Cunzegné ‘i ròbbe

Cunzegné ‘i ròbbe loc.id. = Esporre il corredo

Era consuetudine che i futuri coniugi, ognuno nella propria abitazione, ostentassero biancheria e oggetti che avrebbero costituito la dotazione del loro nido.

Era motivo di orgoglio per la famiglia, specie quella della sposa, poter esporre “i robbe a vìnde” = il corredo a venti. Ossia 20 maglie, 20 mutande, 20 sottane, 20 canottiere, ecc.oltre alla coperta di raso, vero gioiello per la sposa, e alla trapunta (cuèrta ‘mbuttüte), al pentolame, au renéle al uaciüle.

Il servizio di piatti di solito lo si aspettava quale regalo di nozze dai parenti.

Si diponeva tutto coreograficamente, secondo il gusto di qlc commare che fungeva da arredatrice. Addirittura qlcu chiamava ” ‘a crestjéne” = la persona (specializzata) a disporre degnamente la roba.

I parenti, opportunamenti avvertiti dell’esposizione, venivano in visita, lasciavano il regalo e la conferma della loro partecipazione al festino.

Si offrivano confettini, pizzarelle, e rosolio. Qualche spiritoso invece del bicchierino, si faceva versare il liquore dentro il “pisciatüre” (nuovo di zecca e mai usato, spero).

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Dé ‘a bòtte

Dé ‘a botte v.t. = Incolpare, accusare qlcu.

Alcuni dicono mené la bòtte. Alla lettera significa: lanciare la colpa, dare la colpa.

Incolpare qlcn anche senza averne le prove; attribuire ad altri la causa di un disagio, di un malore, o di qls magagna o evento negativo.

Löre fanne ‘i fatte, e a mè me dànne ‘a botte = Loro compiono i misfatti e a me danno la colpa.

Jìsse ho fatte ‘u chjìreche e ò menéte ‘a bòtte a me = Costui ha mollato un peto ed ha incolpato me.

Ne me danne a bòtte a mè, ca nen so stéte jüje. = Non accusare me, perché non sono stato io.

Se l’accusa non è palese, o diretta, ma lanciata in generale, si dice mené ‘a spennéte

Notate che la frase va costruita al dativo. Dé la bòtte (a chi?)… Come dire dare la colpa (agli altri, naturalmente). In italiano il verbo è diretto: io incolpo, accuso te, non a te. Questa è un’influenza della dominazione aragonese subita dal Regno di Napoli, prima di quella borbonica. Infatti in lingua spagnola che usa dire, ad es. ¿Has visto a Maria? = hai visto Maria?

Dé ‘a bòtte talora assume il significato di “somigliare vagamente” o “atteggiarsi” o “assumere lo stesso portamento di..”

Dé ‘a bòtte au pétre = È somigliante a suo padre. Si atteggia un po’ come suo padre.

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Dé lènde

Dé lènde loc.id. = Sguinzagliare, slegare

Allentare il guinzaglio, liberare il proprio cane in modo che possa scorrazzare per i prati. In snso figurato lasciare i bambini liberi di sfrenarsi (ovviamente in spazi protetti).

E dàlle lènde a ‘sti criatüre, nen li tenènne sèmbe strìtte = E lasciali sfrenare questi bambini, non tenerli sempre vincolati a te.

La situazione va letta al contrario quando i figli crescono…

Sempre in senso fig. nen dé lènde significa vigilare discretamente sull’operato dei figli più grandicelli, per evitare loro di essere coinvolti in situazioni incresciose.

Nen li dànne lènde, ca se no pìgghjene male stréte = Non concedere troppa libertà, altrimenti (gli adolescenti) frequentano cattive compagnie.

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Dellìrje de la Luciüje

Dellìrje de la Luciüje loc.id. = Isteria, isterisrmo, furore

Alla lettera: delirio della Lucia.

Quando si verificavano delle furiose litigate in mezzo alla strada tra due donne, si rispettava un rituale prima dello scontro fisico vero e proprio (con veementi tirate di capelli, sputi, morsi e graffi): urla e accuse reciproche fino a quando una delle due strillava delle invettive contro l’altra in tono di sovracuto, così elevate da risultare incomprensibili. Era il segnale: l’altra le si scagliava contro e succedeva il pandemonio.

Ma che centra Lucia?

È derivata dal mondo della musica lirica. C’era gente fino agli anni ’60 che sapeva a memoria le arie e le parole di tutti i protagonisti di tutte le opere di Verdi, Bellini, Puccini, Mascagni, Rossini, ecc.

Non tutti i giovani di oggi sanno che esiste una bellissima Opera lirica intitolata “Lucia di Lamermoor” di Gaetano Donizetti scritta nel 1836 e tuttora rappresentata nei teatri di tutto il mondo.

Ad un certo punto c’è un’aria deliziosa per soprano (Lucia appunto) che nella frase musicale va sempre su di tono, con la oh oh oh oooh : il delirio della follia appunto.

Quando la prima delle litiganti sbraitava più forte dell’altra, gli immancabili spettatori divertiti commentavano: Uì, mo li vöne ‘u dellìrje de la Luciüje = Ecco, ore le viene un attacco isterico.

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Diàvele e fèsse

Diàvele e fèsse loc.id. = Diavolo e fesso

Definizione di soggetto di indole bonaria camuffata da una scorza dura e burbera.

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E dìlle cantànne!

E dìlle cantànne! loc.id. = Sii esplicito

E dillo cantando (il fatto)!

Non c’è bisogno di avere una bella voce: qui non si tratta di cantare…

La locuzione suggerisce di non far ricorso a sotterfugi o a perifrasi.

Quello che devi dichiarare o chiedere, esponilo chiaramente!

Sènza ca féje tanta gjüre: e dìlle cantanne! = Senza che fai tanti giri: ma parla chiaro!

Tjine ‘stu sorte de ruspe: e dille cantanne! = Hai questo grande cruccio: confidati, esponi le tue reali intenzioni!

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