Ariatüre

Ariatüre s.f. = Boria

Darsi delle arie, mostrare alterigia, boria, albagia, spocchia.

I Napoletani simpaticamente dicono che uno “si spara delle pose”.

Guarde a jìsse accüme ce dé l’ariatüre = Guardate lui come si dà delle arie!

Tuttavia il termine ha una valenza scherzosa.

Se si potesse dire in italiano sarebbe “ariatura”…comunque deriva da aria, arie.

Arìnje

Arìnje s.f. = Origano

L’origano (Origanum vulgari) è un’erba aromatica perenne della fam. delle Labiate, con foglie piccolissime e piccoli fiori rosa, tipica del clima mediterraneo, usata in cucina come aromatizzante. Viene coltivata in aree ben circoscritte perché è infestante.

La pianta spontana di origano ha odore ancora più pungente. Raccolta sul Gargano viene venduta a mazzetti nei mercatini rionali.

Esiste la variante di origano detta Maggiorana (Origanum maiorana) che si adatta ai climi nordici perché resistente alle basse temperatura.

Arte

Arte s.f. = Mestiere, professione

Attività lavorativa.

Che àrte fé? = Che mestiere hai? Quale professione svolgi?

Chiaramente non è la nostra l’Arte intesa come attività umana tesa a creare, per mezzo di forme, colori, parole, suoni, ecc., prodotti culturali a cui si riconosce un valore estetico

L’arte nostrana intende il mestiere di: fabbro, meccanico, falegname, sarto, fotografo, idraulico, imbianchino, meccanico, coltivatore, spazzino, ferraiolo, geometra, agronomo ecc. e anche il professionista (ingegnere, medico, avvocato, architetto, farmacista, notaio).

Artèdeche

Artèdeche s.f. = Frenesia, vivacità, ansia, agitazione, ecc.

Si usa questo sostantivo quando qlcu non sa stare un attimo fermo con le mani. Tocca, liscia, sposta oggetti, si tocca il naso, si gratta il culo, di leva gli occhiali, ecc. ecc.

Stàtte fèrme! E che, tjine l’artèdeche ai méne! = Sta fermo! Ma che, hai alle mani, l’irrequietezza?

Se l’artèdeche è proprio irrefrenabile, dicesi artèdeca-papéle, ossia frenesia papale, cioè al massimo livello!

Assógghje

Assógghje s.f. = Lesina

Strumento del calzolaio costituito da una piccola asta acuminata di ferro, lievemente ricurva, infissa in un manico di legno, atta a forare il cuoio per farvi passare le cuciture.

Usato dai calzolai e dai sellai.

Può derivare dal verbo assugghjì o assògghje = sciogliere. Difatti con la sua punta sottile si riesce a penetrare nel nodo e allentarlo.

I Latini dicevano ’sùbula’

Avedènze

Avedènze s.f. = Attenzione prestata

Si usa nella locuzione “dé avedènze“, letteralmente significa “dare udienza”, come se il soggetto fosse il Pretore (Giudice di Pace) o il Giudice del Tribunale.

Semplicemente significa “dare retta”, “prestare attenzione”, derivando “udienza” da “udire”, “ascoltare”.

Generalmente viene usato nella forma negativa come consiglio o esortazione a non dar retta agli intoppi o alle provocazioni. ‘Sàlla jì a quella pàcce, nen la dànn’avedènze!