Scazzé l’öve

Scazzé l’öve loc.idiom. = Camminare guardingo, cautamente.

Alla lettera significa rompere, schiacciare le uova.

La frase potrebbe adattarsi alla massaia o al cuoco che prepara un intingolo.

Invece si indica un modo di procedere misurato e cauto. Potrebbe trattarsi di impedimento dovuto a malattia: allora non c’è nulla da canzonare.

Se invece si usa come sfottò vuole intendere che il soggetto cammina come se avesse timore di rompere con le sue scarpe delle ipotetiche uova sparse sul terreno: quindi mette un passo qui, poi se si è rassicurato, mette un altro passo là.

Camüne spìccete, assemègghje angöre scazzé l’öve! = Cammina, sbrigati, mi sembri che stai attento ad evitare di rompere le uova.

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Sciuppé ‘i zerèlle

Questa locuzione alla lettera significa: estirpare i testicoli.

Si tratta di una plateale minaccia verbale: Ca jüje te sciòppe i zerèlle! = (sta attento a non molestarmi perché) vengo ad espiantarti le palle! (Aiuto!)

Fortunatamente è un modo di dire piuttosto scherzoso tra amici buontemponi.

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Sciuppé ‘u còrje

Sciuppé ‘u còrje loc.id. = Uccidere

Alla lettera: estirpare il cuoio (capelluto)

È un gesto da pellerossa Sioux o Comanches, che veniva eseguito sul cadavere del nemico vinto in battaglia, scuoiandone il cranio dal cuoio capelluto. Lo scalpo del nemico era un trofeo ostentato per accrescere il proprio prestigio di guerriero.

Da noi, molto meno efferati, il verbo era usato come una minaccia della mamma verso i pargoli irrequieti:

Stàteve fèrme, ca se no vènghe allà ve sciòppe ‘u corje! = State buoni se potete…

Il maestro artigiano, quando l’allievo con metteva in atto a regola d’arte i suoi insegnamenti, mentre, spazientito dal suo tardo comprendonio, simpaticamente gli assestava uno scappellotto, gli diceva a mezza voce:

Gghja quèdda mòrte ca ne te sciòppe ‘u còrje! = Maledizione a quella morte che non viene proprio ora a farti la pelle!

Corje significa cuoio in genere, anche quello usato per fabbricare borse, cinghie e scarpe.

Ringrazio Vito e sua madre per il suggerimento.

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Scundé a macenatüre

Scundé a macenatüre loc.id. = Defalcare

Il significato letterale è: defalcare, ridurre un debito mediante prestazioni di servizi.

Il mugnaio dice al proprietario terriero che gli porta il frumento alla molitura: lascia un quintale di grano per me e io defalco il suo costo dal costo della macinatura.

Poi, per estensione, si è usata la locuzione anche in altri campi e in altre circostanze.

Ossia ripagare un bene mediante la cessione di un altro bene o la prestazione di servizi.

Ad esempio, mediante: la potatura di un uliveto, la zappatura di un orto, il trasporto di un carico di grano dalla campagna al paese. Insomma il contrario di quello che accade ora: prima il servizio e poi il pagamento del corrispettivo.

Invece per i bisogni della famiglia in epoca di vera crisi, si chiedeva al ‘padrone’ un bidone di olio, o un sacco di frumento, o un’anticipo in denaro, da defalcare successivamente con il controvalore di futura prestazione di servizi.

Ma la prestazione richiesta, e purtroppo accettata a causa della miseria, era di carattere sessuale. Una vera vessazione sulla miseria altrui.

È una storia odiosa, fortunatamente non più attuata ai nostri giorni (spero!).

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Scüse e maletjimbe

Scüse e maletjimbe loc.id. = Scappatoia, pretesto

Alle lettera: scuse e cattivo tempo.

Questa simpatica locuzione viene detta di rimando da qlcu quando chiede un favore, e l’interlocutore accampa un pretesto per rifiutarsi di farlo. Costui intende giustificarsi, ma evidentemente la sua scusante è ritenuta poco credibile…

Credetemi succede spesso!

Scüse e maletjimbe vé truànne = Costui erca ogni pretesto (per non agire). Non gli mancano le scappatoie!

Origine della locuzione: quando qlcu – specie se per mestiere svolge la sua attività all’aperto, come accade ai pescatori in mare o ai coltivatori nei campi, ed è mazzangànne [pelandrone] di natura – accampa una scusante incontrovertibile per esimersi: il maltempo.

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Scutelàrece ‘i pólece

Scutelàrece ‘i pólece loc.id. = Defilarsi, sottrarsi, deresponsabilizzarsi

Alla lettera signifdica: scuotersi le pulci, eliminare i fastidi.

Simile alla locuzione italiana “lavarsene le mani”, ossia defilarsi, togliersi le responsabilità, scansare fastidi, disinteressarsi, cavarsi da situazioni difficili, disimpegnarsi, svincolarsi.

Taluni completano la frase con …da ngùdde = da dosso.

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