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Sempre all’Ajinomoto lavorava anche un noto e famoso cacciatore locale che qualcuno, per sminuirlo, precisava che “vé a taragnöle”, non conosco la differenza e non mi pronuncio.
Una notte, si era nel periodo del passaggio notturno di selvaggina migratoria, accampando un bisogno fisiologico, si allontanò dal posto di lavoro e tardò a rientrare.
Per sua sfortuna quella sera, causa insonnia, uno degli assistenti o consulenti giapponesi andò in fabbrica, si accorse dell’assenza e dopo un po’ volle indagare. Di notte al buio si inoltrò in una zona periferica accompagnato dal vice capo reparto italiano. Per colmo di sfortuna, il giapponese era anche un esperto uccellatore, nel senso che, nel tempo libero, catturava uccelli per allevarli e allietare la propria casa e quelle degli amici.
I compagni videro e capirono, ed un paio cercarono di andare ad avvertire il collega. Arrivati nella zona presunta, incominciarono a sentire strani versi di uccelli provenienti da un punto e simile risposta da un altro punto. Si separarono e proseguirono attirati dai versi.
Uno dei due vide una specie di lampo, tipo flash di fotografo, ma attutito. Arrivato vicino scorse, in un bidone vuoto, uno specchietto per le allodole e dietro il bidone c’era l’amico cacciatore, accovacciato e con una piccola lampadina a pile, che lanciava il suo richiamo.
“”A chi t’e murte! Che vé facènne! Se te tröve ‘u giappönese ‘a fenüte di frischjé a ‘i vucille!””
“”Aspì, proprie mo’ ca ce sté avvicinanno na’ folaghe! A sjinte quann’ìj vicjüne!””
E infatti si avvicinarono il giapponese, il vice capo reparto e l’altro collega!
Mio padre mi raccontava che le allodole di notte, come le seppie alle lampare, restano incantate dalla luce artificiale.
Una volta i cacciatori di allodole, senza fucile, camminavano di notte per i campi con una lanterna a petrolio cieca, ossia con una sola parete trasparente.
Il povero uccelletto si bloccava al suolo a causa dalla luce del lume.
Il primo cacciatore, quello con il lume gli pestava la testa come fosse uno scarafaggio e il secondo cacciatore che lo affiancava lo raccoglieva per riempire il carniere fino all’alba.
Una orrenda carneficina di taragnöle per una scarsa quantità di cibo raccattato dopo una notte di fatica.
Bellissimi aneddoti.
Grazie a tutti e due