Canagghjöne

Canagghjöne s.m. = Cagnaccio

Grosso cane di brutto aspetto e apparentemente feroce.

Usato figuratamente per descrivere qlcu dai modi bruschi, arroganti, sprezzanti.

Talvolta indica qlcu inflessibile o tenace nel guardare i propri interessi, che non dà spazio ad altri nel perseguire un qls obiettivo, specie di carattere economico. In italiano uno così viene definito “mastino”.

Scherzosamente si difinisce canagghjöne una ragazza dalla voce sgraziata, o timbro molto basso causata da raucedine.

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Canalìcchje

Canalìcchje s.m.= Cannolicchio o Cannello

Il cannolicchio è un mollusco bivalve della famiglia dei Solenidi, che vive in posizione verticale infossato nella sabbia; ne esistono tre specie (Solen vagina, e Ensis (= Solen) minor e Solen marginatus), che hanno in comune la forma della conchiglia una sorta di tubo allungato, lunga fino a 15-17 cm, con i margini paralleli, diritti e taglienti.

I Solenidi hanno conchiglia liscia, poco solida, equivalve, tubiforme e tronca alle due estremità: dall’estremità anteriore sporge il grosso piede, da quella posteriore i sifoni riuniti; questi animali scavano gallerie nella sabbia fino ad un metro di profondità, e in esse possono ritirarsi in caso di pericolo con l’aiuto del piede molto estensibile.

La colorazione della conchiglia è giallastro-brillante con striature violacee; la taglia più frequente è di 12-15 cm, ma può raggiungere i 17 cm di lunghezza.

Il cannolicchio si nutre filtrando attraverso un sifone inalante piccole particelle alimentari dall’acqua, che poi refluisce attraverso il secondo sifone (esalante) insieme ai residui della digestione.

Ah, dimenticavo! I canalìcchje ce pòtene mangé= sono eduli !

Quando il mare era affidabile li mangiavamo crudi. Sotto il Castello, di fronte allo stabilimento balneare di Titta, si collocava un tizio con una sedia sulla quale aveva dei cannolicchi in un piatto coperto di acqua di mare. Costui vendeva anche le pelose arrostite, rosse, da consumare subito.

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Canàrje

Canàrje s.m. = Canarino (ornit.)

È un uccelletto fringillide canoro(Serinus canaria), della famiglia Passeridae, che vive in cattività, e viene facilmente allevato in casa e tenuto come animale da compagnia.

Il canarino ha il suo antenato selvatico in un uccellino verde grigiastro originario delle Isole Canarie (al largo della costa nord – occidentale dell’Africa), da cui è derivato il suo nome.

Attraverso secoli di selezione artificiale e incroci sono state sviluppate innumerevoli varietà di forma e colore.

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Candöne

Candöne s.m. = Angolo di edificio

Si dice quando qlcu è fermo all’angolo della via, a ridosso di una casa: sté allu candöne, o au pìzze candöne o a pònde candöne.

Secondo me tutte le locuzioni si equivalgono salvo piccole differenze che si evincono più chiaramente dal contesto della frase detta.

Per esempio dire: “allu candöne” significa che casualmente c’è qualcuno fermo proprio lì, all’angolo della strada.

Dire “a ponde candöne” significa che non è casuale la sua fermata in quel punto, ma intenzionale, come se stesse fermo lì ad attendere qualcuno (ricordate quella canzone napoletana: “Stàje sempre ‘ccà, ‘mpuntato ccà, mmiezo ‘a ’sta via….”?)

Dire infine “a pizze candöne” può significare che il soggetto è sempre lì all’angolo della strada, ma come se fosse pronto a celarsi alla vista dell’osservatore, nascondendosi dietro l’angolo (alla recöne).

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Canganètte

Canganètte s.m. = Vite

Termine meccanico: vite a gancio o vite a L.

Venivano fissate agli stipiti degli infissi di legno per sostenere il bastoncello delle tendine. Sono di varie misure.

Ora esistono le viti a espansione, con tassello di gomma per le pareti di mattoni forati, detti fisher, ma noi li chiamiamo sempre ‘i canganètte.

Le viti a occhiello hanno il nome simil italiano: vüte a occhièlle

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Cannarüle

Cannarüle s.m. = Trachea, o anche esofago.

Termine anatomico che deriva da canna.

Si intende sia la trachea che porta aria ai bronchi, sia il tubo che porta cibo allo stomaco.

Il dialetto non fa troppe distinzioni.

Cannarüle è inteso prevalentemente come organo anatomico.
Ad esempio: Japrì ‘u cannarüle du caprètte = scannare, aprire (recidere) la trachea del capretto.

Si può dire anche cannarùzze, o cannarùzzele specie in modo scherzoso, per indicare la gola in senso gastronomico, come il romanesco gargaròzzo.

‘U sàcce ca te piéce a mené jind’u cannaruzze! = Lo so che ti piace mangiare e bere!

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