Jì allallà

Mi sembra un’espressione in lingua araba!

No, più semplicemente, nel liguaggio fanciullesco, questo modo di dire significa: andare a spasso, a passeggio, uscire di casa.

Ca pò ama jì allallà = ché poi abbiamo da andare a spasso.

Provate a ripetere questa frase più volte, e immaginate che un Milanese stia lì ad ascoltare. Dirà costui che veramente noi Meridionali siamo dei Marocchini!

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Jì de nànze

Jì de nànze loc.idiom. = Procedete, avanzare, proseguire.

Usato nella locuzione andare avanti, sopravvivere nonostante tutto.

Cüme facjüme a jì di nanze? Marìteme sté alla spasse! = Come faremo a sopravvivere? Mio marito è disoccupato.

Nüje pe’ quàtte fìgghje süme jüte de nanze ‘u stèsse
= Noi, con quattro figli, abbiato proceduto lo stesso, nonostante le difficoltà.

‘Nce pöte jì de nanze! = Non si può più vivere (per la recessione economica, per la criminalità, per il malcostume dilagante, per la burocrazia esasperata, ecc. ecc.)

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Jì jattiànne

Jì jattiànne loc.id. = Bighellonare

Gironzolare, girovagare alla ricerca di prede, come fa il gatto quando mira il topo.

Addu jì’ ca jéte jattjànne? Dov’è che andate gironzolando?

Si riferisce ai giovanotti che cercano di avvicinarsi alla ragazza puntata, camminando “casualmente” e ripetutamente nei suoi paraggi.

Non è detto che invece sia lui la preda mirata dalla donzella, che gli fa credere quello che vuole… Ma questa è storia risaputa quanto il mondo.

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Jì pe sòtte

Jì pe sòtte loc.id. = Penare

Tribolare per colpa altrui.

Purtroppo nella vita succede di essere travolti da eventi che causano pene e disagi a causa degli altri, i cosiddetti furbi.

Vüje faciüte i fèsse, e jüje véche pe sòtte = Voi vi comportare scorrettamente e io dovrò patirne le ripercussioni.

Un bambino di pochi anni, che dormiva con mamma e papà, cadde dal letto a causa del “movimento” notturno dei suoi focosi genitori, e si lamentò con il fratellino maggiore:

Mamme e tatà fànne la lòtte: e jü véche pe sòtte: bùm!= Mamma e papà “fanno la lotta”, e io subisco le conseguenze: bùm!

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Menàrece jìnde

Menàrece jìnde loc.id. = Stuprare

Questo modo di dire locale, alla lettera, significa: precipitarsi all’interno di un’abitazione altrui. Il che non è grave se non per lo spavento che il gesto può arrecare ai suoi abitatori.

Il vero significato è molto più complesso dell’entrare in casa d’altri senza bussare…

Si tratta di un vero e proprio stupro “concordato” tra il focoso giovanotto e la procace fanciulla per indurre i genitori di costei a dare il consenso forzato al matrimonio “riparatore”. In questo modo si aggiravano le opposizioni dei futuri suoceri (babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor…).

Un attimo, lei restava sola perché i suoi erano usciti, apriva l’uscio faceva entrare il suo amato. Si chiudevano all’interno quel tanto che bastava. Quando rientrava la madre, e trovava la porta chiusa dall’interno, faceva la sceneggiata. Poi arrivava il padre ed erano minacce, suppliche e trattative.

Alla fine: Meh, japrüte, ca nen ve facjüme njinde = Dai, aprite, che non vi facciamo nulla.

E la faccia e l’onore erano salvi. Così vissero tutti felici e contenti.

Talvolta i poveri ragazzi o per ristrettezza di tempo, o per scelta, non non riuscivano nemmeno a compiere il fatidico atto sessuale. Il fatto di essere stati sorpresi soli e chiusi all’interno di un’abitazione bastava e avanzava per accusare il giovanotto di aver arrecato disonore alla povera fanciulla…

Altre volte l’azione era incoraggiata dai poverissimi genitori di lei che con questo modo riuscivano a far celebrare il matrimonio alla chetichella, senza alcuna festa, la mattina all’alba, senza abito bianco (indegno di essere indossato dalla ragazza disonorata), e nella sacrestia della Chiesa, con pochissimi invitati e pochissimi pasticcini.

Purtroppo si sono registrati anche casi di stupro vero e proprio. In questo caso il giovanotto aveva una sola alternativa o di finire accoltellato o di accettare il matrimonio. Sposava la poveretta ma la convivenza, basata solo sull’attrazione carnale, era destinata a inaridirsi. E non esisteva il divorzio!

Sembra un romanzo ottocentesco.Vi assicuro che tutto questo accadeva quando io ero ragazzotto, diciamo fino alla fine degli anni ‘50. Chiedetelo ai vostri genitori o ai vostri nonni.

Una cosa simile consiste nella fuga dei piccioncini in una casa accogliente, con il pernottamente fuori dalla casa dei genitori di almeno una notte comportava le stesse conseguenze. In questo caso (in siciliano si dice fuitina = scappatina).

Necöle e Lucjètte ce ne so’ scappéte = Micola e Lucietta ganno fatto una fuga d’amore.

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Mené ‘a bòtte

Mené ‘a botte v.t. = Incolpare, accusare qlcu.

Alla lettera significa: lanciare la colpa, dare la colpa.

Löre fanne ‘i fatte, e a mè me mènene ‘a botte = Loro compiono i misfatti e a me danno la colpa.

Se l’accusa non è palese, o diretta, ma generale, si dice mené ‘a spennéte

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