Sparapjizze

Sparapjizze s.m. sopr. = Artificiere, fuochista pirotecnico.

Chi produce e vende fuochi d’artificio; colui che provvede ad incendiarli durante le sagre.
Produceva calecàsse, botte a müre, tricche-tràcche, frósce, rutèlle (girandole), battarüje, ecc.

‘U calecàsse, era roba da professionisti perché di grosso potenziale e pericolosissimo in mano ai non esperti.

Il sostantivo Sparapjizze è diventato anche un soprannome.

Colui che ricordo io in Largo Clemente faceva marketing tenendo i tricche-tracche in un cestino davanti l’uscio di casa, come se vendesse uova o melanzane.

Erano erroneamente considerati innocui, ed erano liberamente venduti anche ai minorenni.

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Sparazàppe

Sparazàppe sopr.= Che spara alla zappa

Soprannome affibbiato a qlcn che non amava lavorare la terra, e che vedeva nella zappa un nemico e fu indotto spararle una fucilata!

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Strappöne

Strappöne s.m. = Raffazzonatore

Persona dai modi grossolani, il cui operato è eseguito spesso in modo approssimativo.

Sinonimo: Ciavattöne

Specificamente con strappöne si definisce un bandista, un orchestrale che non aveva troppa dimestichezza con il suo strumento, suonato male per mancanza di tecnica e di talento.

Strappöne è anche un soprannome.

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Tàgghja-buàtte

Tàgghja-buàtte s.m., soprann.= Apriscatole.

Arnese capace di tagliare il fondo di una scatola metallica. Di uso comune nelle nostre case.

Il termine è composto da tagghjé = tagliare e buàtte = scatole.

Si tratta di un soprannome locale della fam. La Scala

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Tarramöte

Tarramöte s.m. sopr. = Terremoto, sisma

Brusco movimento del suolo in seguito a una rapida serie di scosse brevissime causate dalla propagazione delle onde sismiche entro la crosta terrestre.

fig., persona molto vivace e irrequieta, che provoca scompiglio e danni.

Come soprannome credo che appartenga alla famiglia Ardò, salvo rettifica degli interessati.

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Tremelànde

Tremelande agg. e sopr..= Tremante, tremolante

Che è scosso da una serie di rapide contrazioni muscolari provocate spec. dal freddo, da una malattia o dalla paura.

Come soprannome fu affibiato a Domenico Notarangelo, uno dei due banditori di Manfredonia (clicca qui: bannajùle), perché affetto dal morbo di Parkinson.

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