Bèlle-e-fàtte

Bèlle-e-fàtte lic.id. = Approntato, preparato, allestito.

Si intende designare un prodotto posto in vendita già ultimato.

Ora in italiano si usa per gli abiti l’espressione francese prêt-à-porter = pronto da indossare. È un barbarismo, o se vogliamo essere indulgenti, un prestito, come würstel, speck, weekend, ecc….Non voglio fare il purista.

Talora si usano, come sinonimo, le locuzione fàtte-e-tótte e bèlle-e-prònde= fatto in tutto, completato, ultimato, pronto all’uso.

Ha’fatte tó ’sti scavetatjille? No, l’agghje accattéte fatte-e-tótte = Li hai preparati tu questi biscotti al finocchietto? No, li ho comprati già fatti.

Stasöre ce mangéme ‘nu polle bèlle-e-fatte = Stasera ceneremo con un pollo rosolato comprato in rosticceria.

Nella nostra epoca frenetica, si consumano pietanze già precotte. Ma tu vuoi mettere una domestica spaghettata con le cozze? Le nostre donne passano mezza mattinata a prepararla, ma il risultato è cento volte superiore a quello ottenuto usando cozze sgusciate e surgelate…

Posso accettare i turcenjille fatte-e-tótte ma crudi, fidandomi del macellaio sotto casa.

Quelli in vendita arrostiti alla brace (bèlle-e-prònde) nei chioschi vicino al Santuario di San Matteo, quantunque profumatamente invitanti, mi danno un senso di sporcizia.

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace

Benedüche!

Benedüche loc.id. = Benedico!

Nulla a che vedere con la benedizione del rito cristiano…

Si tratta di una formula consolatoria e augurale rivolta verso qlcu per rassicurarlo che non si parla per invidia ma per compiacimento. Come se significasse: bene dico, non dico male.

Mattöje, da quanda tjimbe ca nen te vöte. Sté proprje belle, benedüche! =Matteo, da quanto tempo non ti vedo! Stai proprio in forma, davvero!

Ha’vìste ‘a crjatüre de Lucjètte? Quant’jì bèlle, benedüche! = Hai visto la figlioletta di Lucia? Quant’è bella, proprio bella!

Le credenze popolari spiegavano che in omissione di benedüche la frase assumeva un carattere di sordida invidia, e perciò il soggetto osservato veniva pegghjéte ad ùcchje = “preso ad occhio”, ed era esposto a malori, a rovesci di fortuna ecc.

Ora su queste cose tutti sorridiamo, ma vi assicuro che tuttora - non è vero ma… - qlcu dice ostentatamente la parola magica benedüche, proprio per farsi sentire dall’interlocutore…

Scherzosamente si declama benedüche! quando si vede una persona o un oggetto di dimensioni superiori alla norma: non si sa mai, dovessi causarne il deperimento!

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace

Cacàrece sòtte

Cacàrece sòtte loc.id. = Cacarsi addosso.

La locuzione, oltre al significato letterale di imbrattarsi, (zellàrece), vale anche sbigottire, e gongolare.

1) Imbrattarsi le braghe per un’errata valutazione di un’emissione intestinale.

2) Sbigottire, temere eccessivamente un evento, paventare il peggio, abbattersi facilmente davanti a difficoltà.
Lu Tenènde: feccàmece sòtto! E jìsse jì ‘u prüme a cacàrece sotte = Il Tenete ordina: avanziamo! E lui è il primo a farsela adosso dalla paura.(Canto popolare dialettale della Prima Guerra Mondiale)

Škìtte ca pènze all’éséme me chéche sòtte!
= Solo che penso agli esami mi sento i borborigmi nella pancia.

3) Gongolare, gioire intimamente per sé stessi o per gli altri.
Quànne ho sapüte ca me sò pegghjéte ‘a Patènde de “Fuchìste”, pàteme stöve cachéte sòtte = Quando ha appreso che io avevo conseguito la Patente di Conduttore di macchine a vapore, mio padre gongolava dalla gioia.

Jì néte ‘a nepöte e ‘a nònne sté tutta cachéte = È nata la nipotina, e la nonna è tutta gongolante.

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace

Cangé l’acque ai vulüve

Cangé l’acque ai vulüve loc.id. = Cambiare l’acqua alle olive.

Nulla a che vedere con la salamoia che periodicamente si sostituisce alle olive da tavola per eliminarne l’amaro naturale e renderle commestibili.

È un eufemismo per dire che si ha bisogno di fare pipì…

Al Nord non sanno nemmeno come si conciano le olive da tavola e perciò per loro la frase, alla lettera, sembra misteriosa.

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace

Chiàcchjere-mòrte

Chiàcchjere-mòrte loc.id. = Sciocchezza

Locuzione usata sempre al plurale per significare:parole senza peso, inutili, sciocche.

Argomento senza importanza.

Anche riferito a fatti concreti ma trascurabili, senza rilevanza.

Che te mange jògge? Quacche cusarèlle, robbe de chiàcchjere-morte = Cosa mangi oggi (di buono)? Qualche cosina, niente di speciale.

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace

Crepé ‘ngùrpe

Crepé ‘ngùrpe loc.id. = Amareggiare

Fare soffrire, affliggere, rattristare, crucciare, angosciare, tormentare, indispettire qlc.

Jìsse nen me vole sènde a me? e jüje lu fazze crepé ‘ngurpe! = Lui non mi vuole dare ascolto? Allora io lo faccio soffrire (col mio atteggiamento dispettoso).

Agire a dispetto, a škattamjinde

Il significato letterale è: procurare o riportare gravi lesioni interne per le percosse. Ma solo a parole come minaccia.

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace