Arrecurdé ‘i spèzzje andüche

Arrecurdé i spezzje andüche loc.id. = Ricordare le tradizioni antiche.

È un’espressione molto bella che può essere usata per parlare – magari fra due vecchie amiche – di teneri ricordi del passato con una vena di malinconia.

Le persone anziane rivivono e rievocano fatti e persone del loro passato rivestendoli di profumi, aromi, atmosfere, come posso fare le spezie aromatiche, gradevolissime perché tenui e non stancano mai.

Credo che nelle spezzje andüche, spesso, ci possa essere molta più saggezza di quanto si creda.

Questa locuzione viene usata anche in senso canzonatorio – spesso da una persona più giovane verso una meno giovane – per criticare vecchie usanze ritenute superate.

V’arrecurdéte sèmbe ‘i spèzzje andüche = vi ricordate sempre gli episodi antichi!

La frase assume addirittura un risvolto negativo quando si ritiene inopportuno ritornare su episodi ormai superati.

Ce avèsseme arrecurdé ‘i spèzzje andüche! = Che facciamo, andiamo a rinvangare il passato? Potrebbero riaprirsi delle brutte ferite. È meglio che la finiamo qua.

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Arrefrešké l’àneme du Pratòrje

Arrefrešké l’àneme du Pratòrje loc.id. = Fare o chiedere un grosso favore

Prima di continuare vi chiedo di leggere il link škattamurte per capire perché le anime del Purgatorio hanno bisogno di essere rinfrescate, così come recita la traduzione letterale di questa locuzione idiomatica tipica del manfredoniano.

R.I.P. =requiescat in pacem = riposa in pace. Nella preghiera per i defunti ricorre questa frase. La pietà popolare sopperiva con la fantasia l’ignoranza del latino. Così come c’è ‘nu refrìške de vòcche = un rinfresco di bocca = sollievo, ristoro, così si intende unrefrìške per le anime del Purgatorio, destinate a vedere Dio.

Chiedendo di alleviare le anime purganti era come chiedere o concedere un favore in nome di Dio. Non ci si può tirare indietro.

Arrefriške l’aneme du Priatorje, nen facènne remöre ca me döle ‘a chépe! = Per l’amor di Dio, non fare chiasso, ché ho mal di testa.

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Arrequèste

Arrequèste loc.id. = Di riserva

Valida anche la forma “a requèste“, praticamente omofona.

Scorta, accantonamento, provvista, risparmio.

Specificamente significa anche accantonare temporaneamente un oggetto (un liquore, un cibo, un indumento, una banconota, ecc.), perché potrà servire in un’altra circostanza o in caso di reale necessità.

‘Sta cammüse tinatìlle a requèste = Questa camicia (è bella e perciò non la usare tutti i giorni) serbala per altre circostanze.

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Arrevé p’u Si bemòlle

Arrevé p’u Si bemolle loc.id. = Agire con flemma, arrivare con passo lento.

Arrivare in ritardo, senza dare il minimo segno di affrettarsi, mancando così di rispetto agli altri convenuti che sono già sul posto ad attendere.

Accettabile anche la forma: venericìnne p’u si bemolle.

Perché il Si bemolle e non l’omofono La diesis? Forse perché coloro che si cimentano a suonare uno strumento musicale sanno che avere un bemolle in chiave significa suonare in Fa maggiore o in Re minore. Quindi tonalità non troppo difficili da digitare. Giro classico alla francese: FaM – Re min7- Sol min7- Do7.

Uì, angöre mò ce presènde, mò arrüve p’u si bemolle a= Eccolo, solo adesso si presenta, sta arrivando con tutta calma.

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Arte de Meléne

L’arte de Meléne loc.id. = L’arte di Milano

In questo caso l’Arte di Milano non è una tendenza artistica lombarda…

La locuzione locale intende evidenziare la necessità di un minimo di iniziativa per eseguire una prestazione di servizio semplice, specie quando qlcu accampa scuse e difficoltà inesistenti.

Pe lué i chépe all’alüce nen ce völe l’arte de Meléne = Per togliere le teste alle alici non occorre tutta questa abilità, non si incontrano difficoltà di sorta.

Spìccete a pulezzé ‘sti scarpe: e che ce völe l’arte de Meléne? = Sbrigati a lucidare queste scarpe: e che, ci vuole un diploma del Liceo Artistico per eseguire questa operazione?

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Assì füne

Assì füne loc.id. = Mostrare talento.

Si riferisce a qlcu ritenuto un po’ imbranato e che sorprendentemente si rivela abile, capace, attento, furbetto, come se avesse frequentato un ‘corso’ di scaltrezza, dal quale è ‘uscito’ ben addestrato.

Uéh, jì assüte füne ‘u uagnöne! = Toh, ha talento il ragazzo (chi l’avrebbe mai detto?)!

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