So’ assüte ‘i Sànde tarléte

So’ assüte ‘i Sànde tarléte loc.id. = Toh, chi si rivede!

Letteralmente significa: ‘Sono usciti i Santi tarlati’.

Va bene anche: Mò jèssene ‘i Sànde tarléte = Adesso escono i Santi tarlati.

In italiano potrebbe usarsi il detto: ‘L’orso è uscito dalla tana’, o ‘il lupo è uscito dal bosco’.

Ossia constatare l’apparizione in pubblico di persone che se ne stanno sempre rintanate in casa.

Li smuove solo un evento eccezionale.
È attuale l’esempio del Carnevale, che ha richiamato finalmente anche costoro.

Presumo che il detto abbia avuto origine dalla sorpresa suscitata nei fedeli, dalla comparsa, nella Processione religiosa, di simulacri di legno di quei Santi tenuti per troppo tempo nel deposito (e perciò soggetti all’attacco dei tarli).

Teh, so’ assüte püre ‘i Sande tarléte! = Guarda, sono usciti (in Processione) anche le statue dei Santi non restaurate e assenti da anni!

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Sorte de

Sorte de loc.id. = Straordinario, splendido, magnifico, ecc.

Che ha carattere di straordinarietà per bellezza, dimensioni, bontà, cattiveria, ecc.

Non credo che in italiano ci sia un modo così efficace come questa locuzione tipica pugliese. Se mi sbaglio di correggerete!

‘Na sorte de vàrche = Una straordinaria barca.

Stàteve attjinde ca quà stéje ‘nu sòrte de canagghjöne! = State attenti che qui c’è un pericoloso cagnaccio.

‘Sorte de chése ca tjine! Accüme fé? = Che splendida casa che hai! Come fai (a tenerla in ordine)?

‘Sta sorte de pìzze nen ce la fazze a mangé = Quasta enorme pizza….non ce la faccio a mangiare!

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Spezzeché ‘u corje

Spezzeché ‘u còrje loc.id. = Staccare la pelle, somigliare.

1) Spezzeché ‘u còrje = Scorticare. Se questo verbo è detto in tono minaccioso, significa scuoiare qlc dalle percosse.

2) Spezzeché ‘u còrje = Somigliare. Molto più usato in questo senso. Il significato reale è quello di essere somigliantissimo a qlcu. (al padre, al fratello, alla sorella alla madre ecc.), come se avesse “staccato” le fattezze della persona cui si fa riferimento per la somiglianza le avesse “indossate” lui.

Ha spezzechéte ‘u corje a pàtete = Sei il sosia di tuo padre.

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Staggiöne de l’arje

Staggiöne de l’arje loc.id. = Epoca della trebbiatura

Alla lettera: stagione dell’aia = stagione estiva, dal punto di vista dell’agricoltura.

Si dice ‘u staggiöne,al maschile, per indicare il tempo della mietitura. Infatti detto al femminile ‘a staggiöne significa ‘estate’.

Auànne véche a fé ‘u staggiöne de l’arje a Vresendüne = Quast’anno vado a fare la trabbiatura a Bersentino.

Costui può essere un bracciante agricolo, un motorista, un operaio addetto al trasporto delle biche, ecc. Una volta la trebbia era fissa sull’aia, e qui si eseguiva la trebbiatura del frumento.

Il personale veniva assunto in anticipo dal proprietario del fondo, in modo da avere la mano d’opera certa al momento giusto, dopo il completamento della mietitura.

Al giorno d’oggi, con le mietitrebbie semoventi, basta un solo operaio.

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Sté ‘ngudda-ngùdde

Sté ‘ngùdda-ngùdde loc.id. = Assillare

Alla lettera significa star addosso addosso, nel senso di non dar tregua, opprimere, assillare.

Un po’ come l’italiano ‘stare alle costole’. Ossia seguire, sservare attentamente in modo che la persona presa di mira righi dritto, non sgarri nemmeno un tantino dalle intese, dalla sua condotta, dai suoi impegni.

Te péje ‘a chése? Stàtte ‘ngudda-ngudde! = (L’inquilino) ti paga (con regolarità e puntualità la pigione relativa al)la casa? Stagli addosso, non dargli tregua!

Un’espressione simile è cué l’àneme = “covare” l’anima. Covare come fanno i pennuti che si pongono sempre addosso alle uova senza lasciarle un solo istante.

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Sté ai schéle de Taresüne

Sté ai schéle de Taresüne loc.id. = Mendicare

Alla lettera significa: Stazionare sui gradini di Teresina.

La traduzione non significa nulla se non si conosce l’origine della locuzione.

In tempi di miseria, una donna di nome Teresina, ogni giorno si piazzava sui gradini della Chiesa di Santa Chiara, accattonando qualche centesimo dai fedeli che vi si recavano per le Funzioni, allo scopo di sfamare i suoi figli.

Era così abituale vedere questa Teresina su quella scalinata, che anche dopo la sua scomparsa il luogo ha continuato ad avere il suo nome.

Insomma quando una persona “sta alle scale di Teresina” significa che se la passa malissimo, che è in uno stato di estrema indigenza.

Se nen ce stéme attjinde, jéme a fenèsce tutte quande ai schéle de Taresüne! = Se non stiamo attenti (con le spese domestiche o aziendali) andremo a finire tutti a chiedere l’elemosina!

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