Jì jattiànne

Jì jattiànne loc.id. = Bighellonare

Gironzolare, girovagare alla ricerca di prede, come fa il gatto quando mira il topo.

Addu jì’ ca jéte jattjànne? = Dov’è che andate gironzolando?

Si riferisce ai giovanotti che cercano di avvicinarsi alla ragazza puntata, camminando “casualmente” e ripetutamente nei suoi paraggi.

Non è detto che invece sia lui la preda mirata dalla donzella, che gli fa credere quello che vuole… Ma questa è storia risaputa quanto il mondo.

In Calabria usano il verbo papariare = camminare impettiti come le papere.

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Jì pe sòtte

Jì pe sòtte loc.id. = Penare

Tribolare per colpa altrui.

Purtroppo nella vita succede di essere travolti da eventi che causano pene e disagi a causa degli altri, i cosiddetti furbi.

Vüje faciüte i fèsse, e jüje véche pe sòtte = Voi vi comportare scorrettamente e io dovrò patirne le ripercussioni.

Un bambino di pochi anni, che dormiva con mamma e papà, cadde dal letto a causa del “movimento” notturno dei suoi focosi genitori, e si lamentò con il fratellino maggiore:

Mamme e tatà fànne la lòtte: e jü véche pe sòtte: bùm!= Mamma e papà “fanno la lotta”, e io subisco le conseguenze: bùm!

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Jì pe’ zàrre

Jì pe’ zàrre loc.id. = Fare raccolto scarso

Ma può significare anche fare una pesca scarsa, fare una notte quasi insonne, andare in bianco sessualmente, ricevere un compenso inadeguato alle energie profuse o alle attese.

Meh, si jüte pe cecòrje? ch’à fatte? No, so jüte pe zàrre! = Ebbene, sei andato a raccogliere le cicorie campestri? Nei hai trovate? No, ho raccolto una quantità esigua, sono andato scarso.

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Jì rónne-rónne

Jì rónne-rónne loc.id. = Prenderla alla larga.

Iniziare un argomento partendo a molto lontano, tanto che l’interlocutore non sa dove il narrante vuol andare a parare.
Dopo un lungo discorso, arrivati al dunque, l’ascoltatore sbotta in: ma dìlle candànne ‘u fatte! = ma vieni subito al sodo! Alla lettera: dillo cantando, il fatto (senza girarci tanto attorno).

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Jì sembe ‘na canzöne

Jì sembe ‘na canzöne loc.id. = Monotonamente, invariabilmente.

È una cosa immutabile, sempre la stessa, cadenzata, senza sosta. È sempre la solita musica.

Quando si spera invano di trovare un mutamento all’andamento dei fatti, una variazione al tran tran quotidiano, una svolta nella politica, un aggiornamento nel lavoro, si sbotta col dire: ma jì sèmbe ‘na canzöne = Ma è sempre la stessa solfa (due note sol-fa).

A proposito di canzone mi viene a mente Alberto Lupo e anche Mina che non voleva più caramelle:

“Che cosa sei, che cosa sei, che cosa sei? Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai!”

Uffà, jì sèmbe ‘na canzöne! Vuletàmele a tarandèlle.

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Jì taljànne

Jì taljànne loc.id. = Bighellonare, gironzolare

In Sicilia usano il verbo taliare per dire: guardare, osservare.

Quello che fanno i vagabondi scansafatiche: vanno in giro a guardare, a oziare, a zonzo senza concludere nulla.

Un po’ come dire jì jattjànne, oppure jì caserjànne.

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