Castagnére

Castagnére agg., s.inv. e sop. = Castagnaio

Venditore di frutta secca:castagne, arachidi, nocciole, semi di zucca, ceci e fave arrostite.

Soprannome derivato, come tanti altri, dal mestiere esercitato dal soggetto.
Quello che ricordo io aveva il negozio al Corso, vicino alla Farmacia Murgo.

Cavezettére

Cavezettére s.inv. = Calzettaio/a

Chi produce o vende calze, chi lavora in una fabbrica di calze, chi ripara, rammenda calze.

Il soprannome deriva dal mestiere di una signora che confezionava in casa le calze (‘i cavezètte) e i guanti di filo con la macchina da maglieria.

Chéne

Chéne s.inv. = Cane

(etimol. dal latino Canem, greco Kuon)

Animale domestico (fam. canidi) molto comune, diffuso in tutto il mondo, usato per la caccia, la difesa, nella pastorizia, come animale da compagnia o per altre attività.

Chéne arraggéte = Cane arrabbiato. Indica il cane colpito da una terribile malattia chiamata idrofobia. O anche fig. una persona avida, cattiva, egoista, litigiosa.

Chéne vattescéte = Cane bastonato. Evidenzia figuratamente, l’aspetto di qlcu mogio, afflitto, scoraggiato, rassegnato.

Assemègghje a ‘nu chéne vattescéte = Somiglia a un cane bastonato. Il termine vattescéte è ormai desueto.

In dialetto, che sia maschile, o femminile, o singolare, o plurale, si dice sempre chéne. Ovviamente è l’articolo che determina il genere e il numero dei cani (‘u chéne, ‘a chéne, ‘i chéne)

Chjàveche

Chjàveche s.inv. e agg. = Chiavica

Il sostantivo femminile chjàveche indica la rete fognaria in genere e in particolare quella feritoia alla base del cordolo dei marciapiedi, una cateratta, per far defluire le acque piovane (o le cacche dei cani) direttamente nella fogna. Nelle giornate calde erano maleodoranti, per queste le hanno bonificate eliminandole.

In napoletano si chiamano “saettelle”: nei film i malviventi inseguiti in città vi buttavano la pistola per mostrare di essere “puliti” alla perquisizione della polizia.

Per estens.: Chiaveche s.inv. Persona brutta o spregevole (paragonata a una puzza insopportabile).
‘Nu chjàveche fetènde me stöve arrubbànne ‘a màchene = Un farabutto puzzone tentava di rubarmi l’automobile.

Quando qualcuno è stanco, spossato, dolorante dice: me sènde ‘na chjàveche = mi sento un cesso.

Ciócce

Ciócce s.inv. = Asino

Termine invariabile per genere e numero.

Asino, somaro, ciuco. Mammifero erbivoro della famiglia degli Equidi (Equus asinus).

Utilizzato generalmente come bestia da soma. Simile al cavallo ma più piccolo, con testa grossa, orecchie allungate e mantello di colore grigio uniforme o anche scuro.

Fig., persona testarda, cocciuta, ignorante e stupida.
Est., cavalletto da sarto per stirare agevolmente le maniche delle giacche.
Dim., Ciucciarjille s.m. ciucciarèlle s.f.
Femm., ‘A ciócce; scherzosamente ‘a ciócce indica la fidanzata (chiedo scusa alle donzelle)

Curiosità:

1)‘U ciócce Lallüne = Il somaro di Raffielino, veniva chiamato in causa quando non si sapeva attribuire la responsabilità di una marachella.

-Chi ca ho rotte ‘u piatte? (silenzio…) -’U ciócce Lallüne! = Chi ha rotto il piatto?…l’asinello di Raffielino.

2) ‘U ciócce Maradòsse si nomina come termine di paragone per indicare qlcu che compie un’azione inopportuna.

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Crapellöse

Crapellöse agg., s.inv., sopr., = Carapellese

Nativo o originario/a di Carapelle

Ricordo Cungètte ‘a Crapellöse: di cognome Rubino.