Njinde e mànghe séle

Njinde e mànghe séle loc.id. = Nulla di nulla

Alla lettera: niente, e nemmeno sale. Come se qlcu avesse ricevuto una minestra scarsissima e per sovrappiù scipita, insipida.

Si usa questa locuzione quando qualcuno non sa o non vuol dare alcuna giustificazione del suo operato, e tace ad oltranza. Oppure se qlcu se ne va, insalutato ospite, senza far alcun cenno di voce. Oppure se dal debitore non si ha alcun corrispettivo.

Che Mattöje t’ò déte i sòlde? Njinde! Njinde e manghe séle = Ma Matteo ti ha saldato il debito? Macché, non mi ha dato nulla di nulla.

Ce n’jì jüte senza düce njinde e mànghe séle = Se ne è andato, insalutato ospite.

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Ogne àneme desìdere

Ogne àneme desìdere loc.id. = Aspirare

Alla lettera significa: ogni anima desidera.

Ma, cosa desidera? Faccio qlc esempio.

In una numerosa comitiva, c’è un ragazzo (o una ragazza) spaiato. Gli altri sono impegnati nelle loro effusioni, e questo poverino non ha nessuno con cui affiatarsi, resta isolato, immusonito, triste, solitario.

Immancabilmente uno degli amici se ne accorge, e gli fa una domanda un po’ stupida: Cum’ì ca stéje acchessì = Perche sei così (solitario)?

Eh, ogne àneme desìdere. = Eh, ognuno desidera un po’ d’amore.

Altro esempio: quando gli ormoni tumultuano, e si non trova come calmarli, è ovvio che il desiderio sale alle stelle…Ogne aneme desìdere

Altro esempio ancora: io ho un’automobile scassatissima, e come tutti quelli che si trovano nelle stesse condizioni, vorrei averne una che sia un po’ meno catorcio…Beh, ognuno ha le sue aspirazioni: ogne àneme desìdere!

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Pàcce assaljéte

Pàcce assaljéte loc.id. = Pazzo esagitato.

Tra i diversi modi di definire una persona folle, c’è questo assaljéte che forse significa esaltato, sfrenato, turbolento, irrefrenabile.

La locuzione è invariabile, al maschile, al femminile, al singolare e al plurale. Cambia solo l’articolo che determina il genere e il numero di assaljéte.

La locuzione può calzare nella definizione di una persona, sana di mente, ma in uno stato di eccessiva eccitazione, o di parossismo.

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Palummèlle ‘nanz’a l’ùcchje (I)

Palummèlle ‘nanza l’ùcchje loc.id. = Fosfeni

Si definiscono palummèlle ‘nanz’a l’ùcchje quei fenomini visivi che si manifestano sotto stress o sotto sforzo, o anche per ipertesione oculare, che producono lampi di luce, puntini luminosi sfuggenti o altre forme di annebbiamento della vista.

Alla lettera significa farfalline davanti agli occhi, ossia come se vedessimo questi puntini luminosi danzare davanti a noi. Invece si manifestano all’interno dell’occhio.

Metaforicamente si dice che si hanno queste “visioni”, ‘i pallummèlle ‘nanz’a l’ùcchje quando si è digiuni da troppo tempo.

Insomma uno non ci vede più dalla fame. Ha le visioni. La pubblicità suggerisce uno snack.

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Parapàtte-e-péce

Pari e patta

Locuzione per indicare che, nei rapporti di affari, di gioco, di dialogo, di controversia, le cose sono andate in parità.

In italiano si dice pareggio, pari, patta e anche insieme questi due ultimi termini, pari e patta a mo’ di rafforzativo.

In dialetto aggiungiamo anche il terzo rafforzativo, caso mai non si fosse capito che si era pareggiato il conto: pace. Siamo un popolo pacifico.

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Parì mill’ànne

Parì mill’ànne loc.id. = Non vedere l’ora

La locuzione esprime l’impazienza con cui si vuole ottenere qlcs, mostra il desiderio, la smania, la brama di vedere una persona amata, o di gustare l’arrivo di una stagione e dei suoi frutti, o di la cessazione di un periodo negativo

È un grido di speranza che forse accorcia un po’ i tempi di attesa.

Angöre tre müse: me père mill’anne ca Mattöje fenesce ‘u suldéte! = Ancora tre mesi (di attesa):non vedo l’ora che Matteo termini il servizio militare!

L’italiano ‘sembrare un secolo’ non rende l’idea…’Mill’ànne‘ è più facile da pronunciare e sicuramente più colorito.

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