Bacchitte
Bacchitte s.m. = Bacchettino, stecco.
Una bacchetta al maschile. Mio padre aveva un cugino di cognome Bacco, e credo che sia stato di corporatura esile, perchi l’ ho sentito sempre nominare cosl.
Bacchitte s.m. = Bacchettino, stecco.
Una bacchetta al maschile. Mio padre aveva un cugino di cognome Bacco, e credo che sia stato di corporatura esile, perchi l’ ho sentito sempre nominare cosl.
Bannajùle s.m. = Banditore
Non c’erano altri mezzi di fare pubblicità, e si ricorreva a questi personaggi tipici dell’Italia meridionale, chiamati banditori.
Questri giravano le principali vie della città e annunziavano, dietro compenso, gli slogan e le notizie di interesse generale.
Due erano i Banditori ufficiali di Manfredonia:
Uno era Domenico Notarangelo, detto Dumìneche Tremelànde= tremolante, affetto da parkinsonismo;
l’altro era Antonio Petito, detto ‘Ndònje Melöne per via della sua testa calva che sembrava un melone.
Erano entrambi dotati di voce possente e penetrante.
Del primo ricordo che girava con la carrozzella da trasporto persone di Michelino (u cavalle p’ ‘a palla grosse!) sulla quale c’era il “tabellone” con la locandina del film che si dava al Cinema dei Fratelli Pesante (soprannominati Prijatòrje), e lui sedeva a fianco al cocchiere. Talvolta usava un megafono di latta.
Annunciava in italiano, perché dovevano capire anche i forestieri di passaggio:
“Questa sera, al Cinema di Pesante, ci sarà il bellissimo filmo:”A sud di Pago-Pago”!!!!
Oppure:
“Al cinema di Murgo! Tutti al Cinema di Muuuuuurgo!: Andate a vedere “Tarza’ contro i Cacciatori Bianchi” Inutile chiedergli di pronunciare Johnny Weissmüller! Fino a Randolf Scott Tiròm-povèr (Tyrone Power) e Alà-ladd (Alan Ladd), poteva anche riuscirci…
E anche:
”E’ uscito il nuovo filmo di Totòoo! Uagnü’… (ragazzi), tutti addu Priatòrje stasööööööre!!!.
Si vede che Tremelànde aveva appaltato l’annuncio di tutti i Cinema dell’epoca.
Melöne invece era chiamato per altre incombenze.
Ricordo qualche grido di “Melöne”, dotato di voce possente e squillante, da tenore d’opera:
“Uhé, sentite! E pò dicite ca non sentite!:chi a fusse truwéte ‘na scarpetèlla nèrjia…” = Chi avesse trovato una scarpina nera…
“A Mundicchje c’jì pèrse ‘nu uagnöne de trè janne. Iétele a trué, ca la mamma chjànge!!! ” = Al Rione Monticchio si è smarrito un bambino di tre anni. Andatelo a cercare, trovatelo perché sua madre piange …
“Alla candüne de Pachjìreche jì arrevéte ‘u vüne nùuve! Mado’ quant’jì saprüte!!” = Alla cantina di P. è arrivato il vino novello! Madonna mia quant’è saporito!
“Stasöre, ci’ fé ‘u cumìzzje sott’u Municipje!. Uà parlé l’Onorevle Micöle Magne!! ” = Questa sera ci sarà un comizio in Piazza del Popolo (sotto il Municipio): parlerà l’Onorevole Michele Magno.
“-Jògge, alle djice e mezze, ce vènne ‘a carne a bassa-macèlle söp’a chjazzètte!!!! “! = Oggi alle ore dieci e trenta si inizierà la vendita della carne di bassa-macelleria alla Piazzetta del mercato.
“’Sepònde ‘a Ciavarèlla ho fatt ‘nu pjìzze di uagnöne màaaschele: Iét‘a vedì quand’jì bèlle!!! E non ce jéte ch’i méne vacàaande!!! = Sipontina Ciavarella ha partorito un bel bambino maschio. Andate a vedere quant’è bello! E non andateci a mani vuote!
Talvolta annunciava la nascita del maschio alludendo ai suoi piccoli genitali, maliziosamente chiamati pólepe arreccéte = polpo arricciato. Se la neonata era femmina, parlava di tregghja spacchéte = triglia spaccata.
Fantasia, spirito e buonumore non mancavano a questi personaggi del passato ormai scomparsi, non solo per inevitabili questioni anagrafiche.
Vi voglio rimandare alla bellissima pagina del libro “Arti e mestieri a Manfredonia”, scritto dal compianto insegnante Giuseppe Antonio Gentile (Ed.1988 Centro di documentazione storica-Manfredonia), al capitolo del banditore.IL BANDITORE
Baraccöne s.m. = Capannone
Padiglione usato nelle fiere come stand espositivo.
A Manfredonia “IL” Baraccone indicava una grande costruzione di legno ubicata vicino al fontanino della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a ridosso di un muro che delimitava un orto, proprio dov’è ora la Banca Montepaschi.
L’interno aveva un palcoscenico, con tanto di sipario, e tante sedie di legno. Raccoglieva ogni sera un pubblico numeroso perché là si rappresentavano fantastiche storie del Ciclo Carolingio, che avevano come attori i burattini (i pupàzze).
Queste marionette interpretavano personaggi come Orlando con la sua spada Durlindana e il suo corno magico Olifante, (immediatamente riconosciuto dagli spettatoti per suo mantello rosso e per il suo strabismo), Rinaldo (con il mantello verde), il Re Carlo Magno, Angelica, Gano di Magonza (o di Maganza, il traditore), Astolfo, Bradamante, il Conte Ruggiero, Ferraù un guerriero islamico molto possente, ecc. ecc.
Alcuni soprannomi, come ad esempio Malaggìgge, sono presi proprio da da questi personaggi.
Il pubblico si immedesimava talmente tanto nella storia talmente, che quando entrava sulla scena il traditore Gano di Magonza (nome italiano della città tedesca di Mainz, nella Renania) rumoreggiava e lo prendeva a parolacce…Stu chernüte, vattì scunnacchjéte, chjüne de mèrde, jìsse före, busciàrde! = Questo cornuto, vattene, pieno di corna, pieno di merda, esci fuori, bugiardo!
Il ‘pupo’ per tutta risposta si girava verso il pubblico e gli faceva la “mossa”. E scoppiava un boato! Roba da farci un film neorealista.
Quando alla Scuole Medie abbiamo studiato “L’Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, tutti questi personaggi (ricordate la “Chanson de geste” o la “Chanson de Roland”?) ci sono sembrati così familiari!
Come siparietto finale usciva ogni sera sul palco un burattino chiamato Zabbacchièllo (o Zi’ Bacchiello), che atterrava i suoi rivali con incredibili capocciate. (Che diàvele è ‘stu guaglione: Zabbacchièeeeello)
Il Capocomico era il mitico Don Giovanni. Costui e tutti i suoi familiari napoletani, costruivano, restauravano e azionavano magistralmente i burattini a cui prestavano la voce e le movenze.
Talvolta recitavano in persona. In questo caso venivano sceneggiate storie d’amore, di gelosia e di coltello, recitate nel loro simpaticissimo dialetto napoletano. Il famoso triangolo: ìsso, éssa e ‘o malamènte.
Ricordo che per sferrare una coltellata al rivale, il marito tradito usò come arma da punta un improbabile coltello da cucina con la punta arrotondata… .Ma non fa nulla: sarebbero riusciti ad estasiarci anche se il coltello impugnato fosse stato di cartone. È questa la magia del teatro.
Ritengo che questa benemerita famiglia di girovaghi (avevo solo 10 anni e non mi ricordo il cognome di Don Giovanni) sia rimasta bloccata forzatamente a Manfredonia per tutta la durata della guerra.
Successivamente, credo nel 1950 ha definitivamente “sbaraccato” (scusatemi l’involontaria battuta visto che sto parlando di baraccone….) non so se a causa della scarsezza di pubblico, perché la piazza era satura delle loro storie, o per far ritorno nella propria zona.
Chiedete a qualche pescatore settantenne: ” ‘U sé che jì ‘u baraccöne de Don Giuànne?” Vi racconterà meraviglie e gli brilleranno gli occhi! Decisamente questo teatrino aveva più fascino del cinema.
Chiedete anche se sanno qualcosa di più: mi pare che sia avvenuto un matrimonio tra un/a di Manfredonia e un/a di loro.
Barattjire s.m. e soprann.= Barattiere
Che pratica la baratteria, che era, in passato, il reato consistente nel ricavare un profitto personale da una carica pubblica.
Ora si dice peculato.
Semplicemente è un cognome poi divenuto soprannome
Barbanöre s.m. = Barbanera
1) Barbanera s.m. – Noto lunario comprato a fine anno dalle famiglie per regolare la loro vita quotidiana.
Parlava di semina, raccolto, potatura, oroscopo, meteo, ricette, aforismi, ecc. Era tenuto in grande considerazione dalla gente semplice di allora, come una sacra scrittura rivelata, sacra e infallibile.
Un po’ come il Calendario di Frate Indovino.
Forse lo si trova tuttora in Edicola, Edizioni Campi, Foligno.
Quando qualche richiesta era ritenuta esosa, la si respingea dicendo: nen l’ammètte ‘u Barbanöre = con lo considera il Barbanera, cioè non è ammissibile, non può essere considerata.
2) Barbanera soprann. Calanjille Barbanöre = Nicola-Aniello “Barbanera”. Noto pescatore che prevedeva il tempo prima di uscire con la barca per pescare (proprio come il lunario Barbanera)
Barungiüne s.m., sop. = Barone
Il Baroncino, figlio di papà.
Soprannome locale senza gradi di nobiltà araldica.