Fàcce-a-pröve

Fàcce-a-pröve oc.id.= Confronto diretto. Faccia a faccia

Raffronto vis-à-vis tra due o più persone allo scopo di smascherare un bugiardo o individuare l’autore di qualche azione riprovevole.

Raramente la cosa finiva lì. Una zuffa era già preventivata, faceva parte inevitabilmente del rituale del faccia-a-faccia.

Dopo gli anni ’60, semmai ci fosse stata ancora necessità di ricorrere a questo rituale – il menefreghismo aveva cominciato a prevalere sulla suscettibilità personale – si diceva fé facce-e-facce.

Ora non si usa più. Tizio ha detto su di te una cosa inesatta? E chi se ne frega!

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Faccia möje!

Faccia möje! loc.id. Ahimè

Letteralmente: Faccia mia!

È un’esclamazione che sfugge allorquando si apprende di un’azione riprovevole compiuta da qlcu.

Vuol significare: nascondo io la faccia al posto suo, per lo scandalo che desta il suo modo di parlare sguaiato, e/o le accuse che rivolge arbitrariamente verso altre persone, e/o la gravità del suo comportamento.

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Faccia storte (Fé ‘a)

Fé a faccia storte loc.id. = Dissentire

Fare una smorfia perché non si condivide quello che si ascolta. Mostrare o provare contrarietà.

Quànne agghje dìtte ca jöve a juché ai càrte ànne fàtte ‘a fàccja stòrte = Quando ho detto che sarei andato a giocare a carte hanno dissentito.

Pecché quanne me vöte pe Luciüje màmete fé ‘a fàccja storte? = Perché quando mi vede con Lucia tua madre mostra contrarietà?

Questo quando qlcu fa la faccia contrariata.

Se qualcuno lo è faccia storte, significa che è bugiardo, falso e menzognero.

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Fàccia töje (Alla)

Alla faccia töje loc.id. = A tuo dispetto, per ripicca.

Ajire so jüte alla spiagge: stöve ‘nu bèlle söle, alla faccia töje = Ieri sono andato alla spiaggia: c’era un bel sole (nonostante la tua previsione contraria e mi sono trovato bene) a tuo dispetto.

Ovviamente può comprendere anche gli altri pronomi (alla faccia möje, töje, söje, nostre, vòstre, löre).

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Fàrece ‘na chépe de chjànde

Fàrece ‘na chépe de chjànde loc.id. = Piangere copiosamente.

Chjànde è pianto: Farsi un “signor” pianto, non un mini pianto di terz’ ordine.

Succede quando si vedono al cinema o in TV alcuni film strappalacrime che piacciono tanto alle donzelle.

Che bella stòrje: me sò fàtte ‘na chépe de chjànde = Che storia toccante! Mi ha fatto versare molte lagrime.

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Fàrece brótte

Fàrece brótte loc.id. = Guastarsi, inacidirsi, diventare immangiabile

Alla lettera significa: divertare brutto, imbruttirsi.

Non è un problema estetico. Si riferisce a cibo o ad avanzo di cibo che è meglio consumare subito perché altrimenti fino al giorno successivo ce fé brótte = si guasterebbe

Insomma cambia aspetto, ri ricopre di muffa, ingiallisce, si inacidisce (ce fé acìzze = si fa acido o rancido).

Meh mangiatìlle st’ate e düje chelómbre ca fine a quann’jì cré ce fanne brótte =Suvvia, mangiateli questi altri due fichi fioroni perché (altrimenti) fino a domani diventeranno acidi.

Mà ‘sti cerése ce sò fatte brótte = Mamma, queste ciliege si sono guastate!

Un’amica tedesca di mia figlia che capisce abbastanza bene l’italiano, una volta venne a Manfredonia. Quasi al termine della cena, mia moglie la sollecitò a consumare gli ultimi due pezzetti di mozzarella di bufala, altrimenti l’indomani si sarebbe “fatta brutta”. La poverina rivolse allora uno sguardo perplesso e preoccupato verso mia figlia. Perché avrebbe dovuto imbruttirsi lei che aveva mangiato la nostra specialità con tanto gusto? Allora mia figlia che parla benissimo il tedesco la tranquillizzò, spiegandole che sarebbe stata la provolina e non la ragazza a diventare “brutta” l’indomani , dando il significato corretto alla locuzione idiomatica manfredoniana.

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