Facce-canìgghje

Facce-canìgghje s.m. e agg. = Lentigginoso

Persona che ha la pelle cosparsa di lentiggini.

Le efelidi o lentiggini sono delle piccole macchiedi colore giallo-bruno che si manifestano sulla pelle di persone di carnagione chiara e con capelli biondi o rossi.

Per similitudine vengono chiamate canìgghje perché le lentiggini sono simili nella forma e nel volume, proprio alla alla crusca.

Tone ‘a facce-canìgghje = Ha la faccia (e il corpo) lentigginoso

Condividi su:
  • Facebook

Faccertöne

Faccertöne s.m. = Scialle di lana. Indumento invernale femminile a trama grossa e pesante, piuttosto grande (etimo fazzolettone).

Era indossato dalle nostre nonne, per coprirsi le spalle e per ripararsi dal freddo.

Se faceva molto freddo, si poteva indossare anche a copertura della testa.

Si usava per uscire e andare a comprare qualcosa dai venditori ambulanti.

Non tutte le nostre nonne potevano permettersi il cappotto, e questo “copri-miseria” era portato con dignità anche per assistere alle funzioni religiose.

Condividi su:
  • Facebook

Faccetunìcchje

Faccetunìcchje s.m.= Scialle, indumento invernale femminile.

‘U faccetunicchje, un po’ la versione ridotta del faccertöne (clicca)

Era indossato solo in casa, d’ inverno, per quasi tutto il giorno, piegato a triangolo, poggiato sulle spalle, con un vertice in giù per la schiena e gli altri due annodati sul davanti

Condividi su:
  • Facebook

Facciulètte

Facciulètte s.m. = Fazzoletto

Si distingue dal fazzoletto da naso, detto propriamente maccatüre.

Facciulètte indica quello usato delle donne per coprirsi il capo o per ripararsi dal sole e dal freddo, o per rispetto al luogo sacro quando si recano in Chiesa o al Cimitero.

Ricordo che in epoca pre-conciliare le donne potevano entrare in chiesa solo con la testa coperta, magari anche con un velo possibilmente nero, e gli uomini dovevano sempre togliersi il copricapo.

Mia nonna, classe 1876, non si toglieva mai il fazzoletto nero dalla testa. Io ricordo che, nelle giornate torride, invece di legare due angoli del fazzoletto piegato a triangolo sotto il mento come faceva abitualmente, se li passava sulla sommità del capo semplicemente appoggiati, proprio per non soffocare dal caldo.

Questa maniera di portare il fazzoletto era dettoalla rezzöle o alla rezzöne.

Sto cercando l’origine di questi termini. Il poeta locale Michele Racioppa, in un’ode intitolata Màmme, l’ha chiamato ‘u maccatüre alla rezzöle.

Vi prego di informarvi presso le vostre nonne e fare una replica così rettifichiamo eventuali dubbi.

Condividi su:
  • Facebook

Faccüne

Faccüne s.m. = Facchino

Chi è addetto al trasporto di colli, carichi, pesi, mobili ecc. o chi svolge lavori faticosi e pesanti.

Scherzosamente quando si è di fronte a un peso eccessivo da sollevare o da spostare, si dice che ce völe ‘a forze de ‘nu faccüne ‘mbriéche, chi me la dé? = ci vuole la forza di un facchino umbriaco, che me la dà?

Come se l’ubriachezza rendesse i facchini ancora più forzuti…

Termine invariabile sia esso singolare, plurale, maschile e femminile.

Condividi su:
  • Facebook

Fafalöne

Fafalöne s.m. = Semplicione

Persona magari grande e grossa dinoccolata un po’ tonta.

Che vé truànne ‘stu sòrte de fafalöne? = Che cosa cerca cotale spilungone?

Credo che l’origine dell’epiteto derivi da ‘fava’ il cui baccello, ‘ u vònghele, a volte lunghissimo, contiere poche fave. Perciò fafalöne, riferito a persone, indica un ‘involucro’ grande ma dal ‘contenuto’ scarso.

Condividi su:
  • Facebook