Ate

Ate agg.indef. = Altro

Di solito la desinenza di ate si accorda a un immaginario articolo determinativo:

l’atu spècchje = l’altro (lo) specchio
l’ata söre = l’altra (la) sera
l’ati chjùve = gli altri (i) chiodi
‘n’ ate-e-jüne = un altro (in aggiunta ai precedenti)
ate ca chiàcchjere = altroché

Diverso, differente da persona o cosa già indicata:

Jì venüte ajìre e po’ jì venüte n’ata volte = E’ venuto ieri e poi è venuto un’altra volta.

Nuovo, seguente, ulteriore rispetto al primo, al precedente:

damme n’atu cafè = dammii un altro caffé.

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N’ate-e-jüne

N’ate-e-jüne agg.indef. = Altro

Diverso, differente da persona o cosa già indicata: Döpe de jìsse jì arrevéte ‘n’ate-e-jüne = Dopo di lui è arrivato un altro.

Nuovo, seguente, ulteriore rispetto al primo, al precedente: Te so’ piacjüte ‘i pezzarèlle? Pìgghje ‘n’ate-e-jüne! = Ti sono piaciuti i dolcetti secchi? Prendine un altro!

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Pe-d-üne

Pe-d-üne agg. = Per ognuno, per ciascuno

Aggettivo indefinito convalore distributivo.

Dovrebbe essere pe jüne = per uno. Ma la tradizione inserisce una -d- eufonica fra le due voci: pe-d-üne.

Un po’ come fanno anche i Francesi che usano una -t- eufonica [ad esempio: forma affermativa il reste = egli resta; forma interrogativa reste-t-il? = resta lui?]. Ecco perché ho usato la grafia con la -d- com’è nella nostra parlata.

Mi viene in mente una bellissima canzone francese di Charles Trenet risalente al 1958:

“Que reste-t-il de nôtre amour?
que reste-t-il de ces beaux jours?
Une photo, vieille photo de ma jeunesse”

[Che rimane del nostro amore? Che cosa resta di quei bei giorni? Una fotografia, una vecchia foto della mia giovinezza]

Scusate il sentimentalismo personale de ma jeunesse…M’è scappato!

Ammetto anche la forma scritta pedüne, per pura comodità, tanto si legge allo stesso modo… Non mi sembra il caso di essere puristi integralisti.

Amme cugghiüte i mènele e àmme fatte tanda pedüne = Abbiamo raccolto le mandorle e abbiamo diviso tanto per ciascuno.

Fatjéme ‘nzimbre e pò facjüme tanda pedüne = Lavoriamo insieme e poi dividiamo (il compenso) tanto ciascuno

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Tutte-cöse

Tutte-cöse agg.indef. = Tutto, ogni cosa

Ogni cosa, indistintamente, nessuna esclusa.

Ovviamente su “cosa” c’è da scrivere un libro appositamente per le numerose sfaccettature che ha il termine sia in dialetto, sia in lingua.

Quanne vjine a chése pùrte tutte-cöse pe féje i scavetatjille = Quando vieni a casa (mia) porta tutto l’occorrente per fare i biscotti al finocchietto.

Nen m’ò dìtte tutte-cöse = Non mi ha detto tutto.

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Tutte-quànde

Tutte-quànde agg.indef. = Tutti indistintamente.

Se riferito a un oggetto indica un’intera quantità.

M’agghje mangéte tutte-quande ‘u geléte= Ho mangiato tutto il gelato.

Se riferito a persone indica tutti indistintamente.

So’ venüte tutte-quande i cumbàgne a truàreme au sputéle= Sono venuti tutti gli amici a farmi visita in ospedale.

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