Crepìtte
Crepjìtte, sbàtte s.m. = Caduta rovinosa.
Pigghjé ‘nu crepìtte o ’nu sbatte: cadere rovinosamente e inaspettatamente durante una corsa, una partita di calcio, o altri movimenti veloci.
Crepjìtte, sbàtte s.m. = Caduta rovinosa.
Pigghjé ‘nu crepìtte o ’nu sbatte: cadere rovinosamente e inaspettatamente durante una corsa, una partita di calcio, o altri movimenti veloci.
Crescemjinde s.m. = Lievito chimico
Polvere biancastra che le nostre nonne compravano sfusa in drogheria per preparare in casa dolcetti e torte. Successivamente sono state immesse sul mercato le bustine aromatizzate (Pan degli Angeli e Bertolini), usate tuttoggi.
È sinonimo di cremöne= cremore di tartaro.
Mattöje, mamme, quìste so’ ‘i sòlde e vamm’accàtte da Viscàrde ‘u crescemjinde pe ‘nu cüne de farüne = Matteo, bello di mamma, questi sono i soldi e vammi a comprare da(alla drogheria di) Viscardo (il cremore di tartaro, nella quantità, che lui sa, occorrente) per un kg di farina.
Crescènde s.m. = Lievito naturale
Il lievito naturale si ottiene per l’acidificazione dell’impasto di acqua e farina e si usa nella panificazione perché è in grado di provocare un processo di fermentazione.
Quello artificiale usato nei panifici moderni è il lievito di birra, costituito dalle colonie di un microrganismo, il “Saccharomices cerevisiae”, ottenuto per fermentazione.
Il termine è di etimologia facile: proviene da crescere, che fa crescere (la pasta del pane).
Quando tutte le famiglie facevano il pane in casa, usavano conservarne un poco in una ciotola. Se lo prestavano l’un l’altra man mano che avevano necessità di impastare.
Era considerato sacro come il pane, tanto è vero che spesso, come si vede nella foto, veniva segnato con una croce. Prima ancora di iniziare l’impasto occorreva ringraziare il Signore con una silenziosa preghiera sopra il lievito e sopra la farina.
Crescènde è usato anche come soprannome.
Foto di Gigi Lombardozzi.
Crespìgne s.m. = Crespigno
Si tratta di una pianta erbacea della fam. delle Compositae (Sonchus oleraceus). Cresce fino ai 1000 m. di altitudine, nell’ambito dei Paesi mediterranei.
Si utilizzano le foglie più tenere per uso alimentare. Si tratta di un erbaggio a rapida cottura,
Il suo sapore dolciastro serve ad attenuare il tono amarognolo di altri erbaggi, come la Cicoria. In qualche località, si usa consumarlo anche crudo, in insalata; si adoperano soprattutto i fusti cavi, anche se grossi, particolarmente saporiti.
Altri nomi volgari
Lattarolo, Grespigno, Cicerbita, Crespignolo.
Crijatüre s.m. e s.f. = Creatura s.f. (umana di tenera età).
In dialetto si può usare sia al maschile, sia al femminile per indicare un bambino o una bambina in tenerissima età. Basta l’articolo per capire se parliamo di un maschietto o di una feminuccia (‘u crijatüre e ‘a crijatüre)
Crìsciamendöne s.m. = Ammucchiata
Gioco fanciullesco simile alla “cavallina”, con la differeze che in groppa al “cavallo” montano sei o sette compagni, fintantoché il poverino che sta “sotto” riesce a sopportarene il peso e poi crolla con tutto il carico….
Un po’ crisciamendöne è la scena che si vede nei campi di calcio, quando tutti i compagni di squadra saltano addosso al marcatore del goal fino ad atterrarlo. Jüne ‘ngùdd’a l’ate = Uno addosso all’altro.
Il lettore Gigi Lombardozzi mi ricorda che il gioco era chiamato anche “‘a mamma a cavàlle“