Sfascìzze

Sfascìzze s.inv. = Congegno, apparato, meccanismo malfunzionante

È specif. riferito a qls mezzo di locomozione che procede a stento a causa della vetustà o dall’assenza di manutenzione: insomma è da sfasciare!

Giuà, quann’jì ca te ljive ’stu sfascìzze? = Giovanni, quando deciderai di rottamare questo catorcio?

‘Stu tràpene jì ‘nu sfascìzze! = Questo trapano non funziona bene!

Tènghe ‘na sfascìzze ma nen tènghe ‘i sòlde pe’ cangiàrle = Ho un’auto che è un catorcio ma non ho denaro per sostituirla.

Türa-jagnéle

Türa-jagnéle s.m. = Cavadenti.

Un tempo, praticone che toglieva e curava i denti malati.

Costui esercitava a domicilio la sua azione ai malcapitati pazienti, perché non poteva avere un ambulatorio dentistico vero e proprio come lo intendiamo noi.

Il termine è composto da Türa = da tirare (non turare), cavare, estrarre e jagnéle = dente molare.

Questa “professione” gli è valso il soprannome

Ùcchje-pescéte

Ucchje-pescéte s.inv. = Congiuntivite

È il nome di una patologia che colpisce l’occhio e si manifesta con abbondante lacrimazione che si raggruma durante il sonno.

Scatenata da agenti esterni, quali polvere o abbagliamento, provoca un fenomeno infiammatorio con conseguente fotofobia, dolore e lacrimazione.

Può anche avere origine batterica per la presenza nel sacco congiuntivale di streptococco o stafilococco, che provocano un’infezione, risolvibille con l’uso di antibiotici appropriati.

Le nostre mamme ci liberavano le palpebre “incollate” dalle cispe (‘i scazzìlle) con acqua borica tiepida.

Zinghe-’nzelànghe

Zinghe-’nzelànghe s.inv. = Altalena

Usato generalmente al plurale, indica il gioco dell’altalena.

Si riferisce specificamente a due segmenti di corda legati ad un rudimentale sedile e al ramo di un albero.

Si può anche intendere l’asse di legno incernierato al centro e basculante su un cavalletto. Alle due estremità dell’asse si mettono i bimbi a cavalcioni e si sollevano alternativamente, ora l’uno ora l’altro.

Questo sostantivo dà il titolo a una raccolta di “Poesie e Canzoni in vernacolo manfredoniano” del mio omonimo poeta Michele Racioppa.

Sin. Ndrìnghete-ndrànghete

Mia nonna diceva anche teràndeles.m. = tiranti, ma credo che il termine sia di origine Montanara. Potete chiedere agli anziani se è conosciunto anche nel nostro dialetto?

Zjéne

Zjéne s.inv = Zio, zia

Sorella o fratello di uno dei genitori, considerato rispetto ai loro figli; marito della zia, o moglie dello zio.

Per indicare uno dei propri zii, si dice zjàneme, sostantivo invariabile sia al maschile sia al femminile.

Allo stesso modo, per uno degli zii di chi ascolta si dice zjànete.

Züte

Züte agg., s.inv.

1) L’aggettivo züte indica lo stato civile dello scapolo e della nubile.

Ma c’jì spuséte Mariètte? No, jì angöre züte. = Si è sposata poi Marietta? No, è ancora nubile.

T’ha fatte ‘na famìgghje? No, so’ züte angöre. = Ti sei formata una famiglia? No sono ancora scapolo.

2) Il sostantivo invariabile züte significa il fidanzato o la fidanzata.

Quann’jì ca te truve ‘nu züte, quanne te fé vècchje? = Quand’è che ti cerchi un fidanzato, quando diventerai vecchia?

Quèste jì la züte de Gesèppe! = Questa è la fidanzata di Giuseppe!

3) con l’articolo al plurale ‘i züte si indicano l’uomo e la donna nel giorno del loro matrimonio: lo sposo e la sposa.