Ceccjöne vècchje

Ceccjöne vècchje loc.id. = Bamboccione

Semplicione, adolescente che vuole fare i giochi fanciulleschi con i bimbi più piccoli.

La sua mole talvolta sicuramente lo avvantaggia, per esempio nella corsa. Allore quelli che intervengono a sedare le inevitabili dispute, gli dicono che lui è ceccjöne vècchje, ossia che non deve competere con gli altri che sono in condizioni di inferiorità.

La madre per dissuadere il suo bimbo dal frequentare un gruppo turbolento, gli dice: nen ce jènne, ca quìdde so’ tutte ceccjüne vjicchje = non andarci che quelli sono tutti grandi e grossi (rispetto a te, e perciò saresti a disagio con loro).

Notate il plurale: ceccjüne vjicchje

Lo stesso dicasi del bulletto che è forte con i deboli, ma debole con i forti. (Scusate questa Massima: mi è scappata, senza riflettere).

Condividi su:
  • Facebook

Che facce ca tjine!

Che facce ca tjine! loc.id. = Sfrontato!

Espressione che vuole contestare qlcu che mostrasi spudorato, arrogante, insolente, impertinente.

Che fàcce ca tjine! E mò che che vularrìsse fé angöre? = Che sfacciato che sei! Ed ora che vorresti fare ancora?

Condividi su:
  • Facebook

Chedö-chedöje

Chedö-chedöje loc.id. = Che non pensino che…

È una sintetica espressione che spiega l’assoluta mancanza di volontà di intrufolarsi negli affari altrui. Parola d’ordine: rispetto di ogni “privacy” e nessun fraintendimento delle proprie intenzioni.

Nen ce so jüte a truàrle, angöre chedö-chedöje avessa cröde ca vogghje scanagghjé i fatte süje. = Non ci sono andato a fargli visita, per evitare che creda che io ci sia andato per sapere i fatti suoi.

Anche la parlata garganica accoglie questa locuzione con pronuncia diversa: chedè-chedèje.

Si potrebbe tradurre: ‘che è, che non è’…ma non ha lo stesso significato dell’espressione dialettale.

Chedè sarebbe “che è” con una “d” eufonica come in “ad, ed”, o come il “t” francese nei verbi in forma interrogativa alla terza persona que reste-t-il?[che rimane?]

Condividi su:
  • Facebook

Chiàcchjere-mòrte

Chiàcchjere-mòrte loc.id. = Sciocchezza

Locuzione usata sempre al plurale per significare:parole senza peso, inutili, sciocche.

Argomento senza importanza.

Anche riferito a fatti concreti ma trascurabili, senza rilevanza.

Che te mange jògge? Quacche cusarèlle, robbe de chiàcchjere-morte = Cosa mangi oggi (di buono)? Qualche cosina, niente di speciale.

Condividi su:
  • Facebook

Chjàcchjere mòrte

Chjacchjere mòrte loc.id. = Parole parole parole…

Quando si ascoltano tante belle parole, tante promesse che non verranno mantenute, come le promesse elettorali, si classificano come chiacchiere vuote, morte, che non arrecano alcun beneficio reale, né ora né mai.

A volte quando qlcu minaccia o riferisce guai in arrivo da parte di terzi, lo si rimbecca classificando le sue come chiacchiere morte.

Va bene anche la locuzione chjàcchjere vacànde = parole vuote.

Che ste decènne? Quìste so’ chjàcchjere vacànde! = Che stai dicendo? Queste sono ciance.

Ringrazio l’assiduo lettore Michele Murgo per lo spunto fornitomi.

Condividi su:
  • Facebook

Chjàcchjere nen ce ne vònne

Chjàcchjere nen ce ne vònne loc.id. = Verità sacrosanta.

Il nostro conterraneo Lino Banfi dice simpaticamente: “una parola è poca e due sono troppe”.

Noi ricorriamo a “chiacchiere non occorrono”, perchè già si è detto tutto e sarebbe del tutto inutile aggiungere anche una sola parola.

‘Ndànde ‘Giuànne ò vìnde e chiacchjere nen ce ne vònne = Intanto Giovanni ha vinto (la partita a carte) e non c’è altro da aggiungere, perché la posta è legittimamente sua…

Condividi su:
  • Facebook