Sté ai schéle de Taresüne

Sté ai schéle de Taresüne loc.id. = Mendicare

Alla lettera significa: Stazionare sui gradini di Teresina.

La traduzione non significa nulla se non si conosce l’origine della locuzione.

In tempi di miseria, una donna di nome Teresina, ogni giorno si piazzava sui gradini della Chiesa di Santa Chiara, accattonando qualche centesimo dai fedeli che vi si recavano per le Funzioni, allo scopo di sfamare i suoi figli.

Era così abituale vedere questa Teresina su quella scalinata, che anche dopo la sua scomparsa il luogo ha continuato ad avere il suo nome.

Insomma quando una persona “sta alle scale di Teresina” significa che se la passa malissimo, che è in uno stato di estrema indigenza.

Se nen ce stéme attjinde, jéme a fenèsce tutte quande ai schéle de Taresüne! = Se non stiamo attenti (con le spese domestiche o aziendali) andremo a finire tutti a chiedere l’elemosina!

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Sté alla spàsse

Sté alla spàsse loc.id = Essere disoccupato

Aver perduto il lavoro ed essere in attesa di procurarsene un altro.

Sembra che, usando questo termine “spàsse”, chi è senza lavoro se la goda al massimo e vada a zonzo tranquillamente.

Invece si dibatte in una situazione drammatica (da scale di Teresina), suo malgrado.

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Sté piòmbe

Sté piòmbe loc.id. = Essere privo di qlco.

Se uno sente per la prima volta questa locuzione resta un po’ perplesso. A parte il fatto che in dialetto piombo si traduce chjómme

Sté piòmbe è usato nel gergo dei giocatori di carte per indicare che non si ha un determinato seme, uno specifico “colore”. È una delle tante dichiarazioni che i giocatori di “Tressètte” hanno l’obbligo di esternare prima di iniziare a scendere le carte (Napluténe a còppe, piòmbe a ‘nu péle, quartolìsce..= Napoletana a coppe, privo di un seme, quartultima carta dello stesso seme, ecc…).

Io presumo che il riferimento sia il piombo della rete da pesca che va verso il fondo, al contrario del sughero che tende a galleggiare.

Quindi essere piombo, significa: vado a fondo, non ho mezzi per salvarmi.

Infatti, per estensione, se si voleva comunicare agli amici la lieta novella di essere “senza il becco di un quattrino”, si usava dire sinteticamente: stéche piòmbe (ovviamente a denére= a denari, non a bastoni…)

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Sté-a-còmete

Sté-a-còmete loc.id. = Essere disponibile

Questo detto, con valore di aggettivo, specificamente è riferito a persona, che è disposta ad appoggiare eventuali iniziative, idee, programmi altrui, libero da impegni, disimpegnato, a disposizione.

Quanne stéje a còmete, vjine a darme ‘na méne alla putöje = Quando sei libero, vieni a darmi una mano in bottega.

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Sté-còmete

Sté còmete loc.id. = Essere agiato.

Alla lettera significa “stare comodo”.

Essere ricco, agiato, benestante, proprietario di case, terreni e capitali.

Meh, benedüche tó sté còmete… = Beh, tu, fortunatamente, sei possidente…(e questi problemi non possono affliggerti come affliggono me).

Questo stare comodi è inteso anche figuratamente. Se chiamo qlcu in aiuto per terminare un lavoro, e costui non si muove, viene spontaneo dirgli:

Meh, tó sté còmete, stéje, nen tjine abbesügne! = Già, tu benestante sei, non hai necessità di lavorare né bisogni da soddisfare.

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Strónze cachéte a forze

Strónze cachéte a forze loc.id. = Odioso

Chi o che è antipatico, insopportabile, sgradevole, fastidioso, indisponente, ecc. ecc.

Insomma è un modo per accentuare l’avversione che qulcu emana col suo modo di agire o con la sua sola presenza. Vorrei fare un paio di nomi, ma mi astengo, perché si tratta di personaggi politici….

Già di per sé lo stronzo è ripugnante, figuriamoci poi se è stato espulso malvolentieri con tutti gli effluvi, anch’essi effetti collaterali indesiderati !!!…

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