Maramè!

Maramè! inter. = Oramai!

Cosa vuoi che sia… Arrivati a questo punto…

L’ho sentita da mia madre. Forse ha un’influenza Montanara, verificheremo.

Meh, daccìlle doje öve a Nannüne: che vole jèsse? Maramè! = Beh, dàgliele due uova a Nannina,: che vuoi che sia? Arrivati a questo punto….

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Mègghje-a-Düje!

Mègghje-a-Düje! inter. = Guai! Non sia mai!

Credo che l’interiezione completa sia: Meglio che Dio ti chiami piuttosto che vederti combinare questa malefatta. Guai a te!

variante per i devori della Vargine: Mègghje-a-la-Madònne!

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Mèh

Mèh intr. = Su

Specialmente ripetuto Mèh, mèh si usa per incitare, esortare, incoraggiare qlcu.

Mèh è usato per consolare, confortare, sollevare, sostenere, aiutare, assecondare, caldeggiare.

Guardate una sola sillaba che cosa riesce a esprimere!

Meh, ‘ngarecànne, ca döpe ce aggióste tutte cöse! = Su non affliggerti, ché dopo si aggiusta tutto!

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Möne

Möne inter. = Dài, su, coraggio.

Möne! esprime esortazione, incitamento, incoraggiamento.

Esprime esortazione, incitamento, incoraggiamento. Indica anche fastidio, insofferenza. impazienza.

Möne, möne, dàmece da fé = Dai, dai, diamoci da fare.

Spesso è preceduto da una “e” rafforzativa:

E möne, làssa sté! = E dài, lascia perdere, non insistere.

E möne finìscele! = E dài, smettila! Detto a qcn. che ci infastidisce ripetendo e insistendo sempre sulla stessa cosa, per farlo smettere.

Papà, e möne, accàttamìlle ‘e bececlètte! = Papà, dai, compremela la bicicletta!

Talora si rafforza anche con l’esortativo mèh. E möne, mèh! = E dai, su!

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Ngarecànne

Ngarecànne inter. = Suvvia

Esprime esortazione, incoraggiamento, sostegno, conforto.

L’etimo è la locuzione: non ti caricare (di proccupazoni), cioè non preoccupare, tanto un rimedio c’è sempre ad ogni avversità.

Meh, ‘ngarecànne, ca döpe ce aggióste tutte cöse! = Su non affliggerti, ché dopo si aggiusta tutto!

I più anziani dicevano anche nen te jènne ‘ngarecànne = Non andare a gravarti, ad addossarti preoccupazioni.

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Nzalvamjinde

Nzalvamjinde inter. = che sia in salvo

Interiezione pronunciata spesso per manifestare il desiderio di mettere in salvo da ogni pericolo il soggetto di cui si teme la sorte. Difatti alla lettera essa significa “in salvamento”.

Mattöje, fìgghje müje, tó mò vattìnne a caste, nzalvamjinde, e nen te facènne vedì fine a quann’jì cré = Matteo, figlio mio, tu ora vattene a casa tua in santa pace, e non ti far vedere fino a domani.

Mò m’arretüre, nzalvamjinde = Ora rincaso, sano e salvo.

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