Djitöne
Djitöne s.m. = Pollice
Significato letterale: ditone, dito grande.
Ovviamente si riferisce sia al pollice delle mani, sia all’alluce dei piedi.
Djitöne s.m. = Pollice
Significato letterale: ditone, dito grande.
Ovviamente si riferisce sia al pollice delle mani, sia all’alluce dei piedi.
Abburremjinde s.m = Esasperazione
Limite estremo a cui può giungere una situazione, una passione ecc. Saturazione, misura colma.
Sono così stufo ed annoiato che mi fai aborrire qualsiasi altro tuo gesto o suggerimento. Mi hai colmato di contrarietà..
M’ha fatte venì a burremjinde! = Mi hai fatto giungere all’esasperazione.
Àcce s.m. = Sedano

Il sedano (Apium graveolens), originario della zona mediterranea e conosciuto come piante medicinale fin dai tempi di Omero, è una specie erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Apiaceae.
Le varietà più utilizzate in cucina sono il “sedano da costa” (Apium graveolens dulce) di cui si utilizzano i piccioli fogliari lunghi e carnosi, e il “sedano rapa” (Apium graveolens rapaceum) di cui si consuma la radice.
Il mazzetto costituito dalle foglie piccole di sedano, usato in cucina per profumare pietanze, e non in insalata, è chiamato l’accetjille = Piccolo sedano.
Accedemjinde s.m. = Affaticamento
Va bene anche scritta acciüdemjinde, come acciüde, acciüse = uccidere, ucciso.
Parola un po’ desueta, adoperata solo dalle persone più anziane.
Significa strapazzo, affaticamento eccessivo, fatica enorme.
Deriva da “uccidere”, come se fosse ‘uccisione’: questa fatica è immane, mi farà soccombere, è al di sopra delle mie forze, mi ucciderà.
Fràteme sté accedendéte, e pe javezàrle ogne vòlte jì ‘naccedemjinde = Mio fratello è infortunato, e (l’atto di) sollevarlo, ogni volta è uno sforzo immane.
Acquarüle s.m. = Acquaiolo
Personaggio che per mestiere, era addetto alla vendita di acqua potabile alla minuta.
Quando non c’erano i frigoriferi, tutti d’estate desideravano una bevuta di acqua fresca.
Perciò nacque il mestiere e la figura dell’acquaiolo.
Costui aveva allestito un apposito chiosco in Corso Manfredi, all’angolo Nord di Piazza del Popolo per la vendita di acqua fresca.
Quell’acqua era apprezzata perché non era la solita acqua piovana raccolta dai tetti nelle cisterne e che sapeva di terra.
Proveniva dal famoso acquedotto del Serino, nel Napoletano, arrivava a Manfredonia in carri cisterne delle Ferrovie, e da qui, dopo il trasbordo, veniva trasportata con carri botti a trazione animale fino nei serbatoi sotterranei del chiosco.
Si sollevava mediante una pompa idraulica azionata a mano, con una leva a movimento alternato avanti-dietro (detta volgarmente ‘u tremöne).
L’acqua, semplice o zuccherata e aromatizzata con succo di limone o con caffé, si vendeva per pochi centesimi a bicchiere.