Mbrugghjapùrche

Mbrugghjapùrche agg. e s.m. = Imbroglione

Che imbroglia, che raggira. Lestofante di bassa lega, dotato di scarsa furbizia. Insomma che non è capace nemmeno a portare a termine le sue azioni di raggiro.

‘U canósce chi ca jì códdu ‘mbrugghjapùrche? = Lo conosci chi è quel lestofante?

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Meşküne

Meşküne agg., s.m., sopr. = Meschino

Una deformazione del titolo del famoso romanzo popolare Guerin Meschino.

Era il nomignolo del titolare di un’altra nota cantina (oltre alle già citate cantine di Ciumarjille, Nzaléte, Menjille e Pachjireche).

Ricordo La targa di latta dipinta di verde incernierata ad un’asta di ferro come uno stendardo che il vento faceva cigolare, con le fatidiche lettere V.D.V. Qualche altro vinaio faceva dipingere sul solito campo verde dell’insegna anche un Pulcinella a figura intera.

Avevo cominciato la prima elementare, e non riuscivo a capire che caspita volessero dire, e sopratutto come accidenti si dovessero leggere quelle fatidiche tre lettere vdv (udu, udv?).

Le lettere di “Cinema Pesante”, “Farmacia Murgo”, “Foto-ottica”, le leggevo bene. Ma quell’accidente di trittico VDV non mi lasciava riposare.

Mi ha svelato il mistero mio padre, cui finalmente decisi di rivolgermi. Significava semplicemente VENDITA DI VINO.

Fate una ricerca per vedere se a Manfredonia esistono ancora qeste insegne. Forse non esistono più nemmeno le cantine: ora beviamo tutti il vino già imbottigliato dalle Cantine Sociali…

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Mezzafèmene

Mezzafèmene agg. e s.f. = Effeminato

Che ha aspetto o atteggiamenti poco virili; soggetto eccessivamente curato e lezioso. Non è detto che costui sia pederasta o gay.

Può succedere che commessi di biancheria femminile o parrucchieri per signora, a furia di contattare una clientela formata da sole donne, imitino inconsciamente i loro atteggiamenti, il loro modo di parlare e i loro discorsi.

Alla lettera significa “metà donna”: ho sentito dire anche mezza-figghjöle = mezza figliola.

‘U vüte accüme ce vèste? Assemègghje a ‘na mèzza-fegghjöle = Lo vedi come si veste? Sembra un effeminato.

Alcune di queste persone possediedono un notevolissimo senso estetico: altrove diventavano ballerini o stilisti (Schubert, il primo stilista italiano, Nureyev, Armani, Valentino, Versace, ecc.) Da noi erano chiamati ad addobbare, dietro modesto compenso, le vetrine di qlc negozio alla moda, o a sistemare il corredo della sposa in esposizione prima della ‘consegna‘, incombenze che eseguivano con un gusto veramente ammirevole.

Ripeto, non è detto che queste persone siano omosessuali. È l’atteggiamento che li ‘condannava’ nel secolo scorso.

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Móccappüse

Móccappüse agg. = Moccioso

Si riferisce ai bambini con il mocio al naso.

Diventa offensivo se l’epiteto è rivolto a un giovane adulto, per indicare che si comporta come un moccioso.

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Nammechéte

Nammechéte agg. e s.m. = Empio

Ammesso anche ‘nnammechéte e ‘namechéte.

Chi o che non rispetta le cose sacre, sacrilego.
Per estensione: irriverente verso istituzioni e tradizioni consolidate.

Credo che alla lettera significhi: “che è inimicato” (con Dio o con il Codice penale), parola dotta sfuggita a un prete sul comportamento scellerato di qlc farabutto.

Ne lu dànne avedènze a códdu nammechéte! = Non gli dare retta a quell’infame.

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Ndersüse

Ndersüse agg. = Presuntuoso

Pieno di boria e presunzione.

Alla lettera significa: pieno di torsoli, che ha il sapore ed è indigesto come i torsoli di cavolo.

Il soggetto ‘ndersüse nutre eccessiva e infondata fiducia nelle proprie doti, risorse o capacità.

Per questo ritiene anche, ‘u crétüne, di non dar confidenza a nessuno, perché tutti gli altri sono ritenuti indegni di stare al suo confronto.

Insomma un tipo intrattabile, un torsolo di cavolo. O meglio ‘na chépe de… cavolfiöre

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