Crìsce sànde!

Crìsce sànde loc.id. = Cresci santo! = Salute!

Espressione di augurio rivolta ai bambini che emettono uno starnuto.

Per gli adulti si usa la formula simil-italiana di Salüte!.

Il meccanismo fisiologico che provoca lo starnuto scatta allo scopo di eliminare, tramite le vie respiratorie, gli agenti patogeni.

Anticamente si riteneva lo starnuto manifestasse la guarigione dalla peste o da un morbo letale.

Quindi lo starnuto era accolto come un augurio, come per dire: la salute è ritornata!

Il crisce-sande! è dettato dalla tenerezza delle mamme verso i loro pargoli.

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Fàrece capéce

Fàrece capéce loc.id. = Capacitarsi

Capacitarsi, rassegnarsi, convincersi, rendersi conto.

Nen me fàzze capéce pecché Marüje nen völe ascènne = Non riesco a capacitarmi del perché Maria non voglia venire a passeggio per il Corso.

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Fàrece freché da ‘u maletjimbe

Fàrece freché da ‘u maletjimbe loc.id. = Farsi sorprendere dalla tempesta.

È un circonlocuzione che significa ‘commettere una sconsideratezza’.

Immaginate la marineria locale come stava attenta alle perturbazioni atmosferiche, quando le attività di pesca avvenivano solo con natanti a propulsione remo-velica.

I pescatori, benché analfabeti, avevano tutti in casa un barometro e lo sapevano “leggere” benissimo.
Conoscevano anche tanti altri segni per subodorare l’avvicinarsi di nembi, o di cigghjéte. Ne andava della loro pellaccia.

Dalla vita di mare l’espressione, figuratamente, è passata nel linguaggio usuale. Nen te facènne freché da ‘u maletjimbe = Sii prudente, sii cauto, usa precauzioni, non ti far sorprendere dalle avversità!

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Fé ‘nu bàlle pe chése

Fé ‘nu bàlle pe chése loc.id. = Fare un ballo per ciascuna casa

È così definita una bellissima tradizione carnevalesca di Manfredonia.

In questo periodo molte case, specie a piano terra, sbaraccato il letto grande, diventavano luogo di ritrovo di comitive di giovani e ragazze per le tre canoniche serate danzanti di Carnevale (domenica-lunedì-martedì grasso).

Fino alla mezzanotte gruppetti itineranti lasciavano il proprio sito con poche persone e con il giradischi in funzione, e giravano le varie “socie” (= locale per i soli soci), il cui ingresso temporaneo era consentito agli estranei solo se si rispettavano rigidissime regole:

1 - gli ospiti, mascherati, potevano ballare tra di loro un giro di danza;
2 - gli ospiti, sempre con la maschera, potevano ballare il secondo giro di danza con i giovani della “socia” che erano sempre a volto scoperto;
3 - gli ospiti dovevano togliersi la maschera e farsi riconoscere prima di salutare e ringraziare gli ospitanti, chiedere di fare un’altro giro di danza, e continuare a girare per altre “socie” fino alla mezzanotte. Dopodiché ognuno tornava nella sua tana a ballare fino all’alba.

Spesso però capitava che qlcu non volesse farsi riconoscere (perché magari si era presentato per rubare un contatto con la ex fidanzata). La colluttazione con il capo-sala era inevitabile!

Fare “un ballo per casa” fisicamente era un po’ una grossa fatica, ma il divertimento era assicurato.

Metaforicamente “fé nu bàlle pe chése” definisce il comportamento di certi chécafurnjille, farfalloni (un po’ quì, un po’ là) che cambiano facilmente ragazza e non vogliono cercare una sistemazione definitiva.

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Fé ‘u Crìste

Fé ‘u Crìste loc.id. = Pazientare

Questa locuzione significa essere buoni, pazienti, e comprensivi oltre di ogni possibile umana sopportazione.

Jìsse ce pìgghje còmete, e jüje a fé ‘u Crìste ammjizze ‘a stréte = Lui fa il comodo suo e io a pazientare in strada.

Evògghje a fé ‘u Crìste, tànde ‘u patrüne nen ascènne!= Hai voglia di aspettare, tanto il proprietario (terriero, che deve pagarti le giornate di lavoro, ti ignora e) non esce di casa.

Pe’ teré ‘nanze ‘a famìgghje sò jüte a fé ‘u Crìste ‘n Germànje = Per provvedere ai bisogni della famiglia sono andato a sgobbare in Germania.

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Fé jüna fàcce

Fé jüna fàcce loc.id. = Fare una faccia.

Potrebbe sembrare che qlcn non fa il voltagabbana ed è coerente, non voltafaccia.

Più semplicemente significa: rompere ogni indugio, prendere il coraggio a due mani (anche in italiano ci sono espressioni curiose, come se l’indugio fosse un uovo da rompere, o il coraggio fosse un oggetto con le maniglie da raccogliere da terra).

Stamatüne t’agghje vìste! Allöre è dìtte: mò fazze jüna facce e li véche a cerché ‘a bececlètte ‘mbrìste!
= Stamattina ti ho visto. Allora mi son detto: prendo il coraggio a due mani e gli vado a chiedere in prestito la sua bicicletta.

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