolarmente pregiati.

Presumo, forse erroneamente, che il nome sia di derivazione araba-spagnolesca probabilmente riferito a rena, sabbia, riva.

Vale sempre l’invito ai pazienti lettori a rettificare le mie asserzioni tramite il sottostante spazio per i commenti.

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Škòppe

Škòppe topon. = Siponto

Forse questo nome non si usa più. Indica il luogo ove sorgeva l’antica città di Siponto, sommersa dai maremoto e dall’impaludamento del territorio nel corso dei secoli.

Esattamente è la zona della Pineta ove sono ubicati gli ipogei, nei pressi del “fiume” a ridosso del lido, valorizzati in epoca fascista durante i lavori di bonifica.

Secondo le persone anziane interpellate, il nome deriva dal fatto che il luogo si trova a “un tiro di schioppo” dalla ‘Nuova Siponto’ come la nominarono senza fortuna gli Angioini (Carlo I D’Angiò/d’Anjou, 1226-1285) in spregio allo Svevo fondatore della nostra città (Manfredi di Hohenstaufen,1232-1266, figlio dell’Imperatore Federico II).

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