Marasciùle

Marasciùle s.m. = Rucola selvatica.

Pianta annuale (Diplotaxis erucoides) simile alla notissima ruchetta, ma da sapore un po’ meno accentuato. Cresce nei vigneti e lungo il ciglio delle stradi campestri.

Questa ha foglie più larghe e fiori bianchi, la ruchetta ha foglie strette e fiori gialli.

Fa parte anche questa della minestra rustica delle erbe miste (i fògghje meškéte).

Grazie a Enzo Renato per i suggerimenti sulle erbe campestri.

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Mariùle

Mariùle s.m. = Ladro

Veramente in italiano il termine simile “mariolo” ha un significato più esteso, ossia identifica una persona disonesta, furfante, imbrogliona, canaglia.

Attribuendo a mariùle il solo significato di ladro ritengo che questa volta il dialetto sia stato limitativo per l’ estro…del mancato galantuomo.

Al plurale è invariabile: ‘u/’i mariùle= il ladro, i ladri.

Al femminile, singolare e plurale, è ‘a/’i mariöle = la ladra, le ladre.

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Mascjódde

Mascjódde s.m., soprann. = Moscardino

Moscardino (Eledone moschata).

Mollusco commestibile simile a un piccolo polpo. Caratteristica principale è la presenza di un’unica fila di ventose su ognuno degli otto tentacoli che lo distingue dal polpo (con otto tentacoli e due file di ventose).

Mascjódde è nome marinaresco.

I moscardini più piccoli sono detti mascjuddìcchje

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Massére

Massére s.m. = Massaio, fattore

Conduttore di un’azienda agricola ; curatore di un allevamento di bestiame.

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Mataràzze

Mataràzze s.m. = Materasso

Involucro di tela rettangolare uniformemente imbottito con lana o altro materiale soffice, che steso sul piano del letto agevola il sonno e il riposo.

Le nostre nonne a contatto delle assi rigide del letto avevano un pagliericcio detto saccöne, di solito riempito di foglie di mais, a sostegno del materasso vero e proprio, riempito di fieno essiccato o di lana.

L’imbottitura di lana poteva essere costituita da fiocchi, oppure, in quelli più pregiati , addirittura dal vello (‘a mande) intero di pecora tosato tutt’un pezzo dagli abilissimi pastori pugliesi.

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Mazzangànne

Mazzangànne agg. e s.m. = Scansafatiche.

In italiano esistono molti sinonimi: fannullone, pigro, pigrone, poltrone, sfaticato, svogliato, sfaccendato, scioperato, perdigiorno, ozioso, indolente, bighellone, vagabondo, infingardo, buono a nulla (basta!).

Il dialetto come al solito è sintetico, stringato, essenziale.

Il termine deriva da mazza = bastone e ‘nganne = al collo.

Si tramandano differenti versioni sull’origine del vocabolo:

A) – Era un’abitudine dei pastori quella di fissare al collare di alcuni ovini in sospetta malattia, una verga di traverso, per impedirne l’ingresso nella stalla, e per tenerli separati dalle altre pecore. Una specie di quarantena, di cordone sanitario per scongiurare il contagio.

Quindi “mazzanganne” designa un soggetto anomalo, malato, indesiderato, fuori dal numero dei virtuosi. Per estensione è passato dalle pecore agli umani.

B) – Il lettore Giuseppe dice che la mazza, intesa come bastoncello, veniva legata di traverso al collare dei cani golosi per impedire il loro ingresso nei pollai a far razzia di uova.

C) – Recentemente ho captato un’altra versione di mazzanganne. Ossia il soggetto pelandrone non si può chinare a zappare o a svolgere qls altro lavoro manuale, perché si comporta come se avesse una stecca di lungo nel collo, una “mazza in canna” (nella trachea o nell’esofago) quindi che lo tiene rigido e gli impedisce di curvare la schiena.

Lino Brunetti, a conferma della versione C), dice testualmene: “Io vado per quest’ultima spiegazione, anche perché ho sentito in un dialetto lombardo dire qualcosa su qualcuno che aveva la mazza di scopa al posto della colonna vertebrale, e non si piega a zappare”.

Siunonimo di pelandrone, scansafatiche.

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