Velöne

Velöne s.m. = Dispiacere, stizza.

Da non confondere con il veleno, che da noi si chiama ‘u tùsche= succo tossico.

Si intende velöne anche nel senso di irritazione, fastidio, disappunto, contrarietà, ecc.

Vüte quànda velöne ca sté dànne a màmete? = Vedi quanti dispiaceri che sta arrecando a tua madre?

Nen facènne pegghjé velöne a màmete! = Non far prendere collera a tua madre, non darle dispiaceri, comportati bene.

Condividi su:
  • Facebook

Vendàgghje

Vendàgghje s.m. = Ventaglio

Occorre fare una distinzione:
Il termine, leggiadro, Vendàglje indica quello pieghevole, da borsetta, usato dalle signore per farsi aria durante la stagione calda.

Invece vendàgghje, nome rustico, era quello che serviva per ravvivare il fuoco di carbonella. Non si usa più. Per i rari barbecue domestici qlcu adopera l’asciugacapelli!

Il nostre vendàgghje consisteva in un telaietto di legno, fornito di manico, sul quale erano infisse le piume nere e lunghe della coda del tacchino.

L’arnese, leggero ed efficace, fu sostituito da un ventaglio triangolare, di legno compensato o di latta, incastrato in un manico: forse durava di più, ma non era la stessa cosa!

Sia l’oggetto, sia il termine sono ormai in disuso nelle nostre case.

Condividi su:
  • Facebook

Vendàglje

Vendàglje s.m. = Ventaglio

Oggetto usato per farsi aria, costituito da una serie di sottili stecche di materiale vario che, imperniate nella parte inferiore, possono aprirsi e chiudersi a raggiera e da una membrana di carta, seta o altro ad esse applicata.

Quello fisso per ravvivare il fuoco è chiamato vendagghje

Condividi su:
  • Facebook

Verdöne

Verdöne s.m. = Verdone (ornit.)

Il Verdone (Carduelis Chloris Chloris) è un fringillide che appartiene al genere dei carduelidi .

Nell’ornicoltura europea è senza dubbio il fringillide più allevato, data la sua facilità di riproduzione e la vasta gamma di mutazioni apparse ad oggi su questo simpatico pennuto.

Allo stato selvatico è diffuso in Europa e nel bacino del Mediterraneo.

Questo uccello si presenta con un corpo tozzo e possente che da l’impressione di un fringillide molto forte e robusto, la testa è tondeggiante nel vertice e piatta nella fronte, il collo molto corto e massiccio dà l’impressione che la testa sia attaccata direttamente al tronco. Il becco forte e robusto è di forma conica.

Condividi su:
  • Facebook

Vernùcchje

Vernùcchje s.m. = Bernoccolo

Piccola protuberanza sulla testa o sulla fronte dovuta a conformazione naturale o provocata da un trauma.

Succede spesso ai bambini che cadono e battono lo fronte sul pavimento.

Le nostre nonne avvolgevano una moneta nel fazzoletto e la ponevano in corrispondenza della protuberanza; dopodiché annodavano i due lembi e stringevano la fascia dietro la testa in modo che la moneta in essa contenuta esercitasse una pressione sul bitorzolo.

Non so quanto fosse efficace. Io credo che un po’ di ghiaccio avrebbe risolto il problema. Ma a quell’epoca non esistevano i frigoriferi domestici, e si arrangiavano alla meglio.

Suor Vincenza, quando all’asilo io caddi rovinosamente dietro la spinta di un certo Franco, mi bagnò la fronte, prima della legatura della moneta, con un po’ di aceto.

Avevo tre o quattro anni, ma me lo ricordo perfettamente.

Condividi su:
  • Facebook

Verròcchele

Verròcchele s.m. = Cavalletta

Si tratta della locusta migratoria, un insetto ortottero della famiglia degli Acrididi (Anacridium aegyptium), comunemente detta cavalletta, che si sposta periodicamente in sciami arrecando danni alle coltivazioni di cereali.

La locusta è caratterizzata da due fasi: la fase sedentaria (o solitaria) e la fase migratrice (o gregaria).

Misteriosamente le migrazioni periodiche di massa avvengono ad intervalli molto irregolari, anche a distanza di decenni. Ma quando arrivano in sciami sono numerosissime e distruggono interi raccolti di frumento. Fu una dlle bibliche piaghe d’Egitto.

In dialetto è al maschile, ‘u verròcchele, e si pronncia con la “ò” larga. Al plurale fa ‘i verrócchele, con la “ó” stretta.

Quando non c’era la play-station i bambini si divertivano a catturare una cavalletta, metterla sotto un barattolo vuoto, con una pietra sopra. Si diceva che dopo una settimana l’insetto sarebbe diventato di celluloide (non esisteva nemmeno la plastica). Probabilmente sotto il solleone la a povera bestia imprigionata nella latta si cuocesse agli infrarossi e disidratandosi lasciava visibile l’involucro disseccato e fragile.

Condividi su:
  • Facebook