Sté ai schéle de Taresüne

Sté ai schéle de Taresüne loc.id. = Mendicare

Alla lettera significa: Stazionare sui gradini di Teresina.

La traduzione non significa nulla se non si conosce l’origine della locuzione.

In tempi di miseria, una donna di nome Teresina, ogni giorno si piazzava sui gradini della Chiesa di Santa Chiara, accattonando qualche centesimo dai fedeli che vi si recavano per le Funzioni, allo scopo di sfamare i suoi figli.

Era così abituale vedere questa Teresina su quella scalinata, che anche dopo la sua scomparsa il luogo ha continuato ad avere il suo nome.

Insomma quando una persona “sta alle scale di Teresina” significa che se la passa malissimo, che è in uno stato di estrema indigenza.

Se nen ce stéme attjinde, jéme a fenèsce tutte quande ai schéle de Taresüne! = Se non stiamo attenti (con le spese domestiche o aziendali) andremo a finire tutti a chiedere l’elemosina!

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7 commenti

  1. Lino Brunetti 20 maggio, 2009 9:07 pm

    Io ricordo una donnetta discreta e minuta seduta in corso Manfredi, sulla piazza del Popolo, sulle due scale del portoncino di fianco al negozio di giocattoli di Starace.
    D’inverno e d’estate aveva le mani fasciate e non guardava mai in viso le persone che passavano.
    C’erano un buon numero di abituali frequentatori della piazza e del vicino bar centrale che, non appena arrivavano in piazza, andavano a dare qualche moneta alla donna.
    Realizzai che non c’era più quando sentii raccontare la favoletta che, di notte, qualcuno ne aveva visto il fantasma seduto al solito posto.
    Forse, in altri tempi, frequentava anche la scalinata di Santa Chiara che, a memoria mia, ho visto sempre chiusa fino al pochi anni fa.

  2. Apple 20 maggio, 2009 10:53 pm

    Fantastico!
    glielo diciamo al papi che l’Italia è ormai ridotta” ai schéle de Taresüne ”
    :D

  3. Tonino 21 maggio, 2009 6:38 am

    Collocare con esattezza l’epoca in cui la Teresina in questione svolgeva la sua attività di questuante è difficile, e si perde nella notte dei tempi.

    La locuzione ci è stata tramandata di generazione in generazione. Tant’è che io l’ho sentita da mio padre, classe 1901, e chissà a quale tempo risale la storia.

    Grazie Lino, sei sempre e comunque molto attento. ;-)

    Apple, tu guardi il bicchiere mezzo vuoto e non non gioisci per quello mezzo pieno! Tuo papi è forse un disfattista?
    Le scale di Teresina non esistono! Diglielo a… (autocensura = niente politica in questo sito!)

  4. Tonino 22 maggio, 2009 6:35 am

    Questo Detto manfredoniano è in sintonia con quello dei capperi

  5. Sfasciakömò 25 luglio, 2009 5:08 pm

    Raccontava un mio professore (un secolo fa, letteralmente…)che prima chi cercava lavoro come bracciante, nei cantieri come nelle campagne, usasse stazionare davanti “i schéle de Taresüne” (che a detta sua sono quelle del portoncino in piazza del popolo, di fianco a quello che un tempo era Starace Giocattoli), aspettando che passassero i vari caporali per scegliere i lavoranti..
    Potrebbe anche darsi che si intendesse (a posteriori) come una sorta di “camené ‘a chjazze“.

  6. Tonino 25 luglio, 2009 10:35 pm

    Allora è plausibile: stare ai schéle de Taresüne significa mettersi in fila in attesa di essere presi a giornata dal “caporale”, per guadagnare un minimo per sostenere la famiglia, altimenti c’è miseria nera.

    Bravo Sfasciachemò (ho cambiato un po’ l’ortografia del tuo nickname, che corrisponde al notissimo soprannome già citato). Grazie per il contributo.

  7. [...] si dibatte in una situazione drammatrica (da scale di Teresina), suo malgrado. Condividi [...]

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