Şkattjille
Şkattjille s.m. = Schiocco
Era un gioco infantile poverissimo che si svolgeva a coppie.
Si raccoglieva del fango, possibilmente argilloso, dopo una pioggia e si facevano due parti rigorosamente uguali per i due contendenti.
Con esso ognuno dei due plasmava una piccola tazza e alternativamente la sbatteva sul marciapiede con i bordi in giù: l’aria inglobata, per l’urto, faceva “sculacchiare” il fondo con un piccolo botto “pah!”(’u şkattille).
L’avversario allora doveva togliere un pezzo del suo impasto, fare una pezza, e chiudere la lacerazione provocata dallo schiatto. Vinceva chi faceva i buchi più grossi al proprio manufatto in modo da costringere il contendende a ridurre sempre più il suo.
Se l’impasto si asciugava…beh, una sputacchiata o due ogni tanto lo ammorbidiva convenientemete.
Immaginate le condizioni igieniche: fango raccolto dalle strade, battute da galline, asini, pecore e capre. Gli sputi erano la parte meno inquinante del cocktail della nostra “plastilina”.
Meno male che noi monelli di strada all’epoca avevamo gli anticorpi congeniti nel nostro DNA, altrimenti non staremmo qui a raccontare come si giocava allo şkattjille.