Abbunàneme

Abbunàneme s.f. = Buonanima

Allorquando, nel corso di una conversazione, si nominava una persona deceduta, si diceva abbunàneme de … = la buon’anima di… , in segno di rispetto verso l’anima del defunto.

Me so’ sunnéte abbunaneme di pàteme….
Oppure me so’ sunnéte a pàteme, abbunaneme

Qualcuno dice abbreviatamente bunàneme invece di abbunàneme.

Perché usavamo tanta riverenza verso il defunto, era obbligatorio?

Questa la mia opinione (opinabile): ritenendo che l’anima della persona si trovasse alla presenza del Creatore, la nostra chiamata in causa lo avrebbe sicuramente distolto per farlo avvicinare alla vacuità delle nostre chiacchiere.

Ovviamente la nostra intromissione sarebbe stata inopportuna perché è irriverente verso Dio.

Acquafòrte

Acquaforte s.f. = Varichina, candeggina

Era conosciuta con questo nome la varichina. Ora le donne dicono varecüne ma è una forzatura, non è che italiano dialettizzato.

Acquaspòrche

Acquaspòrche s.f. = Acqua lurida, liquame di fogna.

Quando non esisteva la rete fognaria, i bisogni corporali venivano fatti dentro un apposito vaso detto “‘u ruagne“.

Prima o poi questi vasi si riempivano e dovevano essere svuotati.

Il Comune aveva l’onere della raccolta di questi fetidi liquami. Aveva perciò allestito un carro-botte a trazione animale.

Il conducente era dotato di una specie di trombetta di ottone, ricurva come un corno di capra, funzionante ad ancia.

Ogni tanto lanciava il suono di una sola nota, come le trombette di carnevale, del suo lamentoso strumento, e gridava: Acqua-spòoooooorche!.

Era il richiamo per le donnette, che si vestivano in fretta, si coprivano le spalle con il “faccetunìcchje”, uscivano dal loro piano terra e porgevano graziosamente il vaso al carrettiere, che le svuotava in un mostruoso e repellente “imbuto” sulla parte posteriore della botte, con inevitabile sgocciolamento al centro della strada, futuro paradiso per le mosche che sarebbero adunate da lì a poco, all’imminente sorgere del sole….

Ho avuto la sventura di assistere, alle sette di mattina, allo svuotamento del carro in mare, dalle parti della Cala del Fico: il potente getto delle porcherie, liberate da un grande rubinetto, volava ad arco direttamente in mare, senza sfiorare gli scogli.

Se c’era vento di terra il materiale galleggiante si disperdeva verso il largo, e vabbè, ma altrimenti….

Ovviamente il tifo (inteso come malattia infettiva) era endemico tra la popolazione di Manfredonia.

Io mi riferisco alla mia infanzia; diciamo verso il 1950, quando l’espansione dell’abitato era avvenuta così in fretta che la rete fognaria non riusciva a coprire le fasce di periferia, specie il rione Monticchio, cresciuto vorticosamente dall’immediato dopoguerra.

Addòbbje

Addòbbje s.f. = Anestesia, narcosi

Pratica medica diretta ai pazienti che si devono sottoporre a interventi chirurgici . Si somministrano farmaci narcotizzanti. Esiste l’anestesia generale e quella locale.

Il verbo transitivo corrispondente è addubbié = narcotizzare

L’hanna addubbjéte tutta quande, o l’hanne menéte l’addòbbje skìtte alla sangïne? = L’ hanno sottoposta ad anestesia totale, o le hanno addormentato solo la gengiva?
.

Àgghje

Àgghje s.f. = Aglio

L’aglio (Allium sativum) è una pianta bulbosa della famiglia delle Liliaceae.

Il suo utilizzo primo è quello di condimento, ma è ugualmente usato a scopo terapeutico per le proprietà congiuntamente attribuitegli dalla scienza e dalle tradizioni popolari.

Scientificamente è stato dimostrata la sua efficacia nel portare la pressione sanguigna entro limitii accettabili.
Quindi è un anti-ipertensione naturale.

Tjine ‘a pressiöne? Mànge ‘na bell’àgghja crüte
= Soffri d’ipertensione? Mangia un grosso aglio crudo.

Agunüje

Agunüje s.f. = Agonia

Stato di lenta e inesorabile diminuzione delle forze vitali, che precede la morte e che può durare da poche ore a qualche giorno.

Sté all’agunüje = Essere in agonia, vicino alla fine della vita.

‘U pòvere cumbére müje sté proprje all’agunüje = Il povero compare mio è proprio alla fine.