Ùcchje

Ùcchje s.m. = Occhio

Organo della vista, che percepisce gli stimoli luminosi e li rimanda al cervello che li traduce in immagini.

Affettuoso rimprovero a qlcu permaloso/a:

Nen te pozze düce manghe che bell’ùcchje ca tjine ‘mbacce! = Non posso dire nemmeno: che begli occhi che hai in viso!

Add’jì ca töne l’ucchje töne ‘i méne = Dove ha gli occhi ha le mani.

Constatazione della vivacità del bimbo: tocca tutto ciò che vede.

Torce l’ùcchje = Torcere gli occhi. Provare un grosso spavento.

Mò, acüme ce avvecjüne ‘nu giòvene, Mariètte torce l’ùcchje = Ora come si avvicina un giovanotto, Marietta prova terrore (forse perché ha avuto una precedente delusione amorosa, e per ora non vuole più saperne di giovanotti)

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Uéte

Uéte s.m. = Accesso

Accesso, passaggio, varco, luogo attraverso il quale si passa, per esempio, in una recinzione, in una “chiusa”, ossia un uliveto o un mandorleto.

Anche i due pilastrini, in muratura o in ferro, che sorreggono la cancellata di accesso.

Frangì, ha viste se sté serréte ‘u uéte? = Francesco, hai controllato se è chiuso l’accesso?

Forse proviene, per estensione, da “guado”= attraversamento di corso d’acqua a piedi, a cavallo o con un veicolo.

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Ugghiaréle

Ugghiaréle s.m.= Venditore oleario.

Fino agli anni ‘50 quasi tutte le attività commerciali si svolgevano per strada grazie ai solerti venditori ambulanti.

Oltre al lattaio (’u lattére) girava per le strade anche l’ugghjaréle, con il suo bidoncino da 10 litri di olio di oliva sul portapacchi della bicicletta, e due misurini uno da 100 gr (‘a mesüre) e uno da 50 gr (‘a mèzza mesüre).

Le massaie per non fare sprechelìzzje = spreco, si facevano bastare una misura d’olio per preparare il sugo. Il misurino da 50 gr serviva a soddisfare la richiesta di 150 gr (‘na mesüre e mèzze), e purtroppo anche quella di soli 50 gr per quelle donne che non disponevano di troppa moneta…

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Ugghjarüle

Ugghjarüle s.m. = Oliera, orzaiuolo

1) Oliera. Ampolla o altro recipiente con beccuccio usato a tavola per versare l’olio sui cibi da condire. Quello pugliese è di latta saldata o di acciaio inox, con coperchio incernierato e beccuccio lunghissimo. State certi che è meglio del salvagocce, perché non fa perdere inutilmete il prezioso condimento.

2) Orzaiolo. Infiammazione suppurativa delle ghiandole sebacee della palpebra, che si forma nello spessore di questa e si apre sull’orlo libero e sulla superficie congiuntivale, risolvendosi per lo più spontaneamente.

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Ùgghje

Ùgghje s.m. = Olio

Sostanza liquida insolubile in acqua, di origine vegetale, animale o minerale, con caratteristiche proprie per ogni tipologia.

Quello vegetale, dalla notte dei tempi, dalle nostre parti è stato sempre e solo quello ricavato dalla coltivazione dell’olivo. Si usava solo per uso alimentare e con parsimonia, altrimenti c’era il rischio che comparissero delle croste sul cranio (i scorze ‘nghépe). L’olio di semi per le fritture, dal costo infimo, è una contaminazione americana degli anni ‘60.

L’olio minerale, ricavato dalla distillazione del petrolio greggio, è usato come lubrificante nei motori a scoppio (a combustione interna) molto apprezzato e costoso.

Quello animale, come quello ricavato dal fegato di merluzzo, ricchissimo di vitamine e sali minerali, era usato come ricostituente per combattere il rachitismo dovuto a carenze alimentari. Ora i nostri bimbi hanno il problema inverso, quello dell’obesità….

Ricordo che a scuola nell’mmediato dopoguerra, quando tutti risultavamo ipo-alimentati (pane cotto e patate, e il latte solo se stavamo ammalati) il Maestro ci somministrava un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo a testa ogni giorno, attinto da una orribile bottiglia gelosamente custodita nell’armadietto.

Il bello della storia, di per sé lodevole, era che un solo cucchiaio passava di bocca in bocca a tutti gli scolari della stessa classe!!!

Quelli erano purtroppo i tempi che vivevamo, e solo dopo molti anni, rammentando quel “rito” giornaliero, ci siamo resi conto che fosse un po’…anti igienico. Comunque siamo sopravvissuti, forti, sani e con qualche anticorpo in più.

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Urteléne

Urteléne s.m. = Ortolano

Chi coltiva un orto; estens. chi vende ortaggi.

Fino agli anni ‘50 gli orti erano presso le mura della città. Uno era situato ai piedi della Torre dell’Astrologo fino all’incrocio con via Magazzini, quella che porta all’Ospedale Civile.

Un’altro, il più esteso, il famoso Orto Sdanga, copriva il suolo poi occupato dalle palazzine della Posta Centrale.

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