Scugnéte

Scugnéte agg. = Spuntato.

Riferito agli attrezzi agricoli (zapponi, vomeri) che hanno perso il taglio.

Più specificatamente al pennino metallico spuntato delle penne antiche per effetto di una caduta.

Etimo probabile simile a “spuntare” = ex-punctare, così anche si ricorre a ex negativo su cugne, cuneo

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Sculacchjéte

Sculacchjéte agg. = Squarciato, dal culo rotto.

1) Dicesi di frutto di ficodindia staccato maldestramente dalla pianta, con lacerazione della buccia sul fondello. Anche i fioroni o i fichi sono sculacchjéte quando presentano spaccature sul fondo perché troppo maturi. Sono ugualmente detti sculacchjéte, se presentano una lacerazione dalla parte del picciuolo. Bisogna consumarli in breve tempo altrimenti si inacidiscono.

2) Si proclama qlcn che ha una fortuna sfacciata al gioco. Ha un “culo”, in senso di buona sorte, così grande che si è aperto come quello dei fioroni troppo maturi. Ora si dice simpaticamente ‘una botta di culo’ per indicare un colpo di fortuna. Che in verità non guasta mai!

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Sdangagliöne

Sdangagliöne agg. = Colosso

Dicesi di persona di grande mole e statura, alta e robusta. In italiano si difinisce un “Marcantonio”.

Si può usare anche al femminile.

Come termine di paragone, l’italiano cita talora un armadio: Quel giovanottone è grande come un armadio.

Invece i nostri nonni facevano riferimento alla stanga del carretto, robusta e lunga. Il leone simboleggia da sempre la forza.

Alla lettera stanga-leone

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Sderlufféte

Sderlufféte agg. = Malconcio

Malridotto. Persona che cammina strascicandosi, per deformazione scheletrica, per la sciatica o… per i postumi di una bastonatura.

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Semblecöne

Semblecöne s.m. e agg. = Sempliciotto.

Persona con atteggiamenti ingenui, poco accorta, talora indisponenti.

Appare nei momenti più impensati con una battuta fuori luogo o con pretese inaccettabili.

D’addjì ca vöne ‘stu semblecöne? = Da dove viene questo personaggio strano?

Assemègghje proprje a ‘nu semblecöne = Sembra proprio un fessacchiotto.

Viene usato anche per definire uno spilungone dinoccolato.

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Sepundüne

Sepundüne agg. n.p.= Sipontina

Come aggettivo significa chiaramente: che provenie da Siponto, che appartiene al territorio di Siponto, che è nativo/a di Siponto.

L’aggettivo sostantivato diviene nome proprio di persona (scusate se ripasso un po’ di grammatica) Sipontino e ancor di più Sipontina. È un nome molto familiare per noi Manfredoniani. Forse in questi ultimi decenni un po’ di meno, sostituito con i nomi in voga nei vari anni: Flora, Patrizia, Francesca, Chiara, Alessia, ecc.

La Sipontina per antonomasia è la splendida statua lignea della Vergine seduta sul trono, ad altezza intera, con il Bambino poggiato sulle sue ginocchia, ricavato da un unico tronco d’albero, risalente al secolo XI la bellezza di mille anni fa!

Il simulacro di questra Madonna è amatissimo da tutti i Manfredoniani. Nella cripta della Basilica di S-Maria Maggiore di Siponto ora campeggia una foto a grandezza naturale.

La Sipontina è ritenuta la più antica statua lignea di Maria fra quelle esistenti in Puglia.

Alcune leggende sulla Sipontina ci sono state tramandate di generazione in generazione.
Una di queste racconta del suo trafugamento da parte dei Turchi nel notissimo saccheggio del 1620. La statua, durante l’allontanamento da Manfredonia su una delle galee degli islamici, vomitò proprio come accade alle persone che soffrono di mal di mare. I Turchi per lo spavento la gettarono in mare. La statua, galleggiando, fu prodigiosamente sospinta del mare fin sulla riva di Siponto. Fu rinvenuta da alcuni pescatori e venne riposta nella sua abituale cripta. Qui è stata conservata fino al 1970: fu poi trasferita in Cattedrale per evitare un nuovo trafugamento da parte dei ladri d’opere d’arte su commissione, come è avvenuto per la Madonna di Pulsano nel 1966.

È detta anche “Madonna dagli occhi sbarrati”. Gli occhi sbarrati di Maria sono dovuti, secondo la credenza popolare, all’orrore di quello che hanno “visto” nei pressi della sua dimora di Siponto: un esecrabile episodio di stupro.

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