Abbènge

Abbènge lo.avv. = A vincere

Nen ce la fé abbènge = Non ce la fa a venirne fuori. Non riesce a sopportare.

Abbènge può essere la contrazione di “a vènge” (a vincere): non ce la fa a vincere, a sopportare, a completare un’azione con le sue forze, a uscire da una situazione difficile.

Cϋme huà fé abbenge? = Come deve fare a cavarsela?

Mi ricordo di una memorabile gara tra il venditore di fichidindia e l’acquirente. Il primo li nettava velocemente col suo coltellino affilato, e il secondo li mangiava man mano che l’altro li apriva.

Insomma il tagliatore era più veloce, e il mangiatore, per quanto si sforzasse, non ce la faceva deglutire un frutto che un altro era già stato pulito.

‘Nce la faciöve abbènge oppure Nen l’abbengiöve = Non ce la faceva a vincere

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Acchéragràzzje

Acchéragràzzje loc.avv.= Difficilmente, stentatamente.

Traduzione letterale della locuzione avverbiale: a cara grazia. Qualche anziano pronuncia tutta d’un fiato a-chére-e-grazzje

Credevo che fosse una locuzione locale, ma leggendo Umberto Eco, quindi un grande intellettuale contemporaneo, ho notato che nel suo romanzo “La misteriosa fiamma della Regina Loana”- Editrice Bompiani 2006, ha usato proprio “a cara grazia” nel medesimo significato da noi attribuito.

Faccio un paio di esempi:
Sò venüte già all’anne passéte: acchéragràzzje se venghe n’ata volte auànne = Sono venuto già l’anno scorso: difficilmente vengo un’altra volta quest’anno.

M’avöva dé tre meljüne. Acchéragràzzje se me ne dé düje.= Avrebbe dovuto darmi tre milioni: è cara grazia (è preziosa benevolenza) se me ne dà due.

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Accòlte-accòlte

Accòlte-accòlte loc.avv. = Intimamente, in maniera raccolta, strettamente.

Il significato dell’avverbio intimamente è riferito ad un luogo ristretto, dove tuttavia si trovano tutte le comodità. Un mini appartamento, ad esempio, dove gli spazi sono limitati, ma non manca di nulla.

Anche una sola stanza dove ci si intrattiene numerosi, appare accolte-accolte.

Oh, quà jìnde stéme belle accolte-accolte! = Oh, qui dentro stiamo bene, intimamente

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Affòrze

Afforze loc.avv. = Per forza.

Forzatamente, necessariamente, obbligatoriamente.

‘U suldéte l’ha da fé affòrze= Il servizio di leva lo devi espletare obbligatoriamente.

Afforze jà venì? = Per forza devo venire?

Jà fé ‘na vìsete de condogliànze a Cugètte, agghja jì afforze = Ho da fare una visita di condoglianza a Concetta, non posso proprio esimermi (è davvero necessario, necessariamente).

Afforze afforze = con riluttanza, in modo restio, controvoglia.

Me sò appresendéte au festüne afforze afforze ca ‘nge vulöve jì = Mi sono presentato al rinfresco (di nozze o di battesimo) con riluttanza perché non volevo andarci.

È ammessa anche la grafia “a fòrze”, anche se, pronunciandolo, automaticamente si rafforza la “f”.

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Alla garsò

Alla garsò loc.avv. = Alla garçonne

Si tratta di un modo taglio di capelli femminile in voga negli anni ’50.

I capelli piuttosto corti venivano pettinati alla maniera maschile, con grande ostracismo delle mamme, abituate da sempre a portare lunghissime chiome.

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Alla ghèsce

Alla ghèsce loc.avv. = Alla geisha

Usata in sartoria, questa locuzione indica un modo di attaccare le maniche al cappotto o al soprabito.

In effetti invece delle tradizionali spalline, la manica opportunamente tagliata, si attacca al colletto e al risvolto.

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