Bacé ‘ndèrre

Bacé ‘ndèrre loc.id. = Grazie al Cielo

Alla lettera significa baciare per terra, baciare il suolo in segno di deferenza e ringraziamento verso Dio, la sorte, la Provvidenza, come volete, per l’aiuto ottenuto, richiesto o no, sperato.

È una espressione di sollievo per scampato pericolo.
Agghja bacé ‘ndèrre se me tröve angöre vüve = devo ringraziare il Cielo se sono ancora vivo
In questo caso l’interlocutore consiglia di andare a Siponto con la lingua strainüne

È anche una esclamazione di speranza, di augurio = Béce ‘ndèrre se ‘sta chése la vìnne = Ringrazia il Cielo se riuscirai a vendere questa casa (evidentemente in cattivo stato).

Bacéme ‘ndèrre se Mambredònje auànne ce salve = Speriamo che il Manfredonia quest’anno si salvi (non retroceda. Ovviamente parlo della squadra di football, non di politica).

Esiste anche un altro modo di dire con il medesimo intendimento: Facce pe ‘ndèrre = Faccia per terra.

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Bèlle e bùne

Bèlle e bùne loc.id. = Inaspettatamente

Si usa per indicare un evento che si presenta inatteso, all’improvviso, di sorpresa, repentinamente, per lo più con risvolto negativo.

Stèveme jucànne ai càrte, e Mattöje belle e bùne cadètte dalla sèggje = Stavamo giocando a carte (quando) Matteo all’improvviso cadde dalla sedia.

Simile a tutte ‘na vòlte = tutto d’un tratto (che può volgere al positivo).

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Bèlle-e-fàtte

Bèlle-e-fàtte lic.id. = Approntato, preparato, allestito.

Si intende designare un prodotto posto in vendita già ultimato.

Ora in italiano si usa per gli abiti l’espressione francese prêt-à-porter = pronto da indossare. È un barbarismo, o se vogliamo essere indulgenti, un prestito, come würstel, speck, weekend, ecc….Non voglio fare il purista.

Talora si usano, come sinonimo, le locuzione fàtte-e-tótte e bèlle-e-prònde= fatto in tutto, completato, ultimato, pronto all’uso.

Ha’fatte tó ‘sti scavetatjille? No, l’agghje accattéte fatte-e-tótte = Li hai preparati tu questi biscotti al finocchietto? No, li ho comprati già fatti.

Stasöre ce mangéme ‘nu polle bèlle-e-fatte = Stasera ceneremo con un pollo rosolato comprato in rosticceria.

Nella nostra epoca frenetica, si consumano pietanze già precotte. Ma tu vuoi mettere una domestica spaghettata con le cozze? Le nostre donne passano mezza mattinata a prepararla, ma il risultato è cento volte superiore a quello ottenuto usando cozze sgusciate e surgelate…(blah!)

Posso accettare i turcenjille fatte-e-tótte ma crudi, fidandomi del macellaio sotto casa.

Quelli in vendita arrostiti alla brace (bèlle-e-prònde) nei chioschi vicino al Santuario di San Matteo, quantunque profumatamente invitanti, mi danno un senso di sporcizia (Ozz’ózze)

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Benedüche!

Benedüche loc.id. = Benedico!

Nulla a che vedere con la benedizione del rito cristiano…

Si tratta di una formula consolatoria e augurale rivolta verso qlcu per rassicurarlo che non si parla per invidia ma per compiacimento. Come se significasse: bene dico, non dico male.

Mattöje, da quanda tjimbe ca nen te vöte. Sté proprje belle, benedüche! =Matteo, da quanto tempo non ti vedo! Stai proprio in forma, davvero!

Ha’vìste ‘a crjatüre de Lucjètte? Quant’jì bèlle, benedüche! = Hai visto la figlioletta di Lucia? Quant’è bella, proprio bella!

Le credenze popolari spiegavano che in omissione di benedüche la frase assumeva un carattere di sordida invidia, e perciò il soggetto osservato veniva pegghjéte ad ùcchje = “preso ad occhio”, ed era esposto a malori, a rovesci di fortuna ecc.

Ora su queste cose tutti sorridiamo, ma vi assicuro che tuttora – non è vero ma… – qlcu dice ostentatamente la parola magica benedüche, proprio per farsi sentire dall’interlocutore…

Scherzosamente si declama benedüche! quando si vede una persona o un oggetto di dimensioni superiori alla norma: non si sa mai, dovessi causarne il deperimento!

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Bórje (Alla)

Alla bórje loc.id. = Per finta

Sarebbe come dire: per burla, per scherzo, per gioco, come presa in giro.

Traduzione letterale: alla [maniera di una] burla.

Tipico nella frase: veramènde? No alla bórje = Davvero, non per scherzo.

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Bùne-crestjéne

Bùne-crestjéne loc.id. = Buono uomo, signore

Alla lettera significa buon cristiano, ma ho detto già che crestjéne da noi significa ‘persona, individuo, soggetto’, non ‘seguace del Cristianesimo’.

Giuànne jì ‘nu bùne-crestjéne = Giovanni è un buon diavolo, una brava persona,

Si fa riferimento al fatto che è una persona onesta, incapace di azioni disoneste.

Bùne-crestjéne, pronunciato con un certo tono sommesso, ha valore esortativo:

Sjinde a me, bùne-crestjéne, vattìnne a càste ca quà nen ce sté njinde = Dammi retta, signore, vattene a casa tua, perché qui non c’è niente (che possa interessarti e se permani qui la tua presenza può scatenare reazioni disordinate).

Meh, bùne-crestjéne, fàcce passé da quà! = Suvvia, buon uomo, ci lasci attraversare il suo campo!

Può essere detto anche in tono minaccioso:

Uhé, bun-crestjéne, se vù i chelómbre accattatìlle, e no ca li sté cugghjènne ‘mbàcce a l’àreve nustre! = Ehi, amico, se vuoi i fichi fioroni va a comperarteli, e non raccoglierli dagli alberi di nostra proprietà!

È chiaro che questo è un esempio linguistico. Non so se nella realtà, uno che vede che gli stanno rubando i fichi possa avere la garbatezza di pronunciare quella frase. Si presenta direttamente con un randello…..

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