Crestjéne

Crestjéne s.i. = Persona, gente

In italiano sembrerebbe voglia significare ‘cristiano’, aggettivo per qualificare un seguace della religione di Cristo.

Invece in dialetto il termine è un sostantivo, invariabile per numero e per genere, che designa fisicamente una persona o la gente in genere.

So jüte alla Pòste, ma stèvene ‘nu mónne de crestjéne: allöre véche cré matüne sóbbete = Sono andato alla Posta, ma c’erano molte persone (in attesa): allora (mi son detto:)vado domani mattina presto.

Ch’anna düce ‘i crestjéne? = Cosa dirà la gente?

Questa frase era molto ricorrente in passato. Si teneva molto in considerazione il giudizio della gente. Anzi lo si temeva. In effetti la privacy non era stata ancora inventata…Anche perché la popolazione del nostro paese non era numerosa e ci si conosceva tutti, almeno in ogni rione.

Nen te mettènne ‘nanz’a pòrte p’a canuttjire! Ch’anna düce ‘i crestjéne? = Non metterti davanti all’uscio di casa in canottiera! Cosa diranno le persone che ti vedono (così trasandato)?

Al giorno d’oggi si risponderebbe: Che me ne fröche a me? = Non m’importa!

Nen ce jènne a juché sèmbe au begliàrde. Hann’a düce ‘i crestjéne: “ma cóste nen töne che arte fé!” = Non andare a giocare sempre al bigliardo. Dirà la gente: ma costui non ha altro da fare?

Cuggjüne

Cuggjüne s.inv. = Cugino, cugina.

Cugino/a = Figlio/a di un fratello o di una sorella del proprio padre o della propria madre.

In dialetto, al maschile fa ‘U cuggjüne s.m. = Il cugino; al femminile fa ‘A cuggjüne s.f. = La cugina.

Cambia solo l’articolo, ma il termine è invariabile per il maschile e per il femminile.

Se si parla del proprio cugino o della propria cugina, si dice cuggìneme = mio/a cugino/a.

Se si tratta del o della cugino/a di chi ascolta si dice cuggìnete.

Una curiosità: il simpatico dialetto di Monte Sant’angelo ha conservato il termine latino consobrinus e tuttoggi cugino è detto cunzuprìne.

Desgrazzjéte

Desgrazzjéte agg. e s.m. = Disgraziato

In italiano l’agg. significa che qlcu è stato colpito da sciagura, da sventura, da disgrazia.

In dialetto significa che la sciagura costui l’ha avuta nel cervello, perché si comporta da delinquente, farabutto, furfante, mascalzone, canaglia (basta per oggi?).

Talvolta viene spontaneo esclamare scherzosamente desgrazzjéte! quando qlc amico dice una battuta fulminante o fa uno scherzo un po’ pesante, ma ancora accettabile.

Se poi va fuori limite, parte ugualmente il desgrazzjéte!, ma contemporaneamente a una gragnuola di cazzottoni e ad un corollario di improperi: ghjachitemmùrte, ’stu chjüne de quà, ’stu chjüne de là, ecc…

Per i non Manfredoniani preciso che le “z” del termine hanno un suono dolce, non aspro.

Fèsse

Fèsse agg. = Sciocco, scemo

Fé fesse = Far fesso, raggirare, imbrogliare qlcu

Al femminile ‘a fèsse de màmete!… non significa esattamente che la madre dell’interlocutore sia stupida.

In questo caso ‘a fèsse è un sostantivo, per vituperare i suoi genitali. E’ un’invettiva frequente, come per dire ‘a putténe de màmete.

Scusate la volgarità, ma la vita è questa.

Figghjàstre

Figghjàstre s.inv. = Figliastro

Figlio/a che uno dei coniugi ha avuto da un matrimonio precedente, rispetto al nuovo coniuge.

ĺsele

ĺsele s.inv = Isola

Porzione di terraferma circondata completamente dalle acque del mare o del lago.

Nome invariabile: uguale al singolare come al plurale.

So’ stéte all’ĺsele deTrèmete: quante so’ bèlle! = Sono stato alle Isole Tremiti: come sono belle!

Alla Pógghje sté ‘na massarüje ca ce chiéme “l’ĺsele” = Nella Puglia piana c’è una fattoria che si chiama “L’Isola degli Ulivi”.