Strappöne

Strappöne s.m. = Raffazzonatore

Persona dai modi grossolani, il cui operato è eseguito spesso in modo approssimativo.

Sinonimo: Ciavattöne

Specificamente con strappöne si definisce un bandista, un orchestrale che non aveva troppa dimestichezza con il suo strumento, suonato male per mancanza di tecnica e di talento.

Strappöne è anche un soprannome.

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Tàgghja-buàtte

Tàgghja-buàtte s.m., soprann.= Apriscatole.

Arnese capace di tagliare il fondo di una scatola metallica. Di uso comune nelle nostre case.

Il termine è composto da tagghjé = tagliare e buàtte = scatole.

Si tratta di un soprannome locale della fam. La Scala

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Tarramöte

Tarramöte s.m. sopr. = Terremoto, sisma

Brusco movimento del suolo in seguito a una rapida serie di scosse brevissime causate dalla propagazione delle onde sismiche entro la crosta terrestre.

fig., persona molto vivace e irrequieta, che provoca scompiglio e danni.

Come soprannome credo che appartenga alla famiglia Ardò, salvo rettifica degli interessati.

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Tremelànde

Tremelande agg. e sopr..= Tremante, tremolante

Domenico Notarangelo era uno dei due banditori di Manfredonia (vedere bannajùle)

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Trendasöje tegnüse

Trentasei tignosi: la stirpe dei “Trentasei tignosi”….un po’ esagerata!

Origine di fantasia?

In epoca di scarsa disponibilità di acqua, l’igiene lasciava molto a desiderare, e proliferavano la scabbia, la rogna, la tigna…

Si vede che erano contagiati tutti i membri della numerosa famiglia, nonni materni e paterni, genitori, figli e nipoti: si arriva presto a trentasei!

Credo tuttavia che sia un modo di dire per indicare una stirpe inventata, inesistente o sconosciuta.

Ma che vüje appartenüte alla razze ‘i trendasöje tegnüse? = Ma per caso voi appartenete alla stirpe dei 36 tignosi?

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Tufarüle

Tufarüle s.m. sopr. = Operaio delle cave di tufo, Cavamonti

Operaio edile adibito all’estrazione manuale dei blocchi di tufo (‘nu tüfe = un concio di tufo) dalla cava chiamata tufére= tufara.

Una volta che non esistevano le macchine estrattrici, si faceva tutto manualmente con appositi picconi (‘u zappöne) a taglio di larghezza differente su ciascuna delle due estremità.

A questi zapponi ogni tanto bisognava ridare il taglio perché si consumavano. Ci pensava il fabbro a sturnì ‘i zappüne

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