Calzatüre

Calzatüre s.m. = calzatoio, calzascarpe.

Si può chiamare anche cavezascarpe

Piccolo oggetto di metallo, o di plastica che aiuta ad indossare le scarpe, facilitando con un’azione a scivolo, l’alloggiamento del tallone all’interno di esse.

Quando ero giovinotto qlcu lo chiamava ‘u calzànde, ma forse era preso a prestito da altri dialetti che si sentivano durante il servizio militare, a contatto con gente di tutta Italia.

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Cambanére

Cambanére s.m. = Campanile

Torre che affianca o sovrasta una chiesa e che contiene nella parte più alta le campane. Nella foto d’epoca, il “nostro” speciale amato campanile dell’Orsini, uno dei pochi staccato dal corpo dell’edificio della chiesa.

Con questo termine una volta si designava anche la corata, a curatèlle di agnello o di capretto (trachea, cuore, polmoni, fegato), appesa con gancio all’interno delle macellerie in esposizione.

Era la carne dei poveri, con cui le nostre brave nonne preparavano un gustoso soffritto o dei piccoli deliziosi turcenjille.

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Cambanjille

Cambanjille s.m. = Campanello

Piccola campana che si suona agitandola per il manico o tirando la corda a cui è fissata; dispositivo elettrico a suoneria azionato da un pulsante, collocato accanto alle porte all’esterno di abitazioni, uffici, ecc.

Ricordo che cambanjille è anche un soprannome che apparteneva alla famiglia Quercino.

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Cambe-sante

Cambe-sante s.m. = Camposanto

Cimitero cristiano. Luogo predisposto per la sepoltura dei morti e per la conservazione dei loro resti.

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Cambüsce

Cambüsce s.m. = Pascolo

Di solito si usa, addolcendo la consonante iniziale, come avviene i tutti i dialetti dell’Italia meridionale, pronunciare ‘ngambüsce. Esempio pjitte/mbjitte, cambagne/ngambagne, cjile/ngjile, ecc.

Mené ‘ngambüsce = Menare le pecore al pascolo.

Menàrece ‘ngambüsce = Uscire all’aperto, uscire presto di casa per raggiungere i campi. Difatti io penso che la parola derivi proprio da campo, campagna.

Una mattina, uscendo in bicicletta di buonora, sono stato apostrofato simpaticamente da un amico: Uhé, già te sì menéte ‘ngambüsce! = Ehi, già ti venuto fuori di casa (così presto)!

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Cammurriste

Cammurriste s.m. = Cammorrista

Nulla a che vedere con la famigerata attuale “camorra” napoletana.

A Manfredonia e credo in tutta la Capitanata il cosiddetto cammorrista degli anni ’50 era un personaggio con delle ferree leggi di comportamento inculcategli da una misteriosa società segreta cui erano affiliati.

Era obbligato a proteggere i deboli dai soprusi, a rispettare le leggi e la gerarchia, imparava le regole di vita, era discreto, educato, solidale con gli altri membri della camorra e con chiunque altro potesse aver bisogno di aiuto: insomma un cittadino esemplare.

In caso di necessità interveniva autorevolmente nelle controversie, e sapeva farsi rispettare perché emetteva giudizi equilibrati.

I giovincelli dell’epoca oltre a tutto questo, imparavano a usare il bastone e il coltello, per saperli adoperare, l’uno o l’altro, ma solo per difesa personale, e mai per offesa.

I cammurrìste di una volta erano persone che andavano sempre e comunque rispettate perché avevano carisma e non agivano mai d’istinto.

Ora sono del tutto scomparsi, almeno quelli che rispondevano alle caratteristiche sopra elencate.

Insomma il termine non era per nulla negativo come quello attuale che riconosce negli affiliati alla camorra solo soprusi, angherie, taglieggiamenti, spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione e altre porcherie simili.

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