Venì ‘a bòtte

Venì ‘a bòtte loc.id. = Spazientirsi. Perdere le staffe.

Impulso irrazionale e aggressivo di reagire a qlc provocazione. Equivale a salire il sangue alla testa.

M’jì venute la botte e l’agghje menéte ‘nu recchjéle = Ho perso le staffe e gli ho assestato uno ceffone.

Equivalente anche la locuzione Venì ‘u quarte = reagire d’impulso, perdere il controllo, non mantenere la padronanza di sé, il dominio dei propri sentimenti.

Abbéde a te, ca se me vöne ‘u quarte nen sacce manghe jü add’jì ca jéme a fenèsce = Attento, ché se mi spazientisco non so come finirà la faccenda (alla lettera: Bada a te, perché se mi sale il sangue alla testa non so nemmeno io dov’è che andiamo a finire).

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Vìste e nen vìste

Vìste e nen vìste loc.id. = Fugacemente, velocemente, rapidamente.

Quiesta locuzione avverbiale spesso è riferita a una persona che si intrattiene per poco tempo e poi sparisce dalla cerchia.

Mattöje jì’ venüte a lecènze: viste e nen viste = Mattera è venuto in licenza: si è solo intravisto un momento, e poi è ripartito.

Si riferisce anche anche a certe sparizioni prodigiose: ad esempio, ai dolcetti posti su un vassoio in mezzo al tavolo e letteralmente presi d’assalto dai convitati, i pasticcini vengono divorati da quei bontemponi in un lampo: ora li vedi e ora non più. Visti e spariti.

Agghje mìsse ‘na guandjire de pàste söpe ‘a tavele: ànne fatte viste e nen viste. = Ho posto un vassoio di dolcetti supra il tavolo: in un attimo si sono volatilizzati.

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Vìtte, allògge, lavatüre e steratüre

Vìtte, allògge, lavatüre e steratüre loc.id. = Servizio completo

Alla lettera il significato è comprensibile anche dai non manfredoniani: vitto, alloggio, lavatura e stiratura.

Diciamo che il servizio completo sottintende anche (eventuali) prestazioni extra.

Questa locuzione viene detta quando qlcu approfitta della nostra disponibilità fino a chiedere l’impossibile.

Se si parla di terze persone, il passaggio del termine “steratüre“, viene accompagnato dal un gesto della mano serrata a pugno, come se maneggiasse il ferro da stiro sopra l’asse, scorrendo a dxt e sin.

Se poi l’allusione è esplicitamente di carattere sessuale, il termine stiratüre, pronunciato dopo una significativa pausa dopo lavatüre, il pugno fa un altro movimento, come se si dovesse grattugiare il formaggio. Spero di non essere sfociato nella volgarità. Ma questo è l’uso che si fa della locuzione dialettale.
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Vuleté a tarandèlle

Vuleté a tarandèlle loc.id. = Sdrammatizzare

Ridimensionare una situazione, trovare genialmente una via d’uscita da un discorso troppo impegnativo o decisamente compromettente.

Vebbù, Giuà, vuletàmele a tarandèlle = Va bene, Giovanni, cambiamo disco.

In italiano si direbbe che la cosa “va a fiunire a tarallucci e vino”, come tutte le cose italiane cosidette serie…

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Vuletéta d’ùcchje (‘na)

‘Vuletéta d’ùcchje (‘na) loc.id. = Attimo

Letteralmente: (una)girata di occhi, un rapido distogliere dello sguardo, un momento di disattenzione.

Corrisponde alla locuzione in lingua italiana: un’attimo di disattenzione, di distrazione.

Eh cazze! ‘Na vuletéta d’ùcchje e m’hanne frechéte u borsellüne! = 0h diamine! Un’attimo di distrazione e mi hanno sottratto il borsellino!

Evidentemente era di mercoledì, nella ressa dell’affollatissimo mercato settimanale.

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