Burràgge

Burràgge s.f. = Borragine

Pianta erbacea annuale. Ha foglie ovali ellittiche, picciolate, verdi-scure raccolte a rosetta basale lunghe 10-15 cm e poi di minori dimensioni sullo stelo, che presentano una ruvida peluria. I fiori presentano cinque petali, disposti a stella, di colore blu-viola.

In dialetto è detta anche burràcce. Nelle altre lingue: Bourrache (F), Borage (GB), Boretsch (D), Borraja (E)

Attualmente l`uso gastronomico della Borragine (Borrago officinalis) è maggiormente diffuso nell`Italia meridionale. Le giovani foglie si consumano crude in insalata, dopo averle tritate e mescolate con altri erbaggi o con pomodori. La rigidità dei peli svanisce per effetto dell`aceto.

Le stesse foglie, come pure le cime, vengono consumate lessate e poi condite con olio e limone oppure saltate al burro, strascicate con olio e limone. La migliore riuscita, almeno nel Tavoliere, è quella di cuocerle come le cime di rape con la pasta.

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Busciüje

Busciüje s.f. = Bugia

Affermazione, deliberatamente contraria alla verità, detta per celare qcs.

Nen decènne busciüje ca se nò te mètte ‘u fùche mmòcche! = Non dire bugie, altrimenti ti metto il fuoco in bocca!

Una delle tante terrificanti minacce che vanamente i nostri genitori ci facevano per farci rigar dritto.

Nonostante queste non siamo venuti su scioccati.

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Cacaròzzele

Cacaròzzele s.f. = Sterco degli ovini

Ha la forma tondeggiante e la dimensione e la lucentezza delle olive. Quando passavano le greggi di pecore, condotte all’ “Acqua di Cristo” per la lavatura della lana prima della tosatura, lasciavano una traccia evidente per tutto il percorso.

Con queste “olive” dei farabutti hanno fatto degli scherzi diabolici e feroci. Non voglio proseguire, se no i deboli di stomaco cominciano a jetté.

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Cacàzze

Cacàzze s.f. = Paura

Paura, spavento, panico, timore, terrore, tremarella, ecc.

Modi di dire:

“Ce sime pigghjéte ‘na cacàzze!…” = Abbiamo preso uno spavento!

Ce n’jì scappéte p’a cacàzza ‘ngüle. = Se n’è fuggito con la coda fra le gambe.

Da non confondere con il termine “scacàzze”

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Cacchjöle

Cacchjöle s.f. = Asola

Asola, occhiello, alamaro per abbottonare giacche, cappotti, pantaloni, sandali, ecc.

Si chiama cacchjöle anche l’annodatura di un laccio, o di una fettuccia, o di un nastro, che si scioglie tirando uno dei suoi due capi.

Presumo che cacchjöle significhi propriamente “piccolo cappio”

In questo caso c’è un sinonimo simile all’italiano nocca: “la nnòcche”

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Caccialèbbre

Caccialèpre o Caccialèngue s.f. = Caccialèpre


E’ una pianta commestibile (Reichardia picroides)che cresce in zone sassose nelle balze e zone sabbiose vicino al mare. Si utilizzano le rosette fogliari basali, crude in insalata, sole o accompagnate da altre specie erbacee commestibili

A Roma lo chiamano Caccialepre, in Toscana Terracrepolo o Grattalingua.

Curiosità attinte dal web:

Etimologia del nome scientifico Reichardia picroides:
Il primo termine del binomio è dedicato al medico e naturalista tedesco J. J. Reichard, mentre il secondo deriva dal greco picros = giallo, con riferimento al colore dei fiori.

Etimo del nome volgare:
Il termine Caccialepre ha etimo incerto, sembra tuttavia (DURO, 1986-93); che esso sia composto da un primo elemento alterato: caccia(re) e la lepre; cioè erba utile come esca per cacciare la lepre. Il dialettale Caccialebbra non ha nulla a che vedere con la malattia infettiva; è un meridionalismo; infatti in questo contesto linguistico lebbre significa la lepre, non lebbra.

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