Sciasciòsce
Sciasciòsce s.f. = Prozia
Indica la sorella del nonno o della nonna che, nelle famiglie patriarcali di una volta, rimasta zitella o vedova senza figli, veniva accolta in casa di un/una nipote.
Quindi era una zia per i genitori e una prozia per i figli.
La brava donna non voleva sembrare un sovrappeso e perciò si rendeva utile all’andamento della casa, offrendosi di stirare o di badare alla cucina o ai nipotini.
Quasi sempre era una figura positiva. Dolce e simpatica, prudente e riservata, poche parole e molti fatti. Soprattutto non interferiva mai nei fatti dei coniugi che la ospitavano.
Non esiste il termine corrispondente al maschile.
Con questa parola c’era un gioco di parole, quasi uno scioglilingua che diceva così:
Sciasciò, a scìtte o a scètte a sciòtte?
Nelle famiglie di una volta, quelle con dieci o quindici figli, c’era una grande differenza d’età tra il primogenito e gli ultimi nati, non solo, se la mamma era quasi sempre incinta, le sorelle prime nate erano quelle che si occupavano della casa e dei fratellini.
Se il primo nato era una femmina, questa era una seconda mamma per tutti e, per rispetto, veniva chiamata sciasciòsce. Spesso capitava che, per rendersi utile e gestire la casa, sciasciòsce rimaneva zitella e continuava ad essere rispettata ed amata anche dai nipoti che continuavano a chiamarla sciasciòsce.
Giustamente, come è riportato alla voce tatòcce, il primogenito maschile era così chiamato.