Allònga-süje!

Allonga-süje int. = Lontano sia!

Interiezione colloquiale, per manifestare all’interlocutore che l’evento negativo che si sta per descrivere, debba restare lontano da chi parla e da chi ascolta.

Quindi allònga corrisponde a lungi, lontano, distante nello spazio o nel tempo.

Scherzosamente quando si parla del carattere burbero di qlcu. Se lu vone a sapì pàtete, allongasüje!(…sai che scenate farebbe!).

Nòneme, allongasüje, enjinde quand’jì = Mia nonna, salvognuno, è niente (non si può descrivere) quant’è (severa)

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Allònghe-da ‘gnüne

Allònghe-da ‘gnüne inter. = Salvognuno, lungi da chicchessia.

Interiezione colloquiale, per manifestare all’interlocutore che l’evento negativo che si stiamo per descrivere, o a cui abbiamo assistito nostro malgrado, debba restare lontano da chi parla e da chi ascolta.

Quindi il allònghe corrisponde a lungi, lontano, distante nello spazio o nel tempo.

Un po’ come ‘Nzjamé, allongasüje, a paröla möje ai chéne, ecc. (Non sia mai, lontano sia, la parola mia – quello che sto per dire – è destinata ai cani non alle persone)

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Ate-ca-càzze

Ate-ca-càzze inter. = Altroché

Si usa volentieri nel manifestare compiacimento per qlco o qlc azione decisamente migliore di una simile, precedente.

Quìste so’ melüne, ate-ca-cazze! = Questi sono meloni (buoni) altroché.

Mamme t’ho fatte assapré i scagghjùzze? Cüme jèvene? – Ate-ca-ccàzze! = Mamma ti ha fatto assaporare i tocchetti di polenta fritta? Come erano ? = Altroché (non c’è paragone con gli altri).

Te pièce accüme sépe suné ‘u vjulüne Mattöje? – Ate-ca-cazze! = Ti piace come Matteo sa suonare (bene) il violino? = Altroché!

Per le orecchie delicate si usa un eufemistico ate-ca-chjacchjere = altro che chiacchiere, storie.

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Bembàtte

Bembàtte escl. = Ben fatto!

Ben fatto è la traduzione letterale, ma non rende il senso vero di questa esclamazione, perché può sembrare un segno di approvazione e di ammirazione.

Essa invece deve significare un rimbrotto, specie se qlcn ha agito come un mupacchiöne e magari dall’impresa avventata in cui si era lanciato ne è uscito malconcio o ferito.

Insomma, vale come un solenne: “ben ti sta, così impari a comportarti da spericolato!”

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Buzzaràrete

Buzzaràrete inter. = Vergognati, hai fatto una cosa indegna, sei un imbroglione, ecc.

Il lettore Enzo mi suggerisce quanto segue:

“Forse deriva da buggerare, che è dall’it. antico buggera = inganno, imbroglio, errore.
All’origine significava eresia (difatti deriva da bulgari che erano appunto eretici), magari costruito sulla forma di bugiardo.
Credo che possa anche derivare dall’espressione “possa arderti” che non è poi distante da “eresia”.

In ogni caso l’interiezione è quasi del tutto in disuso, perché si ricorre, quando è il caso, al più rapido frèchete

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Cjissó

Cjissó inter.= Gesù!

È lo sfogo spazientito di chi non ne può più.

Sarebbe a dire: Gesù, guarda che mi tocca sopportare!

Cjissó, c’jì fàtte mezzanòtte e ‘sti fetjinde stànne angöre a fé ammujüne! = Gesù, si è fatto mezzanotte e questi mascalzoni stanno ancora a fare baccano!

Se la pazienza stava per cedere il passo alla collera, il poveretto richiedeva anche l’aiuto di Maria:

Cjissó, Marüje, ma quìste hanne pèrse ‘a fàcce! = Gesù, Maria, ma questi hanno perso il senso della misura!

Quando mio padre, su mia sollecitazione di bimbetto, mi spiegò che Cjissó significava Gesù, io mi meravigliai parecchio, perché sapevo che si diceva Gése Crìste.

Misteri linguistici.

Vorrei azzardare una spiegazione.

In chiesa la Messa in latino nominava sovente Jesus. “In illo tempore dixit Jesus…”
Siccome in dialetto le parole che contenevano il dittongo ie o je si dicevano ji, ossia con una i lunga (fjine/fieno, cjile/cielo, Ciumariello/Ciumarjille, ‘njinde/niente, ecc) Jesus divenne Gjisó e da qui, specie se uno era un po’ incazzato, sonorizzava la ‘g’ in ‘c’ e raddoppiava la ‘s’, si è giunti a Cjissó.

Plausibile? Chissà.

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