Scundé a macenatüre

Scundé a macenatüre loc.id. = Defalcare

Il significato letterale è: defalcare, ridurre un debito mediante prestazioni di servizi.

Il mugnaio dice al proprietario terriero che gli porta il frumento alla molitura: lascia un quintale di grano per me e io defalco il suo costo dal costo della macinatura.

Poi, per estensione, si è usata la locuzione anche in altri campi e in altre circostanze.

Ossia ripagare un bene mediante la cessione di un altro bene o la prestazione di servizi.

Ad esempio, mediante: la potatura di un uliveto, la zappatura di un orto, il trasporto di un carico di grano dalla campagna al paese. Insomma il contrario di quello che accade ora: prima il servizio e poi il pagamento del corrispettivo.

Invece per i bisogni della famiglia in epoca di vera crisi, si chiedeva al ‘padrone’ un bidone di olio, o un sacco di frumento, o un’anticipo in denaro, da defalcare successivamente con il controvalore di futura prestazione di servizi.

Ma la prestazione richiesta, e purtroppo accettata a causa della miseria, era di carattere sessuale. Una vera vessazione sulla miseria altrui.

È una storia odiosa, fortunatamente non più attuata ai nostri giorni (spero!).

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1 commento

  1. Lino Brunetti 21 marzo, 2009 5:08 pm

    Per estensione, fu anche la proposta che fece il macellaio all’Avvocato. All’epoca, al principio del secolo scorso, i macellai tenevano il “pezzo” dell’animale macellato appeso al gancio e ben visibile dalla strada. Passò un cane e dette un bel morso alla carne appesa. Il macellaio riconobbe il cane, di proprietà di un noto Avvocato, tagliò intorno ai segni del morso un bel pezzo di carne e, avvoltolo in un panno, si recò dall’avvocato. Attese il suo turno ed entrò nello Studio lasciando nella sala di attesa l’involucro. Raccontò l’accaduto, senza dire che aveva riconosciuto il cane, e chiese come dovesse comportarsi.
    “Per prima cosa scoprire il padrone del cane, tagliare il pezzo di carne morsicata e portarla al padrone facendosi pagare il corrispettivo!” fu il consiglio dell’avvocato.
    Tosto il furbo macellaio uscì nel salottino, prese l’involucro e lo mostrò all’avvocato dicendo: “Il cane era il vostro, questa è il pezzo di carne, sono due chili, quindi mi dovete dare 5 lire!”.
    Senza scomporsi l’avvocato mise mani al portafogli e pagò la carne. Il macellaio ringraziò e stava andando via, ma l’avvocato lo richiamò e chiese: “E il mio consiglio? Non lo vuoi pagare? Mi devi dare 10 lire!”
    Il macellaio rimase di sasso, poi rese le cinque lire e disse “Queste tenetele come acconto, il resto, siccome non li ho con me, vuol dire che le sconteremo in natura con la carne del mio negozio!” appunto, scundé a macenatüre.

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