Stagghjéte
Stagghjéte agg. = Non tagliente
Oggetti che non tagliano più tanto bene,e che occorre affidarli all’arrotino (mulafùrce) per il ripristino dell’affilatura.
Stagghjéte agg. = Non tagliente
Oggetti che non tagliano più tanto bene,e che occorre affidarli all’arrotino (mulafùrce) per il ripristino dell’affilatura.
Stangachiàzze agg. = Sfaticato
Persona molto pigra a cui piace vivere evitando il più possibile ogni sforzo e lavoro. Si stanca addirittura a passeggiare il piazza.
Steffüse agg. = borioso, fanatico, tronfio.
La lingua italiana ci offre come sinonimi una caterva di aggettivi: arrogante, immodesto, presuntuoso, superbo, tronfio, fanatico, gonfio, spocchioso, supponente, saccente, vanaglorioso, vanitoso, burbanzoso, orgoglioso, pretenzioso, sentenzioso, altero, altezzoso, sdegnoso, sprezzante, superiore, tracotante.
A noi Manfredoniani basta una sola parola per liquidare questo soggetto antipatico: steffüse, nel senso che lui ci ha stufato, che il suo atteggiamento ci procura un senso di disgusto. Come dire:stomachevole.
Ovviamente esiste il suo corrispondente al femminile: stefföse
Stracquatöre agg. e s.m. = Tregua
Termine tipico della marineria locale.
Indica, nella stagione invernale, l’apparire di una sola giornata di sereno dopo una serie di giornate di maltempo.
Come per dire che la cattiva stagione si fosse stancata (stracquéte) di imperversare ed ha voluto regalato una giornata di tregua prima di riprendere le avversità.
Approfittando delle condizioni meteorologiche favorevoli i pescatori cercavano di ‘rubare’ una giornata i lavoro con una rapida battuta di pesca.
“Jògge jì stracquatöre, abbjàmece!” = Oggi è (il tempo ci dà una giornata di) tregua, avviamoci!
Strainüne agg. = Strisciante.
Tipico il detto: Rengràzzjie alla Madonne! Ha’ da jì a Sepònde p’a lengua strainüne pe ‘ndèrre! = Hai passato un grave pericolo, l’hai scampata per miracolo! Ringrazia la Madonna e per fare questo comportati come certi penitenti medievali, che entravano in Chiesa e trascinavano la lingua sul pavimento dall’ingresso fino ai piedi dell’Altare maggiore.
Spesso per l’attrito la lingua sanguinava, ma il fastto era sopportato per pemitenza.
Simile: jì alla scàveze a Seponde = andare scalzi alla Basilica di S.Maria Maggiore di Siponto in segno di devozione per scampato pericolo. Anche questa è una pratica devozionale risalente al Medio Evo.
Streméte agg e s.m. = Sfinito, unto
1) Streméte agg = Stanco, sfinito, sfibrato, sfiancato, ecc.
2) Streméte s.m. = Persona che ha ricevuto il Sacramento dell’Estrema Unzione.
Dopo il Concilio Vaticano II del 1983 questo Sacramento è stato denominato “Olio degli infermi”.
Il Concilio, oltre a cambiarne la denominazione, ha stabilito che è lecito somministrarla anche più volte se il soggetto, fortunatamente per lui, dopo l’Unzione sacra, se la cava e rimane ancora in ‘questa valle di lacrime’.
Ecco perché si diceva stremé: dare l’Estrema Unzione, perché era l’ultima Azione svolta a favore di una persona ancora in vita.
Quindi la persona scampata veniva etichettata come streméte= che ha già ricevuto l’Unzione estrema.
Come accadeva spesso, il popolino non acculturato ha mischiato il sacro e la superstizione. Ragion per cui lo streméte, essendo stato a un passo dalla morte, ha acquisito poteri particolari: guai se si metteva a sendenzjé e guai a colui che si buscava una sua sendènze!
Queste cose adesso fanno un po’ sorridere…