Ammujüne

Ammujüne s.f. = Chiasso.

Chiasso, cagnara, baccano, specie di bambini per strada.

Stàteve cìtte-cìtte, nen faciüte ammujüne, ca sté durmènne ‘u crijatüre. = Statevi zitti zitti, non fate chiasso, ché sta dormendo il bambino piccolo.

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Andüche-andecazze

Andüche, andecazze s.f.,agg. = Anticaglie

Si tratta di cose ormai fuori moda, in genere vestiti, oggetti o soprammobili.

Si può riferire anche a modi di essere, comportamenti, idee o mentalità ormai superate.

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Apparaziöne

Apparaziöne s.f. = Luminarie

Addobbo luminoso esposto in luoghi pubblici per particolari ricorrenze, specialmente per le Feste Patronali e le Sagre dei paesi del sud Italia.

L’apparazjöne era costituita da tante archéte = arcate, formate da liste di legno munite di migliaia di lampadine colorate.

Le arcate erano collocate a distanza di circa 20 metri l’una dall’altra e illuminavano le vie principali del paese.

Nella piazza poi si montava la Cassa Armonica, anch’essa tempestata di luci. In dialetto si chiamava orchèstre, e l’orchestra di fiati era detta ‘a bbànne = la banda.

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Appòndapètte

Appòndapètte s.f. = Spilla da balia, spilla di sicurezza

A Napoli le chiamano ‘e spìngule frangése.

Etimo: deriva dal fatto che la spilla si appunta sul davanti di un indumento, all’altezza del petto.

Le nostre nonne, per sferruzzare. alloggiavano il gomitolo nella tasca del grembiule, e passaavano il capo del filo tra i rebbi della spilla appuntata sul pettorale e poi lo facevano scendere fino ai ferri per confezionare la calzetta. In questo modo il filo non si aggrovigliava mai.

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Aràzze

Aràzze s.f. = Icona

Con ‘icona, da non confondere con il termine usato in informatica, intendo dire semplicemente ‘immagine sacra’.

Immagine devozionale che si poneva sopra la testata del letto. Il termine ‘aràzze‘ può somigliare all’italiano ‘arazzo’, da cui probabilmente in origine prese il nome.

Può essere di legno dipinto o scopito a bassorilievo, di tela dipinta e incorniciata, d’argento su base di legno, ecc.

È accettabile anche la versione scritta ‘a ràzze, oppure la ràzze, omofona di l’aràzze.

Quella di dimensioni contenute è chiamata ‘a razzètte o la razzètte, omofona di l’arazzètte

Maste Giuànne, assjime alla mubìblje, muà fé püre ‘na bèll’arazzètte pe chépe ‘u ljitte = L’ebanista Giovanni Del Vecchio, assieme alla mobilia, scolpirà anche una bella immagine sacra da porre sopra la testata del letto.

Per la cronaca Giovanni Del Vecchio era un bravissimo artigiano ebanista, che sapeva scolpire il legno ad altorilievo in maniera veramente artistica. Aveva la bottega assieme a suo fratello Michele (credo che Michele sia ancora attivo a 80 anni suonati) in via San Francesco 74.

Restavo a guardarlo per ore quando scolpiva, ad esempio, su un blocco di legno stretto nella morsa, il volto di Cristo sofferente. Parlo dell’anno di grazia 1949 o 1950…

Poi, semilavorato, lo passava ai ragazzi suoi allievi a farlo scartavetrare e lisciarlo per prepararlo ai successivi trattamenti con l’impregnante e di lucidatura.

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Ariatüre

Ariatüre s.f. = Boria

Darsi delle arie, mostrare alterigia, boria, albagia, spocchia.

I Napoletani simpaticamente dicono che uno “si spara delle pose”.

Guarde a jìsse accüme ce dé l’ariatüre = Guardate lui come si dà delle arie!

Tuttavia il termine ha una valenza scherzosa.

Se si potesse dire in italiano sarebbe “ariatura”…comunque deriva da aria, arie.

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