Trjìmete

Trjìmete s.m. = Pesce torpedine

Pesce (Torpedo marmorata e Torpedo ocellata. Torpedire occhiuta) appartenente alla fam. dei raidi.

Ha il corpo appiattito a disco, bocca ventrale.

Vive nei fondali bassi. E’ un po’ simile alla Razza e tramortisce le sue prede con scariche elettriche di notevole entità.

La scossa è avvertita dagli umani come un tremore (da cui il nome che significa tremito)

Ha carni molli e commestibili. Nella cucina manfredoniana viene preparato in teglia, con olio, aglio, prezzemolo e mollica di pane sbriciolata: ‘U trjimete ammullechéte = il pesce torpedine ricoperto di mollica.

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Trune

Trùne s.m. = Tuono

1) Trùne, s.m. – Rumore che, durante i temporali, fa seguito a una scarica elettrica atmosferica a causa della rapida espansione dell’aria da essa riscaldata.

Una domanda burlesca veniva rivolta ai bambinelli ingenui:
- “Döpe ‘u lambe che vöne?” = Dopo il lampo che viene? La risposta era logica:
- “U trùne!” = il tuono! Allora l’ “esperto” lo rimbeccava, addirittura con la rima:
- “Sì fèsse e nen te n’addùne!” = Sei sciocco, fessacchiotto e non te ne accorgi.

2) Trùne, agg. – Per i ragazzini che giocavano con le trottole di legno, trùne era un aggettivo che definiva la cattiva qualità del giocattolo, nel senso che esso non prillava benissimo sul suo asse, perché la punta metallica non era stata conficcata con l’estrema precisione voluta. Preso preso sul palmo della mano durante la sua veloce rotazione, dava un senso di tremore. Se non aveva oscillazione la trottola era definita ‘na pennozze, una pennuzza, una piuma! Se la qualità era pessima la trottolina era classificata come zarabbabbà, forse con una riminiscenza di lingua araba.

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Tùcche

Tùcche s.m. = Conta

Conteggio, conta. Particolarmente è quella che, nei giochi infantili, si fa per stabilire a chi tocchi un dato ruolo, chi debba fare una data cosa, che viene prescelto dalla sorte.

I partecipanti al gioco si dispongono in cerchio e al grido: da mè,…oh! tutti presentano una mano con il numero di dita distese, da uno a cinque. Una volta sommate le dita presentate all’oh!, si comincia a contare a partire da quel (o anche da un altro bimbo: da Giuànne, oh!), un numero per ciascuno, 1, 2, 3, 4, ecc.., secondo la disposizione del cerchio, fino al raggiungimento del numero delle dita sommate.

Si dice mené o vutté ‘u tùcche = fare la conta, tirare a sorte.

A volte si usa cantilenare una filastrocca, come già chiarito alla voce chetògne, oppure alla làmbe. Come l’italiano A-nghi-ngò, tre civette sul comò, ecc..

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Tufarüle

Tufarüle s.m. sopr. = Operaio delle cave di tufo, Cavamonti

Operaio edile adibito all’estrazione manuale dei blocchi di tufo (‘nu tüfe = un concio di tufo) dalla cava chiamata tufére= tufara.

Una volta che non esistevano le macchine estrattrici, si faceva tutto manualmente con appositi picconi (‘u zappöne) a taglio di larghezza differente su ciascuna delle due estremità.

A questi zapponi ogni tanto bisognava ridare il taglio perché si consumavano. Ci pensava il fabbro a sturnì ‘i zappüne

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Tüfe

Tüfe s.m. = Tufo

Intendiamo a Manfredonia con questo nome, più che la roccia tufacea in genere, i conci di questo materiale, estratti dalle tufare (vedi) ed ampiamente usato in edilizia.

Generalmente i conci di tufo hanno dimensioni di cm 20x20x40.

Quelli usati a Manfredonia, molto chiari, provenivano dalle importanti cave site in località S.Lucia, sulla strada per Foggia, sfruttate fino agli anni ’60.

Il tufo di Canosa, un prodotto particolarmente compatto, era molto apprezzato dai muratori.

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Tumbagne

Tumbagne s.m. = Tappo

Specificamente, si chiama ‘u tumbàgne il tappo di legno usato per le botti che contengono vino.

Dé ‘na botte au cjirchje e ‘na botte a ‘u tumbàgne = Dare un colpo al cerchio e un colpo al tappo.

Bisogna saper colpire o contentare entrambi i contendenti. Non essere di parte.

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